lunedì 16 ottobre 2017

Il mio pane toscano

Il pane, l'alimento base di cui ogni cultura ha la sua tradizione, oggi è il protagonista.
Ormai da tanti anni, il 16 ottobre è la giornata mondiale del pane.
Il Calendario del Cibo Italiano non poteva mancare ad un appuntamento così importane e così oggi la giornata è dedicata a questo cibo ancestrale che non è solo farina, acqua e lievito, ma è nutrimento, vita, tradizione e cultura per molti popoli, fin dall'antichità.
Oggi, quindi, sulla pagina del Calendario troverete un collage di ricette che celebrano i pani tradizionali di cui l'Italia è fortunatamente ricca. Troverete pani conosciuti a livello nazionale e altri legati a produzioni di nicchia.

Calendario del cibo italiano

Da appassionata di farina & co. non potevo non partecipare a questa giornata e come fiorentina non potevo non proporre un pane toscano a lievitazione naturale.

La caratteristica principale del pane toscano è essere sciocco, cioè completamente senza sale. Gli unici ingredienti utilizzati sono farina, acqua e lievito naturale.
Si trova in formati ovoidali o rettangolari, di un'altezza che varia tra i 5 e i 10 cm, in pezzature da 500 grammi oppure un chilo. Ha una crosta croccante e friabile, dorata, ed una alveolatura irregolare.

Pane toscano a lievitazione naturale

Nel 2004 si è costituito il Consorzio di Promozione e Tutela del Pane Toscano a Lievitazione Naturale, che diffonde la cultura ed il patrimonio enogastronomico di questo pane, garantendo un disciplinare codificato che rispetta la ricetta 'originaria'.
Da marzo 2016 il pane toscano ha assunto la prestigiosa denominazione di origine protetta (DOP).

La storia e la cultura del pane in Toscana affondano le proprie radici in profondità. Perfino al tempo degli antichi romani, si sono trovati documenti che testimoniano l'importanza del frumento e del pane toscani per la produzione dell'epoca.

E nel corso dei secoli, il pane toscano a lievitazione naturale è rimasto uguale a se stesso: il pane di oggi ha la stessa forma, la crosta dorata e la mollica compatta che ritroviamo nelle miniature Trecentesche che illustrano le novelle del Boccaccio.

Il pane toscano DOP prevede l'utilizzo di grani di produzione toscana con poca percentuale di glutine e con la presenza integrale del germe di grano, ricco di sostanze nutritive, ma che è quasi totalmente assente nelle farine raffinate perché essendo di natura oleosa, esporrebbe al rischio di irrancidimento.
L'uso del lievito naturale, o pasta acida, consente inoltre una maggiore durabilità del pane e una sua migliore digeribilità rispetto a quello prodotto con il lievito di birra.

Ma perché in Toscana il pane è sciocco?
Ci sono diverse leggende al proposito.
La prima narra che le eterne lotte tra Pisani e Fiorentini, dovute principalmente al fatto che i primi godevano di un accesso privilegiato al mare che i secondi potevano solo agognare, portarono intorno al 1100 i pisani alla decisione di interrompere il commercio del sale con Firenze, nella speranza di una resa.
I Fiorentini però, piuttosto che arrendersi ai nemici Pisani, preferirono adattarsi alla situazione e in mancanza del sale, iniziarono a preparare il pane senza!

La seconda leggenda, che sembra più verosimile, è legata invece all'elevato costo del sale, che era soggetto a tasse molto elevate nel periodo medievale. Questo costrinse molti fiorentini a farne a meno, e quindi a smettere di utilizzarlo anche nella produzione del pane.

Ma molto più probabilmente l'origine della mancanza di sale nell'impasto è da ricondurre al fatto che la Toscana ha una grande tradizione di salumi e di pietanze dal sapore robusto, a cui un pane senza sale si abbina a meraviglia e con cui la scarpetta è d'obbligo.


Pane toscano a lievitazione naturale


Pane toscano a lievitazione naturale

Biga
50 g di pasta madre
150 g di farina
75 g di acqua

Impasto
la biga
450 g di farina
280 g di acqua

Prepara il primo impasto, detto biga, sciogliendo la pasta madre in 75 g di acqua. Aggiungi la farina e impasta gli ingredienti fino ad ottenere un panetto omogeneo.
Avvolgilo a palla e lascialo lievitare per circa 6-8 ore in una ciotola coperta con pellicola, oppure in un contenitore con coperchio.

