giovedì 27 marzo 2014

L'ammissione della zuppa

Della serie: le voglie insane che ritornano dal passato.

Non conosco nessuno che in vita sua non abbia mai mangiato una schifezza.
Ammettiamolo.
Non tanto una pietanza che è venuta male, che è bruciata, o è rimasta cruda, o che aveva un sapore immangiabile.. Intendo dire proprio una schifezza di quelle buone!
Di quelle che ora, non mangereste proprio più, perché vi siete o vi state convertendo ad una alimentazione più sana e consapevole e non rientra nella vostra nuova filosofia di vita e di scelte buttare giù una tale porcheria.
Io lo ammetto.
Una volta, tanti e tanti anni fa, le zuppine finte, quelle cremose della marca del famoso dado (e non parliamo di dado, ve lo fate da sole anche voi, vero?) mi piacevano tanto.
Non so se ricordate:
bastava aprire una semplice busta, dal contenuto ignoto (all'epoca l'elenco degli ingredienti lo leggevo poco) ma con una invitante immagine di un piatto di cremosa minestrina ai funghi o agli asparagi (giusto quelle che piacevano a me), rovesciarla in un pentolino con l'acqua bollente, girare un po' ed in 5 minuti eri a tavola, con un piatto fumante!
Ecco, l'altro giorno, per non so quale incrocio di neuroni, mi è venuta la voglia di una di quelle creme.
Ma mi si sono rizzati i peli delle braccia al solo pensiero di quelle bustine. :-)

E così ho tentato di preparare una minestrina cremosa in stile vintage, ma con ingredienti veri!

Vellutata


Per 3 porzioni (visto che a Fagiolino le minestrine non vanno giù, nemmeno se sono di classe...):

per la base

1 cipolla
4 patate

per la besciamella

30g di burro
1 cucchiaio di farina
2 bicchieri di latte
sale e noce moscata

per i funghi
300 g di funghi champignons

uno spicchio di aglio
sale e olio
prezzemolo



Pulire le patate e tagliarle a tocchetti, affettare la cipolla sottilmente e far cuocere tutto insieme in una quantità di acqua a coprire, per circa 20 minuti.
Nel frattempo preparare la besciamella:  sciogliere il burro in un pentolino, buttarci in un colpo solo tutta la farina, girare e poi versare a filo il latte. Salare e grattare un po' di noce moscata. Mescolare quasi continuamente finché non arriva al bollore e poi vela il mestolo.
Pulire i funghi: tagliare la base con la terra (ma lasciando il gambo) e pulirli con un foglio di carta assorbente inumidito.
Tagliarli a fettine e tenere da parte.
In una padella a fuoco basso far imbiondire l'aglio in un po' di olio, poi versare i funghi tagliati e cuocerli a fuoco vivace, salare leggermente e quasi alla fine aggiungere il prezzemolo.
Con un frullatore a immersione, frullare patate e cipolla.
Impiattare servendo una base di questo composto, un paio di cucchiai di besciamella al centro e funghi a piacere. Consumare calda!



PS.
Certamente ci ho messo un po' di più dei 5 minuti che una volta mi servivano per far bollire l'acqua, rovesciarci dentro il contenuto di una busta e mescolare.
Ma questa minestrina cremosa è tutta un'altra storia!

PS2.
Dimenticavo.. qualche giorno dopo, incuriosita, al super sono di proposito andata alla ricerca della corsia delle zuppe finte. Ecco qui gli ingredienti citati in etichetta:
Oli e grassi vegetali, farina di grano tenero, amido di patata, sale da cucina, lattosio, estratto di lievito, funghi porcini(2,5%), farina di mais, zucchero, proteine del latte, funghi prataioli coltivati (0,9%), aromi, prezzemolo, aglio. Può contenere tracce di uova e sedano.
Può bastare?!?

Vellutata vintage

venerdì 14 marzo 2014

Assaggi di Taste

Anche quest'anno… Taste!
La fiera del gusto a Firenze.
Un viaggio tra le foto… (fatte con il cellulare, ché la reflex è rimasta a casa)

PuzzleTaste1

PuzzleTaste2


PuzzleTaste3

sabato 8 marzo 2014

Semifreddo al cioccolato (con coulisse di lamponi) per UnLampoNelCuore

Non mi piace tanto festeggiare l'8 marzo, come non mi piace tanto festeggiare le feste obbligate, come se festeggiare un giorno all'anno per una certa ricorrenza potesse mettere gli animi in pace per gli altri 364 giorni.
Ma questa volta è diverso, decisamente.
Oggi, in giro per la rete non troverete mimose, ma quintali di rossi lamponi.
Da un'idea contagiosa di Annamaria, oggi si festeggiano le donne di Bratunac, al confine tra Serbia e Bosnia Erzegovina. Dopo aver subìto gli orrori della guerra, insieme, hanno dato vita a una realtà di speranza, lavoro e condivisione basata sui lamponi (e altro)…
E oggi, le festeggiamo per ricordare a tutti che le donne sono grandi, tutti i giorni dell'anno!


