giovedì 24 aprile 2014

Terrina di fegatini in crosta di nocciole con gelatine al vin santo

English version below
Non è il momento giusto. Lo dicevo io.
Questo post, dopo settimane di inattività, in cui la vita reale ha preso il sopravvento e mi sta assorbendo completamente, facendo andare il mio cuore in su e in giù come sull'altalena, doveva essere pronto ieri sera.
Erano quattro giorni che ci lavoravo.
Tra pensare alla ricetta, prepararla, fotografarla, sistemare le foto, scriverla e tradurla.
Quattro giorni in cui ho ritagliato momenti di svago preziosi e infinitesimi al mio vivere.
Quattro giorni che si sono dissolti in un nanosecondo, quando per un errore ho cancellato il post e Blogger ha deciso bene di salvare proprio in quel momento la pagina bianca che avevo davanti.
Non c'è stato modo di recuperarlo. Tutto da rifare.
Mi è preso male. Fisicamente, proprio.
Adesso ci riprovo.
Non sarà esattamente come prima. La passione con cui l'avevo scritta è attualmente sostituita da un misto di frustrazione, arrabbiatura e apatia.
Ma ci riprovo.
Forse è stato un segno del destino: che debba cambiare piattaforma?

Dicevo, che ultimamente sono assente. La sfida di marzo dell'MTC ho dovuto saltarla. Ma avevo voglia di provare a fare quella di aprile e attendevo con ansia che uscisse la ricetta.
Fino a che ho scoperto, con qualche giorno di ritardo, che si trattava del quinto quarto: le frattaglie.
La cucina toscana vanta secoli di tradizioni e di piatti da 'riciclo' in cui le parti più povere degli animali sono recuperate e trasformate in piatti speciali.
Ecco, io però, sono una toscana anomala. Della serie che non riesco mai a passare davanti al banco macelleria (reparto conigli) senza avere un'alterazione del battito cardiaco e un po' di sudorazione,
quella fredda. Insomma devo girarmi dall'altra parte per non finire in terra..
Quindi, alla scoperta dell'argomento della sfida ho pensato, di botto: Mi tocca saltare anche questa volta...

Poi, ho rimuginato qualche giorno e il neurone si è messo in moto.
Adoro il patè di fegatini, che in toscana si usa spalmato sui crostini come il più tipico antipasto.
Ma non nego che quando ne ho voglia, lo prendo già pronto.
Poi ho ripensato anche ad una terrina che mi era piaciuta molto e che avevo assaggiato in una recente incursione ristorantifera.
Ho unito le due cose e ho realizzato questo patè di fegatini. Morbido e profumato. Avvolto in un guscio di granella di nocciole.
Accompaganto con gelatine al vinsanto, e gustato con erbette di campo e due fette di pane (quello mio) appena abbrustolite.
Il contrasto croccante e morbido che ne viene fuori è stato sorprendente.
D'ora in poi, il patè di fegatini lo faccio io!
Così.

Terrina di fegatini


Terrina di patè di fegatini in crosta di nocciole e gelatine al vinsanto
per 8 persone

Per il patè
400 gr di fegatini di pollo
4 scalogni
100 gr di burro
50 gr di capperi
sale
3 cucchiai di vinsanto
2 foglie di alloro
olio extravergine di oliva
una manciata di nocciole

In una padella con un giro d'olio fai ammorbidire gli scalogni a fettine. Aggiungi i fegatini, puliti dai nervetti e tagliati, l'alloro e cuoci a fuoco lento per una decina di minuti, sfumando con il vinsanto a metà cottura.
Lascia raffreddare. Togli le foglie di alloro e, con un tritatutto elettrico, frulla i fegatini insieme al burro e ai capperi. Sala secondo il tuo gusto.
Fodera con pellicola uno stampo da plumcake (io ho usato 3 formine da plumcake monoporzione), versa il patè e livella.
Lascia riposare in frigo almeno un paio d'ore.
Trita le nocciole.

Per le gelatine al vinsanto
60 gr di vinsanto
1 foglio di gelatina (2gr)

Ammolla la gelatina in acqua fredda per 5 minuti, poi strizzala e aggiungila in un pentolino con il vinsanto. Sciogli a fuoco lento girando continuamente con un cucchiaino.
Versa il liquido in un contenitore in modo da formare uno strato di un cm di altezza.
Lascia riposare in frigo per un'oretta.
Per tagliare le gelatine, usa un coltello a lama liscia.

Al momento di servire, libera il patè dalla pellicola e rotolalo nella granella di nocciole.
Taglia a fette e servi con qualche gelatina di vinsanto, un'insalatina di campo e un paio di fette di pane abbrustolite (meglio se a lievitazione naturale e fatto in casa).