Trascorso questo tempo, spezzetta la biga e scioglila nella restante acqua, aggiungendo via via tutta la farina indicata. Impasta fino ad ottenere un panetto morbido e liscio.
Avvolgilo a palla e lascialo lievitare un paio di ore in un cesto spolverato di farina.
Poi, forma il pane stendendolo leggermente con i palmi delle mani deve rimanere comunqe alto 5 cm circa, e poi avvolgilo, tirando leggermente l'estremità più lontana verso l'esterno e ripiegandola verso di te, proseguendo poi fino ad avvolgerlo tutto.
Ripiega le estremità destra e sinistra sotto il pane, in modo da avere una forma ovoidale.
Lascia lievitare un'altra ora, poi infornalo (preferibilmente su una pietra refrattaria) per 10 minuti a 220°C. Al momento di aprire lo sportello, rovescia in una teglia posta sulla base del forno 5 o 6 ghiaccioli, che si trasformeranno in vapore, aiutando la crescita del pane. Abbassa poi la temperatura a 200°C e prosegui la cottura per altri 50 minuti, aprendo leggermente lo sportello del forno negli ultimi 10 minuti.

Fallo raffreddare su una griglia e aspetta il giorno dopo per assaggiarlo: il riposo lo rende ancora più profumato.
Se conservato in un sacchetto di carta, in un ambiente asciutto, può arrivare a durare fino ad una settimana.

Pane toscano a lievitazione naturale

Anche il Calendario del Cibo Italiano si unisce con entusiasmo alla grande raccolta panosa che Zorra organizza ogni anno in occasione del World Bread Day per celebrare il più semplice ma nel contempo più popolare cibo che abbraccia ed unisce tutto il mondo nel suo inconfondibile e fragrante profumo.


mercoledì 27 settembre 2017

La mia pasta alla gricia per il club del 27

Arriva settembre, finisce l'estate, e ricomincia l'MTC e con lui pure l'appuntamento con il Club del 27, che sul filo conduttore della sfida del mese, riporta alle luci della ribalta piatti che sono stati presentati nel passato.
Questa volta, si parla di pasta in tutte le sue più caratteristiche declinazioni italiche, così come erano state sviluppate nel tema del mese della sfida MTC 48 (e pensare che ora siamo alla 67)!

Se ne avete voglia, il consiglio è di provare a seguire qualche ricetta tra quelle che oggi invaderanno questi luoghi, che sono comodamente raccolte tutte su questa pagina!


pastaebasta


In casa profumodimamma, qualche domenica fa, a pranzo è stata servita una novità: la pasta alla gricia, una sorta di cacio e pepe, che trae origine probabilmente dalla tradizione dei pastori che si recavano a pascolare le pecore sui monti dell'Abruzzo, e che aggiungevano al piatto del grasso di maiale per renderlo più adatto ai climi freddi.

E' una pasta semplicissima, da rifare nel periodo invernale quando le calorie dovranno aiutare anche noi ad affrontare il freddo, quello che a luglio quest'anno è stato un lontano miraggio.

Pasta alla gricia

Pasta alla gricia (di Patrizia Greco)
per 4 persone

350 g di spaghetti
2 fette di guanciale tagliato a dadini
100 g di pecorino romano grattugiato
sale
pepe in grani

Mettete a bollire in una pentola l'acqua per la pasta, leggermente salata.
Nel frattempo:
- in un mortaio pestate una manciata di pepe in grani, unite il pecorino e mescolate.
- in una padella appena riscaldata mettete a cuocere la dadolata di guanciale senza aggiungere nient'altro, il grasso del guanciale dopo un paio di minuti comincerà a sciogliersi. Lasciatelo sul fuoco basso per massimo di 5/8 minuti.

Buttate la pasta nell'acqua a bollore e cuocetela al dente, non scolando gli spaghetti, ma tirandoli su con una pinza e mettendoli direttamente nella padella con il guanciale, per non perdere l'acqua della cottura. Fateli saltare un po' in padella, unite il pepe miscelato con il pecorino e miscelate il tutto con un po' di acqua di cottura della pasta, in modo da mantecare la pasta e farla insaporire.