Un Lampone nel cuore



Con questa iniziativa, i food blogger che aderiscono a "unlamponelcuore" intendono far conoscere il progetto "lamponi di pace" ella Cooperativa Agricola Insieme (http://coop-insieme.com/),nata nel giugno del 2003 per favorire il ritorno a casa delle donne di Bratunac, dopo la deportazione successiva al massacro di Srebrenica, nel quale le truppe di Radko Mladic uccisero tutti i loro mariti e i loro figli maschi. Per aiutare e sostenere il rientro nelle loro terre devastate dalla guerra civile, dopo circa dieci anni di permanenza nei campi profughi, è nato questo progetto, mirato a riattivare un sistema di microeconomia basato sul recupero dell'antica coltura dei lamponi e sull'organizzazione delle famiglie in piccole cooperative, al fine di ricostruire la trama di un tessuto sociale fondato sull'aiuto reciproco, sul mutuo sostegno e sulla collaborazione di tutti. A distanza di oltre dieci anni dall'inaugurazione del progetto, il sogno di questa cooperativa è diventato una realtà viva e vitale, capace di vita autonoma e simbolo concreto della trasformazione della parola "ritorno" nella scelta del "restare".

Cosa possiamo fare in concreto per sostenere le donne di Bratunac?
In Italia, le loro marmellate e i loro succhi si trovano alla Coop (per il momento solo quelle della zona nord-est, ma presto arriveranno anche in altre zone: centro italia e nord-ovest) .
Nei negozi del commercio equo e solidali, se trovate le marmellate AltroMercato, controllate l'etichetta: i lamponi, i mirtilli e le more vengono proprio dalla Cooperativa  Agricola Insieme!
E poi ci sono i GAS, i gruppi di acquisto solidali...



I Lamponi di pace (foto credits)


La ricetta di oggi è un doppione. 
Ve l'avevo proposta diverso tempo fa, ma oggi ve la ripropongo!
Quale migliore occasione per rispolverarla? 

Mousse cioccolatosa


Semifreddo al cioccolato con coulisse di lamponi

Per sei porzioni
250 ml di panna
100 g di meringa italiana (vedi qui)
10 g di cacao amaro
85 g di cioccolato fondente

Spezzetta il cioccolato fondente e scioglilo nel microonde (oppure a bagnomaria).
Nel frattempo che si raffredda, setaccia un po' per volta il cacao nella panna, cercando di scioglierlo.
Monta la panna. Unisci delicatamente il cioccolato fuso e ormai un po' raffreddato, facendo i soliti movimenti dall'alto verso il basso per non smontare il composto.
Alla fine aggiungi la meringa, con lo stesso movimento.
Versa nelle coppette e passa in freezer qualche ora.

Toglilo dal freezer un'oretta prima di servirlo, in modo da dargli la consistenza morbida tipica di un semifreddo.

Per la coulisse ai lamponi
125 gr di lamponi (si ottengono circa 50 gr di purea)
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino scarso di amido di mais

Lava i lamponi (eventualmente tenendone da parte qualcuno per la decorazione) e cuocili 5 minuti in un pentolino. Passali con un colino a maglie fitte per ottenere una purea.
Unisci amido di mais setacciato e zucchero,  versali nel pentolino, e cuoci a fuoco basso per pochi minuti girando continuamente fintanto che non ottieni una consistenza leggermente densa, ma ancora morbida.
Lascia raffreddare.

Al momento di servire, versa la coulisse sul semifreddo e decora con i lamponi tenuti da parte.


