mercoledì 31 marzo 2010

...e che cavoli...

Finiranno questi cavoli?
Fare la spesa di verdura in un GAS è molto istruttivo: si capisce quali sono le verdure di stagione.
Non so se ve ne siete accorte, ma nell'ultimo mese (che corrisponde anche al mio primo mese in un GAS) le verdure di stagione sono state senz'altro i cavoli.
Di tutti i colori e le specie: cavolo cappuccio, cavolo verza, cavolfiore, cavolo viola. E poi di nuovo: cavolo cappuccio, cavolo verza, cavolfiore, cavolo viola.
Quest'anno di cavoli non ne posso più. Nonostante la stagione tenda alla primavera, e a tutta una gran varietà di verdurine colorate e dai sapori diversi, io in frigo ho ancora: mezzo cavolo cappuccio, mezzo cavolo verza e un cavolfiore.
E questo cavolo viola?

Cavolo Viola

Ce lo siamo fatti fuori in due occasioni, metà dose alla volta, perchè una intera era decisamente troppa...
In una di queste, c'ho lavorato di parecchia fantasia, per poter inventare un piatto che non fosse il solito minestrone o simili..
Ed è venuto un piatto particolare in cui ho accostato sapori contrastanti, tirando fuori un misto agrodolce: un cavolo viola stufato con prugne e aceto di lamponi (che nome di battesimo, eh?).

Ho usato:
- mezzo cavolo viola
- una lattina di prugne sciroppate (sostituibili da quelle secche)
- olio
- sale
- pepe
- aceto di lamponi (fatto mesi fa usando queste indicazioni di Dada)

La ricetta è semplice:
Per prima cosa il cavolo si lava e si taglia a striscioline, e già questo è uno spettacolo, con tutto quel viola e bianco che si rincorre tra onde e curve!
Poi si fa appassire in una padella con un po' di olio. Si aggiusta di sale e pepe e verso fine cottura si aggiungono le prugne (se usate quelle secche, conviene aggiungerle poco dopo il cavolo, così si reidratano meglio) e un po' di aceto. Tempo 15 minuti e il tutto è pronto.


Cavolo Viola e prugne

lunedì 29 marzo 2010

Così facile e così buona...

Questo post è dedicato a chi mi ha regalato questa ricetta, con cui abbiamo festeggiato il compleanno della nonna.
A volte si dimentica come le torte casalinghe che non richiedono tecniche di pasticceria per essere realizzate, siano così buone e sappiano di casa, appunto.
Presa dai lievitati, dai panettoni, dalle meringhe o dalla pasta sfoglia capita di scordare che si possano fare torte in un tempo ragionevole (un'ora tra preparazione e cottura)!
Questa torta unisce amaretti e cioccolato. Vi ispira?

Amaretti e cioccolato

Ci vogliono:
200 gr di amaretti
150 gr di burro
140 gr di farina
4 uova
100 gr di zucchero
100 gr di liquore amaretto
100 gr di cioccolato fondente
mezza bustina di lievito per dolci
un pizzico di sale

Si inizia con il tritare finemente gli amaretti e il cioccolato.
Poi si lavora il burro ammorbidito con lo zucchero, si uniscono i tuorli, gli amaretti tritati, metà dose di cioccolato, la farina e l'amaretto.
A parte si montano gli albumi insieme ad un pizzico di sale.
Si aggiunge il lievito all'impasto e subito dopo gli albumi. Si versa il composto in una teglia imburrata e alla fine si cosparge con il cioccolato rimasto.
Si cuoce in forno a 180° per circa 30-40 minuti (per sicurezza fare la prova dello stecchino).

Con la scusa che la torta era per il compleanno,ho pensato bene di decorarla con la panna montata (si sa, alla golosità non c'è mai fine ...)!

Questo post è dedicato a Ercole e Ulisse e alla loro padrona, che prima della ricetta, mi ha regalato una fettina di torta: In bocca al lupo!

Ps. con questa ricetta contribuisco alla raccolta di Genny e Albertone: La torta delle bontà (scade il 3 maggio!), con cui saranno raccolti fondi per 'La vita è un dono'.

venerdì 26 marzo 2010

et voila' le torciglion!

