martedì 29 luglio 2014

Con la salvia di Cres

English version below

E' passato quasi un anno, da quando, in vacanza all'isola di Cres (o Cherso, in italiano) raccolsi un po' di salvia, che cresce spontaneamente un po' dovunque.

SalviaCres


Quel giorno era piovuto, non eravamo andati al mare, ma eravamo stati in gita verso l'interno più montuoso dell'isola, dove la salvia rigogliosa cresceva perfino sui bordi della strada, a strapiombo sul mare.
L'aria fresca e ancora umida della pioggia che era scesa in abbondanza, profumava degli odori della macchia mediterranea, e su quella strada, soprattutto di salvia.
Vedere uno slargo della strada, fermare la macchina, scendere velocemente per cogliere qualche foglia e risalire è stato un attimo. Nella fretta, complice la terra umida, ho tirato una foglia e ho sradicato la piantina. Stessa cosa per la sua vicina.
Il giorno dopo ripartivamo per l'Italia e con noi le due piantine di salvia, tenute con le radici bagnate in un po' di carta.
Non speravo che, una volta arrivate a casa, sarebbero potute sopravvivere. In realtà la salvia è una piantina piccola ma fortissima. Ha resistito al viaggio, e poi, alle mie poche cure.
Tempo poche settimane e ha cominciato a fare foglioline nuove. Tempo un anno ed ha perfino fatto dei fiorellini viola (vedi l'ultima foto a testimonianza!).
Si dice che la salvia che cresce sull'isola, con foglie strette e molto profumate (e di cui a Lubenizza, un villaggio in cui il tempo sembra essersi fermato e da cui si ha un panorama mozzafiato, una signora fa ancora il miele) abbia virtù che cambiano a seconda della latitudine in cui cresce.
Non so che proprietà abbia la salvia che è nata a Cherso e che cresce su un terrazza di Firenze, ma il suo profumo è rimasto lo stesso e quando la sfioro, il suo profumo mi riporta, per un attimo, sull'isola croata.
Cosa ci ho fatto con la salvia?
Qui, due idee semplicissime.

SalviaSottoSaleCres


Salvia sotto sale
(da un'idea della Spilucchina, che di tutta questa vicenda è stata un piacevole aiuto-regista)

foglie di salvia
sale grosso

Lava e asciuga bene le foglie di salvia.
In un vasetto pulito, alterna strati di foglie di salvia e di sale. Chiudi e conserva al buio.
Anche a distanza di un anno, le foglie saranno piuttosto morbide e non completamente secche.

Sciroppo di salvia e limone

foglie di salvia
un limone bio
zucchero

Lava e asciuga bene le foglie di salvia e il limone.
In un vasetto pulito alterna una fetta di limone, uno strato di zucchero e uno strato di salvia. Prosegui fino a riempire il vasetto. Copri e tieni al sole per una decina di giorni.
Il succo del limone, aiutato dal sole, scioglierà lo zucchero e la salvia rilascerà il suo aroma.
Dopo 10 giorni, conserva al fresco e al buio.
Lo sciroppo, preparato anche da un leggendario quanto introvabile farmacista di Cres (di cui si narrano le vicende nel Leone di Lissa), dovrebbe essere di aiuto in caso di mal di gola.
Io l'ho preparato anno scorso, e, fortunatamente, questo inverno non abbiamo avuto grossi attacchi di mal di gola, per cui non posso garantire sulla sua reale efficacia.
Ma sul sapore sì: è molto buono, anche solo per aromatizzare l'acqua o dolcificare un tè.

PuzzleSciroppoSalvia


English version

The following two ideas, not properly recipes, are dated one year,  that is the time we just come back home after an holiday at Cres island, Croatia.
There, sage grows up wild and gorgeous all over the island.
Trying to take some leaves, I accidentally rooted up an entire little plant, that came with us home.
Ever since, sage survived the journey and my not-so-green thumb. Picture below is an unquestionable proof :-)

Sage under salt
(inspired by  Virginia, nice co-director of my holiday)

sage leaves
coarse salt

Wash and dry well the sage leaves.
In a clean jar alternate one layer of leaves and one layer of salt. Store in a cool and dark place.
Use at your convenience.
I experienced that even one year later, the leaves are not completely dried and still scented.