 Fagiolino all'opera

domenica 24 settembre 2017

Fusilli bucati e seppie inzimino

Ricominciare, quest'anno è stata dura.
Il rientro dalle ferie, che godiamo sempre dopo che gli altri se le sono già fatte, è stato faticoso.
Ed è stata incredibile la velocità con cui si sono volatilizzati i benefici ottenuti da due settimane su isolette disperse nel blu del mar Egeo. E non parlo solo dell'abbronzatura.
E così, nel turbinio della vita quotidiana, questo spazio è rimasto un po' abbandonato a se stesso.
Ma con settembre ricomincia anche MTC e così ecco una nuova ricetta, che cerca di soddisfare i requisiti richiesti dalla sfida del mese, vinta a giugno da Cristina, che ci invita a provare ad ideare un piatto di pasta al pesce.
Se vi andate a leggere il post in cui lancia la sfida, non solo non ne rimarrete delusi e scoprirete tanti fondamenti di questo piatto, ma avrete oltremodo un gamma vastissima di paste col pesce da cui lasciarvi ispirare!

Dopo un primo buio iniziale, e dopo una pasta con gli scampi e pomodorini, che non ho fatto in tempo a fotografare, causa pargoli affamati una sera infrasettimanale, ho dovuto pensare a cosa tirar fuori.

Non è niente di fantasioso, a dir la verità. Ma in casa è piaciuto molto, a tutti. Compresi i due pargoli, che stanno diventando sempre più esigenti..
E così, con il loro beneplacito, vi presento questi fusilli bucati, una specie di bucatini arricciolati, che mi sono piaciuti subito nel loro fromato, forse perchè ricciolosi come mi sarebbe tanto piaciuto avere i capelli, quando ero adolescente..
Ho servito i fusilli con le seppie in zimino.
Si tratta di una variante di un'accoppiata che generalmente viene servita come secondo e contorno, e che è tipica della cucina ligure e toscana, che unisce le bietole della montagna con i pesci del mare.

Seppie in zimino

Fusilli bucati con le seppie inzimino
per 4 persone

350 g di pasta
400 g di seppie
400 g di bietole
200 g di pomodori pelati
2 spicchi d'aglio
peperoncino
due dita di vino bianco (un quarto di bicchiere) 50 ml?
Olio extravergine di oliva
sale

Seppie in zimino

Lava e pulisci le seppie, poi tagliale a striscioline fini, tagliate a metà.
In un tegamo con 4 cucchiai di olio fai soffriggere uno spicchio d'aglio tritato e un po' di peperoncino. Prima che l'aglio diventi dorato, unisci le seppie e cuocile 5 minuti. Versa il vino e fai evaporare, poi aggiungi i pomodori spezzettati, dosa di sale e fai cuocere altri 10 minuti.
Mentre il pesce cuoce, prepara la bietola. Dopo averla lavata bene e aver reciso l'estremità del gambo, senza sgrondarla dall'acqua, mettila in una pentola capiente e fai cuocere con un bicchiere d'acqua per una decina di minuti. Strizzala bene e saltala in padella con un cucchiaio di olio, in cui avrai fatto soffriggere l'altro spicchio d'aglio tritato. Uniscila ale seppie e dosa di sale. Continua la cottura per altri 10 minuti e tieni da parte.

Seppie in zimino

In una pentola porta a bollore l'acqua per la pasta, aggiungi una manciata di sale grosso e cuoci i bucatini 2 minuti meno del tempo indicato sulla confezione.
Con una pinza, estraili direttamente dalla pentola e mettili nella padella con le seppie. Portali a cottura nel sugo ed aggiungi via via un mestolo dell'acqua della pasta, per mantecare il sugo e cuocere la pasta.