La pasta sfoglia è una di quelle cose che mi ha sempre spaventato fare..
Troppo difficile, mi dicevo (e mi diceva la mia mamma)! E nonostante il mio desiderio di provare a fare croissant e roba varia sfogliata, tutte le volte pensavo:
ci vuole troppo tempo, ci vogliono troppi giri, ci vuole un sacco di burro.... lascia stare...

Poi, un giorno, poco tempo fa ho visto la finta sfoglia, riportata dal grande Adriano, che ha apportato piccole varianti alla versione originale (che non s'è capito bene di chi sia...).
Il fatto che fosse finta e che fosse di Adriano mi ha convinto a provarci!

Non è stato per niente difficile, ed anche per l'esecuzione c'è voluto poco tempo, tutto sommato, rispetto a quello che immaginavo.
Ma quello che mi ha colpito di più è stato quanto questa finta sfoglia sia venuta bella sfogliata!
Guardavo il forno, via via che cuoceva, per cercare di capire se e come uscissero fuori tutti quegli strati... una specie di miracolo! ;-)

Presa dall'entusiasmo di aver ottenuto una sfoglia leggera (non ha tantissimo burro), ci ho fatto di tutto:
simil-croissant salati, losanghe con formaggio e sesamo/papavero e questi due tipi di torciglioni, che avevo sempre comprato per i bambini.

attorcigliati

Vi riporto per comodità qui le indicazioni di Adriano.

Ingredienti:

250gr farina 00
250gr formaggio spalmabile (tipo Philadelphia o similari)

160gr burro morbido

2 pizzichi abbondanti di sale


Setacciamo la farina con il sale, uniamo il formaggio ed il burro a pezzetti e mescoliamo con una forchetta o con il taglio di una spatola rigida, fino ad ottenere un briciolame più o meno regolare.

Avvolgiamo le briciole nella pellicola (scegliamone un tipo privo di PVC) ed aiutandoci con questa, compattiamo la massa e formiamo un rettangolo con un lato di una metà più lungo dell’altro, alto un po’ meno di un dito.


Trasferiamo in frigo fino al giorno successivo.


Sistemiamo l’impasto sulla spianatoia leggermente infarinata e diamo un giro semplice (a tre), come per la comune pasta sfoglia. Mettiamo in frigo una mezz’ora.


Ripetiamo l’operazione altre due volte, tre giri semplici in tutto. All’inizio l’impasto apparirà granuloso e disomogeneo, ma al terzo giro si uniformerà.


Per fare i torciglioni, si stende la pasta sui 2-3 mm, si spennella di poco burro fuso e ci si sparge sopra lo zucchero semolato. Poi si taglia a strisce di 2-3 cm di larghezza e lunghe una quindicina, si attorcigliano e si infornano per circa 15 minuti a 180°.

Dopo che i torciglioni si sono raffreddati, si possono foderare di cioccolato.
Ho fuso 50 grammi di cioccolato al latte (non avevo il fondente) con mezzo grammo di burro di cacao micronizzato (che velocizza le operazioni ed evita il temperaggio), e ci ho inzuppato i torciglioni, tenendoli poi a gocciolare su una griglia. Per raffreddare la copertura velocemente, li ho poi messi in frigo.
E questa volta, oltre ai bambini, i torciglioni me li sono mangiati anche io!

PS. Per la cottura, non ho usato la funzione di forno ventilato, per cui, verso la fine li ho rigirati, in modo da colorirli da entrambi i lati. Però penso che con la funzione ventilata, con una temperatura di poco inferiore sarebbero venuti bene senza tanti interventi manuali...


mercoledì 24 marzo 2010

e le cicerchie?

.. voi le avete mai usate?
Le cicerchie, per me, sono state una scoperta recente.
Fino a che non ho incontrato sulla mia strada Angela, a dir la verità non avevo nemmeno idea di che cosa fossero di preciso. Pensavo, forse, che fosse una verdura, tipo la cicoria...
Magari solo perchè nel nome ci sono vocali e consonanti simili (che vergogna, eh?!?)

Poi mi sono decisa a provarle, o meglio, a stivarle in dispensa, chè io sono sperimentatrice, ma ho bisogno dei miei tempi, e le novità le devo digerire bene prima di buttarmici.