Sage and lemon syrup

sage leaves
one organic lemon
caster sugar

Wash and dry well the sage leaves and the lemon.
In a clean jar alternate one lemon slice, one layer of leaves and cover with sugar.
Continue till the jar is full. Put the cap on and leave under the sun for about ten days.
The lemon juice will melt the sugar and sage will donate its flavors.
Then store in a cool and dark place.
The syrup should be an aid in case of sore throat.
Actually, I prepared it last year and I luckily didn't need to use it for the entire winter, as our throats were all quite well. So, I cannot witness about its effectiveness, but believe me: it has a special taste!
It is sweet and aromatic and you can use it even just for flavor water or to sweeten a special tea.


Salvia1314

lunedì 21 luglio 2014

Ricottacake con marmellata di corbarini

English version below
La prima volta che ho toccato il suolo campano è stato per andare al mare.
Da piccola, quando ancora non avevo studiato le regioni e non sapevo che Palinuro era un paese della Campania.
Era tutto bellissimo: la vacanza, il campeggio, le spiagge e quel mare limpido.
Da grande, mi sono immersa nello splendore della Reggia a Caserta, ho assaggiato mozzarelle ancora calde, e splendidi ravioli fatti in casa da un signore vicino a Oliveto Citra, quando eravamo di passaggio  per mete ancora più a sud.
Non sono ancora mai stata a Napoli, né sulla Costiera e nemmeno sulle isole, anche se spero di poterle scoprire presto.
La Campania ha le sue bellezze, la sua gente e i suoi grandi problemi.
Ma tutto ciò che di personale ho vissuto e che mi collega a questa regione sono cose belle.
E' per questo che quando Teresa ha parlato della sua idea di Terra di fuoco, non mi sono tirata indietro. L'idea è quella di valorizzare i prodotti del territorio campano, perché non ci sono solo discariche, diossina e irresponsabilità, in quei luoghi.
E il fare di tutta un'erba un fascio rischia di compromettere anche chi invece lavora con cura, produce prodotti di grande valore e che non potrebbero sorgere, con le stesse caratteristiche, da altre parti.

Così, oggi vi propongo questo stano cheesecake campano.
Il formaggio cremoso altro non è che ricotta di bufala campana e quella che sembra marmellata di fragole, in realtà è una marmellata di pomodorini di Corbara, che hanno una dolcezza naturale.
Senza Sabino, il mio ambasciatore di fiducia, non sarei mai riuscita a procurarmi queste delizie a Firenze…
La marmellata è stata arricchita con scorza e succo di limone della costiera, mentre la base della torta, ha il sapore delle nocciole di Giffoni, una scelta azzeccatissima, per il mio personale gusto.

Tra tutti i prodotti campani che ho utilizzato, forse quello meno conosciuto è il pomodorino di Corbara, anche chiamato Corbarino.
E' un tipo di pomodoro che cresce a grappoli, come i datterini, ed ha un sapore piuttosto dolce, anche se conservato sotto forma di passata. Cresce nella zona dei monti Lattari, in provincia di Salerno, sia nel versante verso il mare che in quello verso l'interno, dove appunto si trova il comune di Corbara, ed è poco conosciuto perché è sempre stato coltivato per il consumo locale.

RicottaCakePomodorini



Ricottacake con marmellata di corbarini 
(e altri profumi campani)
per 2-3 porzioni

per la marmellata di pomodorini
200 g passata di pomodorini di Corbara
100 g zucchero
mezzo limone della Costiera (per la buccia e 1 cucchiaino di succo)

In un pentolino mescola la passata, lo zucchero, la buccia grattugiata di metà limone e 1 cucchiaino del suo succo. Porta il tutto a bollore, mescolando e schiumando, e continua a cuocere fino a che la marmellata si addensa. Ci vorrà una mezz'oretta. Lascia raffreddare.

per la base
30 g burro
20 g di nocciole di Giffoni
40 g di biscotti secchi

Trita insieme nocciole e biscotti. Unisci il burro fuso e fai assorbire bene. Versa sulla base di una teglia o di bicchierini monoporzione e compattalo bene, fino a formare una base alta mezzo centimetro.

per la crema
250 g ricotta di bufala campana
40 g miele di acacia

Mescola la ricotta con il miele e versa il tutto sulla base del cheesecake. Livella con una spatola o un cucchiaio e spalmaci sopra la marmellata di pomodorini.
Tieni in frigo a raffreddare per almeno 3 ore, ma è meglio ancora se lo prepari il giorno prima.
Poiché il dolce è morbido, se usi una teglia e lo vuoi dividere in porzioni con tagli netti, ricordati di passarlo in freezer qualche ora, in modo da avere una consistenza dura che faciliti la porzionatura.