Seppie in zimino


Con questa ricetta partecipo alla sfida MTC 67, lanciata da Cristina Galliti 

giovedì 10 agosto 2017

Mugello a tutto tondo

La mia famiglia materna è originaria nel Mugello, una terra di montagne e di campi verdi tra Firenze e l'Appennino.
Qui ho trascorso tutte le mie estati, da che non andavo ancora a scuola fino ai tempi dell'Università.
Ed è qui che faccio trascorrere una parte dell'estate anche ai miei legumini, da quando sono nati, perché queste montagne devono far parte anche di loro.
Così quando mi hanno proposto di partecipare al contest Latti da Mangiare 3.0, per valorizzare con ricette originali i prodotti caseari  realizzati dalla storica Fattoria Il Palagiaccio, che ha sede a Scarperia, con l'insostituibile supporto delle mucche che pascolano in queste terre, è stato il mio cuore a decidere, prima ancora di aver realizzato che si trattava di una sfida di alto livello. Una gara con concorrenti temibili e con regole ferree da rispettare: l'abbinamento con uno o più prodotti di mare o montagna da scegliere tra quelli di una lista ristretta e inusuale.
Dopo averci pensato su settimane e poi mesi, mi sono decisa.
Ho realizzato un antipasto ed un primo piatto in cui i profumi dei formaggi del Mugello entrano a tutto tondo, è proprio il caso di dire.
L'antipasto è una versione locale ispirata alle olive all'ascolana, ma declinata ai sapori di questa terra e voluta dalla mia personale passione per gli abbinamenti tra formaggi e frutta: in questo caso con l'uso dei mirtilli dell'Appennino ed il Blu del Mugello. Si tratta di un formaggio erborinato dal gusto deciso, che riveste un cuore delicato di mirtillo, accompagnato dalla sua salsa, e che è a sua volta rivestito da una crosta croccante con panko e sesamo, unica nota esotica che lo attualizza.
Il primo piatto invece si sposta verso il mare e sposa il formaggio Gran Mugello con gli scampi e i pistacchi. Anche qui l'ispirazione segue il filo rosso delle forme: di nuovo la sfera per questi gnocchi di patate di montagna (rigorosamente mugellane) con un ripieno di formaggio, affogati in una profumata bisque di scampi del Mediterraneo e accompagnata con i crostacei e del pistacchio granulato.
Ma il valore aggiunto è il luogo di preparazione di questi piatti, che hanno respirato l'aria del Mugello dall'ideazione alla realizzazione fino al momento della loro degustazione, in piatti di ceramica ad hoc che celebrano il Mugello e Scarperia.


ANTIPASTO:

Palagiaccio

Mirtilli alla mugellana
per 4 persone (16 palline)

50 gr di Blu Mugello
15 gr di formaggio cremoso
16 mirtilli

per la salsa:
50 gr di mirtilli
1 cucchiaio di acqua
1 cucchiaino di zucchero

per la crosta
100 gr di farina
1 uovo
50 gr di panko (pangrattato giapponese, in alternativa, pan grattato)
50 gr di semi di sesamo
olio di semi di arachidi per friggere

In un mortaio pestare il formaggio Blu Mugello tagliato a dadini e poi ridotto in crema, unire il formaggio cremoso e amalgamare bene.
Lavare e asciugare i mirtilli. Con l'aiuto di un cucchiaino rivestire ogni mirtillo con la crema di formaggio, in modo da mantenere una forma sferica.
Conservare in frigorifero per qualche ora in modo da consentire al formaggio di indurirsi.

Nel frattempo preparare la salsa ai mirtilli. Dopo averli lavati sotto l'acqua corrente, farli cuocere 5 minuti con un cucchiaio di acqua e lo zucchero. Schiacciare eventualmente con una forchetta per ottenere una salsa fluida.

Palagiaccio

Togliere le palline di formaggio dal frigo.
Per avere una crosta croccante, evitando che il formaggio fuoriesca durante la frittura, è consigliato procedere ad una panatura doppia.
Per variare l'aspetto di questi stuzzichini, ho realizzato due panature: una utilizzando il panko e l'altra con i semi di sesamo.
Per le palline rivestite di panko: infarinare una pallina alla volta, immergerla nell'uovo sbattuto e panare nel panko. Ripetere.
Per le palline rivestite di semi di sesamo: infarinare una pallina alla volta, immergere nell'uovo sbattuto, panare nel panko e ripetere il tutto finendo con un tuffo nel sesamo.
Friggere in olio di semi profondo, aiutandosi con una schiumarola per immergere le palline e recuperarle dopo qualche minuto, quando hanno raggiunto un colore dorato. Lasciare scolare su carta assorbente.

Palagiaccio


Servire le palline ancora calde insieme alla salsa di mirtilli.