Quindi, dopo qualche mese che erano lì, è arrivato anche il loro momento.
Finalmente, dico ora!
Sono buonissime! La sorpresa maggiore è stata che dopo averle cotte mi hanno ricordato molto i lupini (almeno, a Firenze si chiamano così): quei legumetti gialli a forma di soldo, che si comprano alle fiere e che si sbucciano semplicemente stringendoli tra pollice ed indice. Avete presente?

Cicerchie  e cozze


Per prepararle, mi sono ispirata ad un classico: zuppa di ceci e gamberi, che ho riadattato in crema di cicerchie e cozze.
Un successo.

Ho usato:
250 gr di cicerchie secche
120 gr tagliatelle di kamut (quelle che mi erano avanzate dai ravioli)
1 kg cozze
mezzo bicchiere di vino bianco
1 spicchio di aglio
sale
pepe
olio
prezzemolo

La cicerchie le ho tenute in ammollo per un giorno, poi le ho cotte in pentola a pressione per circa 40 minuti. Una parte le ho sbucciate, visto che la buccia era parecchio dura e si toglieva facilmente, poi le ho passate al passaverdura per ottenere una purea.
Ci ho aggiunto un po' di acqua, in modo tale da poterci cuocere più agevolmente le tagliatelle, che avevo spezzettato a mo' di maltagliati.
Nel frattempo ho preparato le cozze, che ho fatto aprire in padella, su un soffritto di olio e aglio, e ho poi sfumato con un mezzo bicchiere di vino bianco e alla fine ho aggiunto una spolverata di prezzemolo tritato.
A cottura ultimata, ho impiattato (anzi, inciotolato) cicerchie e tagliatelle, con sopra un po' di cozze.

Ps. Le cozze avevano fatto molta acqua in cottura, ed io non ce l'ho fatta a buttarla nel lavandino. Così, l'ho filtrata e messa da parte. La sera dopo, ci siamo fatti un bel risotto, aggiungendoci solo un pò di gamberi! E che profumo di mare!

lunedì 22 marzo 2010

Frittelle ritardatarie

San Giuseppe è stato venerdì, ed io arrivo un po' in ritardo, ma queste frittelline proprio non le volevo lasciare attendere fino al prossimo anno...
A Firenze, per San Giuseppe, non si fanno le zeppole, ma per l'appunto le frittelle di riso.
Che io non ho mai fatto.
Quelle che vi racconto sono infatti quelle che mi ha regalato mia suocera, corredate di ricetta, che voglio scrivere per non rischiare di perdere il fogliolino con gli appunti che mi sono presa!
(pero', magari, possono interessare anche a qualcun'altro, visto che sono così buone che non necessariamente si dovrà aspettare il prossimo anno per provare a farle!)

Frittelle di riso

Per una vagonata di frittelle (tanto sono come le ciliegie: una tira l'altra!)
ma per una dose un po' più normale, potete dimezzare...

2 litri di latte
600 gr di riso arborio
400 gr di zucchero
6 uova
1 arancia
la scorza di 1 limone
1 bicchierino di rum o zibibbo
1 bustina di vanillina (io ci metterei un cucchiaino di estratto di vaniglia)
1 pizzico di sale
1 litro di olio per friggere

La procedura è un po' lunga, soprattutto perchè il riso deve essere freddo prima di incorporarci le uova, quindi, con un po' di organizzazione, si può iniziare la sera e finire il giorno dopo.

Quindi, diciamo, la sera si mette in un bel pentolone, da freddo, il latte insieme al riso, il sale e la scorza del limone. Si porta lentamente ad ebollizione e si continua a farlo sobbollire fino al ritiro del latte. Ci vorrà più o meno 30-45 minuti.
Si aggiunge lo zucchero e la vanillina e si continua a tener sul fuoco fino a far sciogliere lo zucchero, mescolando.

A questo punto si spenge e si prosegue il giorno dopo, oppure non appena il riso si è freddato.
A freddo, si aggiungono i tuorli delle uova, la scorza dell'arancia ed il suo succo, ed il liquore.
Si montano le chiare a neve e si incorporano piano piano al composto, con il solito movimento dall'alto verso il basso, per evitare che si smontino.

Non resta che fare delle palline, aiutandosi con un paio di cucchiai e friggerle in olio caldo.