Cheese cake



English version

First time I visited Campania was when I was very young and did not ever know I was in Campania region. We were at the seaside, in Palinuro and was everything amazing: the holiday, the beach, the sea.
When I was older, I visited Caserta and the royal villa and tasted wonderful and still warm buffalo mozzarella.
So far I have never visited Naples or the villages on Costiera, part of the seaside between Naples and Salerno.
Campania has stunning views, beautiful people but also big problems, such as the illegal garbage dumps, dioxin pollution and a lot of irresponsible people.
But my personal memories of Campania are all so beautiful, that I'd like to join Teresa's campaign, named Terra dei fuochi, to help honest people and good products to emerge from a general misunderstanding about the region.

This special cheesecake is made with products from Campania;
buffalo ricotta, tomato jam (made with sweet tomatoes from Corbara), hazelnuts from Giffoni and lemon from Costiera.

Will you try it?

VasettoCorbara


Ricottacake with corbarini tomato jam
serve 2-3

Tomato Jam
200 g tomato from Corbara sauce
100 g sugar
half lemon form Costiera

In a saucepan put together the tomato sauce, sugar, the grated zest of half lemon and about 1 teaspoon of its juice. Bring to boil, mix once a while and let the jam get dense.
You'll need about 30 minutes. Let it cool.

Cookie base
30 g butter
20 g hazelnuts from Giffoni
40 g plain cookies

In a chopper, crush hazelnuts and cookies. Add the melted butter and mix with your hands until the butter has been absorbed. Press the cookies to get a compact base 1/5 inch high. You can press the cookies mixture either in a pie tin or in single small glasses.

Ricotta cream
250 g buffalo ricotta
40 g akacia honey

Mix ricotta cheese with honey and distribute on the cookie disc. Form an even layer using a spoon. Spread the tomato jam.
Store in the fridge for at least 3 hours, better if you make the cake the day before.
This kind of cake has a soft texture, so if you prefer to cut in sharp slices, you'd better put in the freezer some hours to get a hard texture and cut it at the best.

mercoledì 9 luglio 2014

C'è aria di festa

A San Daniele del Friuli, l'aria di festa c'è da trenta anni.
A fine giugno si festeggia il prosciutto, quello di San Daniele DOP, che viene fatto stagionare solo su questa collina, accarezzata dai venti marini e da quelli montani.
Aria di festa è una manifestazione che non ha niente a che vedere con una sagra del prosciutto.
Certo, ci sono bancarelle varie, tavolate e panche stile October Fest, ma il cuore di questo splendido paese è animato da tre giorni di eventi, presentazioni, concerti, mostre e laboratori di cucina di alta qualità (alcuni a cura perfino del due stelle michelin Emanuele Scarello, che ho avuto la fortuna di conoscere e assaggiare in due giorni intensi e sorprendenti di tour in Friuli).
La prima fetta di prosciutto, quest'anno, è stata tagliata da Giorgia Surina (tanto bella quanto gentile e disponibile a fare due chiacchiere). Poi la Festa è iniziata ed è stato un susseguirsi di tagli, assaggi, incontri e bevute.
Non sono un'esperta di vini ma confermo che il Friulano (ovvero il tocai, che non si può più chiamare così per una triste vicenda di nomi e omonimie all'interno dell'Unione Europea) mi è piaciuto molto e, circondata da persone molto più esperte di me nel settore, mi è venuta pure la voglia di provare ad affinare il mio naso e palato enoico…

puzzleAria1

San Daniele produce prosciutti.
Ho scoperto che qui non ci sono allevamenti: qui arrivano i prosciutti (una volta a settimana, per quasi tutto l'anno) e qui rimangono a stagionare in uno dei 31 prosciuttifici del consorzio, gli unici che garantiscono la qualità dei prosciutti, nel rispetto del disciplinare.
Ho scoperto che il Prosciutto di San Daniele DOP, per esempio, deve essere stagionato per almeno 13 mesi, ma la maggior parte dei produttori arriva addirittura ad aspettare anche 15 o 16 mesi per ottenere il massimo della bontà!
Durante Aria di Festa si possono visitare alcuni prosciuttifici.
Opportunamente travestita come nemmeno un chirurgo in sala operatoria, ho così messo piede dove mai avrei pensato e ho annusato i diversi profumi delle varie fasi della stagionatura.
All'inizio, nonostante le temperature controllate inferiori ai 6 gradi, l'odore è lieve e non particolarmente invitante, ma via via che la stagionatura prosegue, i profumi si cominciano a sentire e a definire, i colori dei prosciutti cambiano e vi avrei voluto far sentire il profumo inebriante dell'ultima sala, quella dell'asciugatoio, dove si è completamente circondati di prosciutti pronti per la  vendita.
Non sarei più uscita di lì!!
Ho scoperto anche che i prosciutti di San Daniele si riconoscono per lo zampino, che non viene tagliato come invece accade per gli altri tipi, e che il marchio indica un numerino (qui il 18) che identifica il prosciuttificio del consorzio da cui è uscita la prelibatezza.