PRIMO PIATTO:


Palagiaccio

Chicche di patate mugellane ripiene di Gran Mugello agli scampi
per 4 persone

400 gr di patate mugellane
80 gr di farina
un pizzico di sale
80 gr di Gran Mugello

5 scampi
1 spicchio d'aglio
2 scalogni
4 pomodorini perini
olio extravergine di oliva
50 ml di vino bianco
2 bicchieri di acqua
prezzemolo
10 gr di pistacchi tritati al coltello


Pulire gli scampi e tenere le teste da parte.
Far soffrigere gli scalogni a pezzi con i pomodorini tagliati in quattro spicchi in quattro cucchiai di olio extravergine di oliva. Dopo un paio di minuti aggiungere le teste degli scampi e far rosolare un altro paio di minuti, sfumare con il vino bianco e, dopo che è evaporato, aggiungere il prezzemolo e l'acqua, in modo da coprire le teste.
Chiudere con il coperchio e lasciare ritirare l'acqua per un'oretta, a fuoco basso.
Passare le teste in un setaccio, premendole bene per raccogliere tutto il loro sughetto e tenere da parte. La bisque di scampi è pronta.

Palagiaccio

Nel frattempo preparare gli gnocchi. Lavare le patate e cuocerle al vapore oppure nel microonde alla massima potenza per un decina di minuti, lasciando la buccia e sigillando il contenitore con pellicola.
Quando sono ancora calde, prenderle con una forchetta per evitare scottature, sbucciarle e passarle nel passaverdure. Aggiungere l'uovo e la farina ed impastare il tutto fino a far assorbire tutta la farina ed avere un impasto morbido ma compatto.
Prenderne un pezzetto alla volta, della dimensione di una noce, appiattirla in un cerchio di 4 cm di diametro e al centro mettere tre cubetti di formaggio. Chiudere il disco a formare una pallina e proseguire.
Con queste dosi dovrebbero venir fuori una quarantina di palline.
Conservare su un vassoio di carta spolverato con un po' di farina.

Palagiaccio

Per la cottura dei crostacei, far rosolare lo spicchio d'aglio in un cucchiaio di olio extra vergine di oliva, aggiungere le code degli scampi, incise nella parte inferiore e dopo 3 minuti sfumare con un paio di cucchiai di vino bianco. Portare a cottura a fuoco vivace per due minuti e tenere da parte.

Cuocere gli gnocchi in abbondante acqua salata e scolarli con una schiumarola non appena tornano a galla.
Servirne una decina per ogni piatto, versare un ramaiolo di bisque, lo scampo, del prezzemolo e i pistacchi tritati.

Palagiaccio



lunedì 31 luglio 2017

Crepe is the new black

Davvero si può fare il giro del mondo senza muoversi da casa, o quasi.
Per esempio, immergendosi nella cucina di altri paesi, incuriositi dalla scoperta di nuovi sapori o accostamenti che non fanno parte della nostra tradizione gastronomica.

Con il sesto libro di MTChallenge (la sfida tra blogger a cui partecipo ormai da qualche anno) si può viaggiare attraverso 45 paesi diversi, in modo semplice e alla portata di tutti.

Crepe is the new black

Con i 13€ del prezzo di copertina (di cui una parte devoluti a Piazza dei Mestieri, una associazione che recupera ragazzi che abbandonano la scuola, insegnando loro attività artigianali, tra cui il mestiere del cuoco), non si viaggia né su un aereo, né su un traghetto o con un treno o un'auto.
Si viaggia a bordo di una crepe.
Crepe is the new black: perché la crepe, con le sue 45 declinazioni nelle cucine di mezzo mondo, è il filo conduttore del nostro viaggio.
Oggi vi porto a far colazione in America!
In realtà non ci sono mai stata, ma assaporando questi pancake con gli occhi chiusi e un po' di immaginazione, non è difficile sentirsi laggiù!

Pancake


Buttermilk pancake
per 8-10 pezzi

250 g di farina
10 g di lievito per dolci
3 g di bicarbonato
3 g di sale
2 uova grandi
480 g di latticello (il buttermilk)
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
60 g di burro fuso
50 g di zucchero


Pancake

In una ciotola setacciate la farina con il lievito e il bicarbonato e aggiungete lo zucchero e il sale. In un'altra ciotola, con una frusta a mano, mescolate le uova con il latticello e l'estratto di vaniglia. Unite il burro fuso e tiepido e mescolate. Incorporate gli ingredienti secchi a quelli liquidi e mescolate finché non resteranno più parti asciutte. Cuocete i pancake in una padellina antiaderente riscaldata. Versate un piccolo mestolo di impasto alla volta, oppure, tre pancake insieme, separati da 4 cm di spazio giro-giro, se usate una padella più grande. Cuoceteli per qualche minuto, fino a che la superficie si ricopre di bollicine, poi rigirateli delicatamente con l'uso di una spatola in gomma e cuocete leggermente dall'altra parte. Impilate i pancake già pronti per mantenerli umidi e caldi, coprendoli con un panno, e proseguite fino a terminare l'impasto.
Servite con una colata di sciroppo d'acero, frutta fresca tagliata a pezzetti o crema spalmabile al cioccolato e nocciole..
O come preferite!