Da fredde, volendo, si possono spolverizzare di zucchero a velo.
A me, piacciono sia con lo zucchero che senza... strano eh?!

venerdì 19 marzo 2010

Pane con sorpresa

Il pranzo del sabato e della domenica è una cosa che preparo di rado, perchè siamo sempre ospiti dai nonni!
Nell'idea che ho del pranzo rilassato della domenica, il forno è uno strumento indispensabile, che durante la settimana accendo di rado (tutti i miei lievitati/pizze sono prodotti del week end!!).
La voglia di preparare questo piatto ce l'avevo da mesi, come il suo contenuto, che riposava in freezer da tempo, per aspettare l'occasione giusta.
Che è arrivata sabato scorso. Giorno in cui abbiamo detto che saremmo stati a casa.

Pane con sorpresa

E così mi sono messa all'opera e ho fatto questo pane.
Ma non fatevi ingannare dall'apparenza. E' un pane che nasconde una sorpresa...

Un bel pezzo di arista con i funghi.

Che avevo nel congelatore.
I funghi sono una vaschetta di champignon che avevo trifolato tempo fa e congelato, con l'idea di usarli in questo piatto, ma non sapendo quando.
L'arista era un pezzo da circa mezzo kilo.

Per il pane ho usato una farina COOP che ho scoperto di recente, che è una miscela già pronta di farine, lievito naturale e lievito di birra, per fare il pane. Di base preferisco miscelare io le farine, secondo i miei gusti, ma questo pane l'avevo assaggiato da mia suocera e mi era piaciuto per la sua morbidezza.

Ne ho preparato mezza dose.
500 gr di miscela di farine contenente già i due tipi di lievito
300 ml di acqua
10 gr di sale
20 gr di olio evo
Si mescolano tutti gli ingredienti (il sale si aggiunge alla fine) e si impasta bene fino ad ottenere una palla liscia. Si lascia riposare per circa 40 minuti, coperto da pellicola.

Arista in crosta

Poi l'ho steso con il matterello e ci ho adagiato sopra il pezzo di arista, condita con un po' di sale e pepe, un paio di rametti di rosmarino e circondata dai funghetti ben scolati. Penso che il fatto di scolarli bene (io li ho addirittura strizzati) sia molto utile per evitare che il pane si inzuppi troppo e cuocia male, considerando che in cottura l'arista produce comunque il suo sughino.
Dopodichè si passa a foderare il tutto con i lembi di pasta di pane, come fosse una copertina ben rimboccata!
Si lascia rilievitare per circa un'ora e mezzo, poi si inforna a 200° per un'oretta scarsa.

Prima di infornare, ho versato un filo d'olio sul pane... visto che strane striscioline ha fatto?

mercoledì 17 marzo 2010

il kamut per i ravioli...

La pasta in casa non l'avevo mai fatta prima.
Il motivo principale è che alla pasta, e nella fattispecie a ravioli, tortelli e tortellini, per tradizione di famiglia, ci pensava un tempo la mia nonna, e adesso la mia mamma.

In effetti, a pensarci bene, la mia versione non è tipicamente tradizionale: non penso che la mia nonna sapesse cosa fosse la farina di kamut (che per l'appunto è un marchio americano registrato su un tipo di grano originario dell'Egitto), e a dir la verità, forse anche la mia mamma...
Io ne ho scoperto l'esistenza solo qualche anno fa, ma è arrivato nella mia dispensa da molto meno!
Con la scusa quindi di scoprire che tipo di consistenza avesse e come poterlo usare, ho provato a farci dei ravioli, miscelandolo con semola di grano duro (giusto per essere tranquilla!)
I ravioli li ho farciti con un impasto basato su degli spinaci freschi, presi dal contadino del GAS.
In casa non avevo la ricotta, quindi per poter simulare i ravioli ricotta e spinaci, ho aggiunto formaggio spalmabile (tipo philadelphia) e stracchino.
L'esperimento è riuscito, anche se questi formaggi scompaiono un po' alla vista, quando si addenta il raviolo (ma il saporino rimane lo stesso!).
La prossima volta, vorrei provare con la ricotta, nella versione classica.

ravioli making

Nonostante la farina esotica e l'esperimento che volevo fare, non potevo rinnegare completamente la tradizione, quindi ho chiesto alla mamma la dose di farina per uovo. Risposta: 90 gr di farina per ogni uovo.