Terrina e gelatine


con questa ricetta partecipo per la seconda volta alla sfida n.38 dell'MTC




English version

Chicken livers patè in hazelnut crust with vinsanto jellies
serves 8

For the patè
400 gr chicken livers
4 shallots
100 gr butter
50 gr capers
salt
3 tbsp vinsanto (tuscan dessert wine)
2 bay leaves
extravirgin olive oil
handful of hazelnuts

Slice the shallots and cook them in a pan lightly greased with a tablespoon of olive oil, until soft.
Add chopped chicken livers and bay leaves and cook for about 10 minutes on low heat, simmering with vinsanto at half cooking time.
Set aside and let everything cool. Remove bay leaves, switch an electric chopper on and mix livers with capers and butter. Salt if needed.
Cover a plum cake mould with cling film (actually, I used three single size plum cake moulds), and evenly distribute the patè.
Store in the fridge for at least a couple of hours.
Chop hazelnuts.

For vinsanto jellies
60 gr vinsanto (tuscan dessert wine)
2 gr gelatine leaves

Put gelatine leaves in a bowl, cover with cold water and set aside to soften for about 5 minutes.
Gently squeeze out the liquid and put the gelatine leaves in a little pan together with vinsanto.
Put on low heat until everything begins to melt, then stir with a teaspoon until you dissolve gelatine leaves.
Pour the liquid in a bowl to have a 1-cm deep layer.
Store in the fridge for about one hour. Use a smooth blade knife to cut the jellies in cubes.

To serve, remove the patè from the mould and the cling film, roll it in the chopped hazelnuts.
In a plate, put three slices of patè with some vinsanto jellies, a fresh salad and a couple of toasted slices of bread (preferably homemade sourdough bread).


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venerdì 4 aprile 2014

Una pausa di scoperta - come è andata a finire!

Marzo, quest'anno è stato un mese che dire particolare sarebbe riduttivo.
Mi è sembrato più corto di febbraio e allo stesso tempo, infinito.
Settimane trascorse in un attimo si sono alternate a giorni emotivamente infiniti, di quelli che poi ti porti dietro fino in fondo, alcuni che non avresti voluto vivere, altri che vorresti non finissero mai, di quelli che dici  ma è successo proprio ieri?!? mi sembra sia stato 10 giorni fa.

Un giorno di questi (della categoria giorni da ricordare) è quando sono stata a giro con altre ragazze blog-dotate per le botteghe dell'oltrarno di Firenze. Ve ne avevo parlato tempo fa qui. Vi avevo promesso di continuare la storia. Poi c'è stato marzo di mezzo.
Ma adesso è arrivato il momento.
Quindi, arreggetevi bene e seguitemi:

Il nostro giro è proseguito in via Romana, dove abbiamo scoperto un negozietto di ceramiche artistiche fatte a mano.
Da lei, Anita Russo. Appena entrate, si rimane incantate dai colori e dalle forme delle sue creazioni, ma niente a confronto a cil' che si cela nel retrobottega!
Qui, lo spazio è occupato da un bel forno (elettrodomestico che adoro, anche se forse non adatto per i miei lievitati!!) e da scaffali colmi di vasi, bicchieri e oggetti vari nei diversi stadi di lavorazione. Sotto i nostri occhi incuriositi, affascinati e sorpresi da un panetto di argilla, appoggiato sul tornio in movimento, ha fatto nascere (con una naturalezza che ti fa credere di poterlo fare pure te) un vaso, che cresceva e prendeva forma sotto le sue mani..
Il tempo trascorso nel laboratorio è stato poco, ma sufficiente per respirare l'aria di chi ama quello che fa, che sperimenta e non si accontenta mai.
Sarei venuta via con un sacco di oggettini, ma siamo dovute scappare e il mio shopping è stato solo rimandato!

PuzzleCeramiche
 Anita Russo e le sue ceramiche

Siamo scappate perché Marcela ci aspettava.
Nel suo minuscolo Tealicious, attraversata la strada, pochi metri più avanti, ci ha accolte con un profumo di te, fiori e spezie.
Lei, che viene dall'Argentina, ci aspettava per raccontarci con passione e allegria delle miscele che prepara, ispirata dai profumi e dalla conoscenza delle diverse qualità delle materie prime, spiegandoci i motivi per cui il te per essere apprezzato deve essere servito in acqua a determinate temperature (e così ho scoperto che ogni colore di te - bianco, nero, verde - ha la sua giusta temperatura).
Abbiamo assaggiato te di tanti tipi e biscotti, e anche se non erano le 5, è stato piacevolissimo lo stesso!

PuzzleTe
Tealicius