PS. in mancanza di latticello potete usare 250 ml di yogurt bianco magro mescolati con 250 ml di latte parzialmente scremato e con 10 ml di succo di limone, dopo averlo tenuto a riposare una mezz'ora.

Pancake


Nonostante la pausa estiva della sfida MTC, con questa ricetta partecipo alla versione estiva, la SUMMER EDITION!

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Pancake

mercoledì 26 luglio 2017

Di nuovo Cerreto e una scoperta

Anno scorso scoprii Cerreto Guidi, piccolo borgo sulle colline dietro Empoli, in provincia di Firenze. E rimasi incantata dalla sua bellezza.
Quest'anno a Cerreto Guidi ho fatto altre scoperte.
A partire dal fascino delle stradine che portano verso il centro, degli angolini dove fare l'aperitivo, delle biciclette rivestite all'uncinetto e decorate come fossero un centrotavola.

Cerreto Guidi

Cerreto Guidi

Cerreto Guidi

Ma soprattutto ho scoperto un locale speciale.
Che accoglie un presepe animato.
Fatto all'uncinetto.
Si, proprio all'uncinetto.
23 metri di presepe ambientato in una ricostruzione di Cerreto Guidi, riconoscibilissimo non appena si varca la soglia, grazie al modellino in miniatura della Villa Medicea, residenza di Isabella de' Medici che si trova nel fulcro del paese toscano.
In rete trovate perfino il sito web Le dame dell'uncinetto, dedicato al presepe e su cui campeggiano due aforismi che svelano la sua origine del tutto speciale:
“Chi dice che è impossibile non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo” di Albert Einstein
e “C’è una forza più potente del vapore e dell’energia elettrica: la volontà” di Fernán Caballero.

Cerreto Guidi

Cerreto Guidi

Cerreto Guidi

Il presepe di Cerreto Guidi è infatti nato dalla voglia di rivincita di Gessica Mancini, una giovane donna, con tre figli piccoli, che ha scoperto da qualche anno di essere affetta dal morbo di Parkinson e che invece di deprimersi, ha trasformato le lunghe notti insonni a causa dei farmaci e la rabbia nei confronti della malattia in energia positiva, dedicandosi all'uncinetto e cominciando a realizzare pezzi di un presepe ambientato nel suo paese.
Con la sua energia e la sua passione ha contagiato altre amiche e donne di Cerreto Guidi e, grazie ai social, la sua voce è arrivata un po' dappertutto. Adesso, parte del presepe è stato realizzato con pezzi di maglia giunti fino qua da tutta Italia e perfino da fuori: ci sono pezzetti di cielo che parlano addirittura francese.
L'entusiasmo e la passione si vede nella cura e nella precisione di ogni piccolo angolino. Sotto la sua guida, abbiamo scoperto dettagli che ad una prima vista erano andati perduti, come i nidi sotto i tetti, con le rondini che fanno capolino, le spighe di grano e i papaveri di un campo sorvegliato da uno spaventapasseri e personaggi del presepe, che sono stati ispirati da persone del paese, come il pasticcere, il sindaco, la fioraia oppure il falegname, che è proprio il suo babbo.
Se volete saperne di più, o siete anche voi appassionati di uncinetto e volete partecipare alla realizzazione di un pezzetto di presepe, mettetevi in contatto direttamente con Gessica. La trovate su Facebook alla pagina delle Dame dell'uncinetto oppure sull'omonimo sito Web.

Cerreto Guidi

Dopo questo incredibile ed emozionante giro di scoperta, anche quest'anno è stato un onore far parte della giuria tecnica della sfida gastronomica di Cerreto Guidi: il Mestolo d'Oro. La gara tra contrade che somma il voto tecnico espresso dalla giuria con il voto degli avventori della festa, che assaggiano i piatti in gara tra le vie del borgo, preparati dalle 4 contrade del paese.