puzzleProsciuttificio

San Daniele è una sorpresa continua.
Un paesino che riserva panorami e scorci inaspettati e scenografie che Aria di Festa valorizza ancora di più. Quest'anno, poi, che si festeggiavano i 30 anni della manifestazione, è stata installata una bella mostra con le foto storiche del mondo del prosciutto a San Daniele, in cui in immagini in bianco e nero, ci si rende conto come siano cambiati i tempi, ma come il prosciutto sia sempre lo stesso!

PuzzleAria2

A San Daniele, ho scoperto anche dei tesori nascosti.
Mai avrei pensato di trovare in questo paesino una meravigliosa biblioteca comunale.
La biblioteca Guarneriana che è stata donata da questo signore qua sotto, tal Guarnerio d'Artegna, che più che amante dei libri antichi ne era proprio un maniaco (nel senso buono), come ci ha illustrato il direttore della biblioteca, che ci ha accolti nel prezioso studiolo in legno in modo spiritoso e al tempo stesso molto competente!
Qui sono custoditi 12000 libri antichi, tra cui manoscritti di altissimo valore, con incisioni e miniature perfettamente conservate, che risalgono perfino al Trecento (come una Divina Commedia, con commenti attribuiti allo stesso figlio di Dante)!
Una sorpresa inaspettata e una visita che consiglio davvero di fare, se pensate di fare un salto da queste parti!
E un'altra sorpresa è la piccola chiesa di Sant'Antonio Abate, incastonata tra altri edifici e quasi nascosta alla vista.
Ma se si riesce a scovare, basta varcare la soglia per rimanere a bocca aperta … davanti alla bellissima e immensa parete affrescata in ogni dettaglio!

iTesoriDiSanDaniele

In Friuli, non potevamo non visitare anche una cantina.
Questa, in particolare, nata da poco su una collina che è stata disboscata e resa un vitigno, è un mix di modernità, opere d'arte e amore del vino.
Qui i tini, allineati uno accanto all'altro, sono circondati da tele, sculture o opere realizzate da 'amici del posto'. I vini, prodotti da altre vigne più antiche, hanno i sapori della terra friulana. E anche se non si possono più chiamare tocai, sono sempre loro!

GoriPuzzle

E poi c'è Udine.
A 40 minuti da San Daniele.
Un gioiellino.
Tutti conoscono piazza Libertà, quella con la Loggia del Lionello, che sembra di essere davanti al palazzo ducale di Venezia, quella che dall'altra parte ha la loggia di San Giovanni e il castello, con l'angelo dorato sulla sommità della cupola.
Bella, sicuramente. Come bello il Duomo, il battistero e il caffè storico Contarena.
Ma a me è rimasta nel cuore Piazza San Giacomo, l'antica piazza del mercato. Circondata da porticati su cui si alzano antichi palazzi uno accanto all'altro, con delle terrazze sul tetto che nemmeno te lo immagini che panorama si possa ammirare da lassù.

UdinePuzzle1

E per concludere la visita a San Daniele non poteva mancare un ultimo pranzo (molto meglio di un'ultima cena) con un piatto di prosciutto accompagnato, a piacere, con melone, fichi o stracchino. O tutto quanto insieme, come ha fatto la sottoscritta con la scusa di assaggiare…
E con una crostata di albicocche, tanto buona quanto agognata, che ci avevano appositamente preparato!
D'altronde un po' di forze dovevamo riprenderle, dopo la faticata fatta, nemmeno fossimo stati un team di medici di pronto soccorso appena usciti da un intervento su un prosciutto…
E ora, indovinate un po' … oh quale sarà mai il mio visino? :-D


puzzleFinale

venerdì 4 luglio 2014

Ciliegie invasate

English version below
Incredibile ma vero, sono qui di nuovo, a meno di una settimana dall'ultimo post!
Il motivo è duplice!

Prima di tutto, per ringraziare le ragazze dello Starbooks, che per il Redone di questo mese mi hanno fatto una sorpresa inaspettata, visto anche che se non fosse passata di qui Valeria a suggerirmi di partecipare, io proprio mi ero scordata...
Merito di Jerusalem, il libro di Ottolenghi e Tamimi, che era stato recensito a febbraio 2013 e che da allora mi aveva tanto incuriosito, proprio come le Melanzane con chermoula, cous cous e yogurt che hanno vinto!
E poi, nello stesso giorno, pure un altro podio! Quando sulla pagina dei premi 30mm (quelli delle foto) dell'MTC n.40 ho scorso la pagina verso il basso e ho visto apparire pian piano la foto dei ravioli di piadina sulla bilancia che fu dei miei nonni, è stata una grande emozione! Grazie, grazie e grazie!