Lamponi

giovedì 6 marzo 2014

Una pausa di scoperta

Bisogna prendersele delle pause ogni tanto.
Io, che corro sempre e riempio il tempo come nemmeno i cassetti, sabato mi sono presa una pausa.
Non ho aperto l'azienda del fine settimana (quella che produce panini, pizze, torte e chi più ne ha più ne metta) e sono uscita.
Lasciando a casa il resto della truppa.
Sono andata a zonzo in centro, alla scoperta del cuore di Firenze che batte di là d'Arno, nella zona che si apre oltrepassato il Ponte Vecchio.
Come molti turisti, che visitando il centro, si limitano al Duomo, PonteVecchio, Santa Croce (e mi vergogno quasi a dirlo) anche io, che sono fiorentina, qui ci ho messo piede sempre poche volte... un po' perché la mia vita quotidiana non mi porta a passare da queste parti, un po' perché, come tanti turisti, quando penso vado in centro, penso al Duomo e zone limitrofe ed è raro che arrivi ad oltrepassare il Ponte Vecchio.
Così, complice Chiara (alias ForchettinaGiramondo) che ha organizzato  meravigliosamente il tutto, sabato insieme ad altre ragazze-con-blog con cui abbiamo subito fatto gruppo (Chiara e Marta, Stefania, Claudia, Francesca, Silvia) sono andata alla scoperta di alcune botteghe dell'Oltrarno, che ci hanno fatto immergere nella vita fiorentina, come era una volta.
Si, perché qui, bottegai e abitanti si conoscono, si salutano, hanno ritmi più lenti e sembra davvero di essere tornati indietro nel tempo. Per capirsi, qui le vecchine per strada aspettano con ansia che qualche turista si perda e sia costretto a chiedere qualche informazione, giusto per avere la scusa per attaccare bottone… :-)
Abbiamo iniziato il nostro giro da CiBi, un nuovissimo e veramente particolare caffè-bistrot, in cui si unisce l'amore per il cibo e quello per i libri a quanto è cultura del cibo.

CiBi puzzle

I gestori ci hanno accolto e ci hanno fatto subito respirare un'aria familiare, raccontandoci la storia di questo nuovissimo locale, le intenzioni di affiancare al cibo anche serate dedicate alla presentazione di libri o di produttori particolari.
La cosa che ho apprezzato più di tutte, a parte l'arredamento, la spiegazione dei vini e di come è nato il locale,  è stato poter vedere Bogush, il cuoco, all'opera e poterci fare due chiacchiere (oltre che assaggiare alcune delle sue prelibatezze).
Bogush, che ha origini polacche ma strascica la C più di me, con umiltà e simpatia ci ha raccontato di come nascono i suoi piatti, di come ricerca materie prime che siano di stagione e coltivate non troppo lontano (per alcune cose si rifornisce direttamente dalle botteghe lì intorno, come il macellaio, tanto per dire), di come ricerca di proporre consistenze che si compensino e contrastino (la croccantezza di una finissima fetta di pane abbrustolita e la morbidezza di una terrina di faraona), di come crea piatti che facciano risaltare i sapori dei singoli ingredienti e che siano belli da vedere.
Ma soprattutto, la frase che da sola racconta più di ogni altra cosa cio' che vi potrei raccontare, è quella con cui  ha concluso e che mi è rimasta nel cuore:
"Spero che quello che assaggerete vi piaccia. Io ci ho messo il mio amore".
E vi ho detto tutto  :-)

BogushPuzzle


Poi abbiamo proseguito il giro verso un locale che invece è di quelli storici fiorentini (dal 1961) e che sarebbe il regno dei legumini: il Dolce Emporio, una bottega in cui entri e ti par di essere tornato indietro di tanti anni…La cosa che colpisce, appena entrati, sono la fila di splendidi barattoli di vetro, con il tappo, ripieni di caramelle di tutti i tipi (scordatevi i distributori in plexiglas  di troiai vari che ci sono al cinema, accanto ai popcorn): le ginevrine, i duri di menta, le liquirizie, i lecca lecca...
Ma oltre alle chicche, qui abbiamo trovato anche cioccolate di qualità, i biscotti delle nonne di SanFrediano (il quartiere popolare in cui si trova) fatti come si farebbero a casa (senza schifezze aggiunte, per intendersi), ma anche te' e tisane inglesi, biscotterie francesi, spagnole (non avevo mai visto a giro la torta de aceite) e di un po' tutte le parti del mondo, e un vasto assortimento di liquori e spumanti.
Oltre alle bontà che ci si trovano, vale la pena farci un salto anche solo per il proprietario, che è un vero e proprio personaggio.
Con i suoi occhi limpidi e azzurri, racconta come lì ci dovrebbero stare le sue figlie, al suo posto, ma sono sempre in giro per il mondo a studiare.. E quando parte a raccontare non finirebbe mai: aneddoti su come era Firenze una volta, di come ha impedito la chiusura del negozio (comprandolo), quando i vecchi proprietari, da cui lui stesso comprava le caramelle quando era bambino, volevano chiudere, del fatto che i giovani non si fermano più nelle botteghe a fare due chiacchiere…
Insomma, un esercizio storico fiorentino, di quelli in via d'estinzione ma che resistono, per fortuna!

DolceEmporioPuzzle

Il giro non si è fermato qui…. to be continued