Cerreto Guidi

Con enorme piacere, quest'anno le squadre si sono affrontate su piatti di un livello decisamente più elevato rispetto a quello di anno scorso e decretare il vincitore non è stato un compito facile. Noi quattro giurati eravamo addirittura con idee diverse prima dell'arrivo dell'ultimo assaggio, che invece ha convinto tutti ed ha sbaragliato le altre pietanze assaggiate, aggiudicandosi il primo premio.
Volete sapere cosa hanno preparato le contrade?
In ordine di assaggio:

Cerreto Guidi
Porta Fiorentina: Fagottini di crepe con ricotta e radicchio, su fonduta di gorgonzola, accompagnato con pere abate caramellate e noci

Cerreto Guidi
Porta Palagio: Pulled pork con fagioli e tonno di maiale, cotto nella birra con verdurine di Porta Palagio

Cerreto Guidi
Porta Caracosta: tagliatelle di'fattore con ragù di coniglio

Cerreto Guidi
Santa Maria al Pozzolo: zuppa ai fagioli borlotti e fagioli rossi, con olio aromatizzato al rosmarino e aglio, con dadini di pane, anelli di cipolle e pancetta croccante


Voi chi avreste premiato con il primo posto?
Quest'anno a Cerreto Guidi la giuria tecnica e quella popolare all'unanimità hanno premiato la contrada di Santa Maria al Pozzolo.

Ringrazio nuovamente Daniele Calugi della Proloco di Cerreto Guidi e i suoi assistenti per l'invito e i miei compagni giurati (tra cui Enrica Palandri, che cura il blog Una cena con Enrica) per la splendida serata.
Spero proprio di poter dire: "al prossimo anno, Cerreto!"

venerdì 21 luglio 2017

Carpaccio di tonno e pepe rosa

Estate = caldo = fornelli spenti.

E infatti, nonostante quest'anno la sempre sia lodata aria condizionata sia stata installata anche in cucina, la voglia di cucinare è scemata in modo inversamente proporzionale alla temperatura ambiente. Si vede anche dalla sporadicità dei post su queste pagine.
Ma mi devo correggere: più che la voglia di cucinare, direi la voglia di accendere i fornelli.

Una soluzione rapida e fresca per rimediare all'afa e per portare in tavola qualcosa di buono, l'ho scoperta di recente: questo carpaccio di tonno affumicato.
Si prepara una mezz'oretta prima di servirlo, giusto il tempo per consentire alla marinatura di ingentilire il gusto affumicato del tonno. Può essere servito come antipasto, ma se accompagnato da una bella fetta di pane e un'insalata, potete farci anche un pranzo estivo completo!

Carpaccio di tonno

Carpaccio di tonno al pepe rosa

un trancio di tonno affumicato
pepe rosa
olio extravergine di oliva
succo di limone
prezzemolo (o coriandolo fresco)

Preparate la marinatura, mescolando insieme il succo di limone, l'olio, il prezzemolo tritato e qualche bacca di pepe rosa pestata.
Per un tocco più esotico, potete sostituire il prezzemolo con foglie di coriandolo fresco, se vi piace il suo particolare profumo.
Tagliate il trancio di tonno in fette sottili, disponetele in un vassoio e irroratele con la marinatura. Coprite e conservate in frigorifero per una mezz'oretta.
Servite in tavola con qualche ciuffetto fresco di prezzemolo per decorare.

Carpaccio di tonno

Visto il periodo estivo, se volete sbizzarrirvi con nuove idee, oggi sulla pagina del Calendario del Cibo Italiano trovate altre ricette con il Tonno e i suoi fratelli!
Andate a vedere un po'....
Calendario del cibo italiano

venerdì 7 luglio 2017

Gita alla fabbrica di cioccolato

Qualche settimana fa, superando la mia timidezza e conseguente riservatezza, mi sono buttata in ciò che mai avrei pensato di riuscire a fare.
Organizzare un evento, come va tanto di moda dire ora.

Da golosa quale sono, non potevo non pensare di fare qualcosa di diverso.
Così, in quattro e quattr'otto, grazie soprattutto alla disponibilità che mi hanno riservato fin da subito Claudio e Claudia, i titolari, e grazie alla complicità della Van Pelt da quel di Singapore e di Mai, la grafica più rapida del west, è venuta fuori una visita privata in una vera fabbrica di cioccolato.
Cioccolato.
Avete capito bene.
Roba da far venire un attacco di invidia a Willy Wonka e a tutti quelli alla ricerca del biglietto d'oro.