Ciliegie invasate


Sono qui di nuovo anche perché la stagione delle ciliegie è quasi alla frutta ;-) (o come sono simpatica?!?) e vi volevo far vedere come mia mamma conserva le ciliegie per quando se ne ha voglia, ma non si trovano più in giro!
Uno sciroppamento veloce, e le ciliegie sono poi sempre con te!
La ricetta è una non ricetta, ma bisogna far attenzione ad un paio di cose:
prima di tutto alla sterilizzazione dei barattoli! E' molto utile dare una lettura a queste linee guida pubblicate sul sito dell'Istituto Superiore della Sanità (grazie a Teresa per avercene parlato) per produrre conserve senza rischiare di far sviluppare il maledetto botulino (che a me sta antipatico anche se fosse solo destinato allo sviluppo di labbroni finti)!
Secondo, a farne abbastanza, perché si sa che una ciliegia tira l'altra. Anche se sono sciroppate!

Ciliegie sciroppate
Per un paio di vasetti:

400 gr di ciliegie
4 cucchiai di zucchero di canna
eventualmente spezie (secondo me, una stecchina di cannella ci potrebbe stare bene!)

Sterilizza i vasi.
In genere io sterilizzo in acqua bollente per 5-10 minuti i tappi (anche se sono nuovi).
Nel frattempo lavo i vasi e li lascio asciugare nel microonde, alla massima potenza per 3-5 minuti.

Lava le ciliegie e snocciolale una per una. Attenzione a non distrarsi e a buttare i noccioli tra la polpa (cosa che mi capita spesso)!
Metti le ciliegie nei vasetti, strette come sardine! Cerca di premerle al massimo in modo che stiano ben ferme: tanto in cottura perdono acqua e si ammorbidiscono.
Aggiungi qualche cucchiaio di zucchero di canna ed eventualmente le spezie. Regola lo zucchero in base alla grandezza del vasetto, del tuo gusto e della dolcezza delle ciliegie.
Riempi una pentola di acqua, immergici i vasetti, tenendoli separati da un canovaccio, in modo da proteggerli da scontri e rotture durante la bollitura. Conta 15-20 minuti dal bollore e spengi.
Lascia raffreddare in acqua e poi conserva in luogo fresco e buio.
Dopo che avrai aperto i barattoli, mantienili in frigo!


Ciliegie sciroppate in progress


Non riesco quasi a crederci, ma mi pare proprio che oggi sia venerdì e che in questa ricetta di glutine non ce ne sia… Vuoi vedere che riesco a partecipare finalmente ad un Gluten Free Friday!?!?

I Love Gluten Free (FRI)DAY – Gluten Free Travel & Living



English version

Here I am, again. If you are wondering why I'm still here, so next to the last post, the answer is double, but similar.
I must thank the girls from Starbooks and MTC Challenge for having chosen my Chermoula Aubergine with cous cous and yogurt from Ottolenghi and Tamimi's Jerusalem for the first prize of the Starbooks redone June contest and the pic of my Ricotta cheese and sour cherries stuffed piadina as the third step of the 30mm contest!

Anyway, it's still time for cherries, here in Italy, and I won't wait for next year to come to share with you the way my mum preserve cherries for the remaining months of the year.
She put them in syrup and all is done easily and quickly!
Here is her easy peasy recipe:

Cherries in syrup
make 2 medium jars 

400 g cherries
4 tbsp cane sugar
spices as you like

Sterilize the jars.
Here is the way I do: I wash the jar lids and put them in boiling water for about 5-10 minutes.
Meanwhile, I wash the jars and let them dry in the microwave at maximum power for 3 to 5 minutes.

Wash and pit the cherries. This will take you the most of the time needed to realize the recipe.
Put cherries in the jar and press them really tight, as if they were sardines in a can. Don't worry if you feel they are too much pressed, as they soften and loose water when cooked.
Add sugar according to your taste and to how much sweet your cherries are.
You may add spices, I think cinnamon should be nice!
Fill a deep pan with water and put the jars in, wrapping them in a towel so to prevent them to break if touch when boiling.
After 15-20 minutes from the time water boils, turn the heat off and let the jars cool in the pan.
When cold, store in a fresh and dark place.
Once opened, store the jars in the fridge.