Dove sono stata?
Insieme ad una delegazione del Calendario del Cibo Italiano (composta da Alice, Cecilia, Corrado, Fabio, Leila e Sabrina) ed un paio di appassionati della materia (Emanuela e Simonetta), sono stata invitata a visitare il laboratorio della famiglia Pistocchi e a degustare le loro prelibatezze!
I Pistocchi, quelli della TortaPistocchi?
Siiiii! Proprio loro.

Pistocchi
photo credits TortaPistocchi®

E cosa hai aspettato a dircelo?
Ho aspettato il momento giusto.
Oggi è la giornata mondiale dedicata al cioccolato.
Il Calendario del Cibo Italiano non poteva esimersi dal festeggiarla.
Ed io non potevo non raccontarvi cosa abbiamo fatto, quanto è stato affabile Claudio Pistocchi e affascinante la storia della sua piccola realtà artigianale, quanto è stata generosa Claudia a preparare le postazioni di degustazione e come sono volate in un battibaleno un paio di ore in una vera fabbrica di cioccolato. A Firenze.

Se volete tutti i dettagli, andate a leggere che gita è venuta fuori, là sul Calendario!

Pistocchi

martedì 27 giugno 2017

Il mio gelato alle arachidi per il Club del 27

Si dice il destino.
Oppure la stagione, più semplicemente.
E' capitato che un paio di settimane fa, incuriosita e stimolata da un'amica di blog, abbia finalmente fatto l'acquisto dell'anno. Una gelatiera.
Niente di che, una di quelle a poco prezzo che si trova in vendita in quella catena di supermercati tedeschi, diffusa in tutta Europa, che ogni settimana varia l'assortimento. Il supermercato delle consonanti, per capirsi.
Erano anni che ci pensavo. Mi avevano consigliato di prenderne una con il motore (ma che è ingombrante), oppure l'apposito accessorio della planetaria, ma niente, non avevo trovato il momento giusto.
Che è arrivato due settimane fa.

Per trovar posto nel freezer, dove si deve ghiacciare la ciotola dell'attrezzo, mi sono perfino convinta a sbrinare il congelatore. Operazione sempre rimandata, che ho effettuato con 30 gradi in cucina, e mi ha consentito il ritrovamento di resti del pleistocene, perfettamente conservati nella pellicola.


Cosa c'entra il destino? Vi starete probabilmente domandando... Ecco, il destino è stato che per l'appunto questo 27 del mese, il gruppo sempre più affiatato del Club del 27 si è dedicato proprio a fare gelati.


Riprendendo quelli della sfida 22, datata luglio di cinque anni fa, in cui la Mapi ci aveva ampiamente illustrato (a dire il vero io non ero ancora nell'MTC) come riuscire ad avere ottimi gelati in casa, con o senza gelatiera, in un interessantissimo articolo fitto di teoria ed esempi pratici, che trovate qui.
Che non è banale, data l'alchimia e le proporzioni da seguire per arrivare a quell'equilibrio tra grassi, zuccheri, solidi totali e acqua che consentono di avere un gelato consistente ma cremoso e che non si squaglia appena tolto dal freezer.
Vi consiglio vivamente una lettura dell'articolo e di provare a buttarvi a farne uno in casa. Dopodichè, quelli confezionati, non vi sapranno più di niente.


Personalmente, tra le tante proposte (che oggi trovate provate e rifatte dalle mie amiche di club, in questa pagina) mi sono buttata sul gelato alle arachidi, che adoro, che era stato ideato da Valentina.

Gelato alle arachidi


Gelato alle arachidi
Ingredienti per circa 500 grammi

250 gr di latte intero
1 uovo intero
100 gr di zucchero
75 gr di pasta di arachidi in purezza
3 gr di farina di semi di carrube
un pizzico di sale

Per le arachidi caramellate
una manciata di arachidi
pari peso di zucchero

Gelato alle arachidi

Per prima cosa va preparata una crema inglese.
Monta le uova intere (gli albumi aumentano la cremosità del gelato) con lo zucchero finchè il composto scrive, aggiungi il latte a filo e rimetti tutto sul fuoco fino a raggiungere 85°, sempre mescolando.
Aggiungi la pasta di arachidi e abbatti la temperatura immergendo la pentola in acqua e ghiaccio.
Lascia raffreddare qualche ora in frigo (o meglio tutta la notte) poi aggiungi come addensanste la farina di semi di carrube (l'ho trovata nel negozio del biologico),  frulla con un minipimer e metti in gelatiera per circa 20 minuti. Poi riponi in freezer qualche ora a solidificare.


Gelato alle arachidi