Ecco quindi come ho fatto, con dosi per 4-5 persone:
4 uova
160 gr di kamut
200 gr di semola di grano duro
che ho impastato 5 minuti, ho fatto a palla, ho foderato di pellicola e lasciato riposare in frigo per una mezz'oretta (la mia mamma, di solito, lo prepara anche il giorno prima, e dice che viene meglio...)

Poi ho preparato il ripieno con
6-7 mazzetti di spinaci (che ho fatto lessare in pentola con poca acqua, poi ho strizzato e tritato)
100 gr di stracchino
100 gr di formaggio spalmabile
noce moscata
sale
parmigiano grattugiato

La sfoglia l'ho stesa in tre volte con il mio mini matterello (sarà lungo 30cm, non di piu'..)
e devo dire che è stato meno faticoso di quello che immaginassi..
Certo, non l'avrò stesa al millimetro, come si riesce a fare con la macchinetta, ma sono riuscita a farla sufficientemente fine!
L'ho tagliata a quadrati, in ognuno ho messo un po' di impasto, e ho piegato per fare i ravioli.
Ho finito prima il ripieno della pasta, così con gli avanzi ho fatto 100gr di tagliatelle.

Raviolo kamut

lunedì 15 marzo 2010

Oggi trippa

Forse non va tanto di moda, ma a noi la trippa piace tanto.
E, non lo direste mai, capita che la faccia perchè sono i legumini a chiedermela!
La trippa è un piatto povero (come il lampredotto o il fegato) che è un po' maltrattato e poco diffuso, ma è così saporito che il nostro inverno non passa mai senza...

La ricetta che seguo è quella tratta dal libro della Cucina Fiorentina, di Petroni, con l'unica differenza che, contrariamente a quanto afferma lui, preferisco cuocerla a lungo, anche 2 o 3 ore, in modo tale che l'acqua che fa la trippa in cottura, venga riassorbita bene e il sughetto sia morbido ma non acquoso: perfetto per farci la scarpetta!

Trippa alla fiorentina

L'ultima volta, l'ho fatta durante la settimana. Incredibile, ma vero.
Come ho fatto a conciliare una cottura così lunga, con i tempi ristretti che ho (come molti) a disposizione dal lun al ven?
In pratica, l'ho cotta la sera precedente, anche mentre eravamo a cena. Diciamo che ho iniziato alle 19 e ho spento il fornello verso le 22.
La sera dopo, pero', è bastato riscaldarla e la cena era pronta!

Ecco la ricetta:
- 1kg di trippa
- 300gr di pomodori pelati
- 1 cipolla
- 1 gambo di sedano
- 1 carota
- parmigiano grattato
- olio extravergine di oliva
- sale e pepe

Gli odori vanno tritati finemente e fatti rosolare per una mezz'oretta (ma anche metà tempo può bastare) con 4 cucchiai di olio. Poi si aggiunge la trippa lavata e tagliata a striscioline, e la si lascia insaporire per una decina di minuti.
Si uniscono i pomodori, sale e pepe e si continua la cottura per 20 minuti a fuoco moderato, senza coperchio. Ecco, qui, secondo me, la cottura preferisco allungarla fino a un paio d'ore, in modo che gran parte dell'umido evapori.
Prima di togliere dal fuoco, si aggiungono 2-3 cucchiaiate di parmigiano.
Va servita bella calda!

venerdì 12 marzo 2010

99 colombe per l'Abruzzo

Se negli ultimi giorni non avete visto questa leggera colomba volare su tanti blog, allora vi consiglio di leggere queste due righe.



Oggi, non ho foto di prelibatezze da farvi vedere, ma ho SOLO voglia di farvi conoscere un progetto di solidarietà e pace che accomuna 99 bloggers (di cui io sono onorata di far parte) e che si chiama 99 colombe, come 99 sono le fontanelle di una famosa piazza dell'Aquila.

Un progetto che hanno colto al volo Artemisia e Lydia, non appena hanno letto la richiesta di aiuto di chi, tra tanti, in Abruzzo ha cercato di tornare a nuova vita con la forza e il coraggio e la caparbietà solo di chi ama i propri luoghi e ciò che fa.
La pasticceria delle Sorelle Nurzia, che poco dopo il tragico terremoto ha riaperto la propria produzione di torroni, panettoni e colombe, per continuare una tradizione piu' che centenaria, ha chiesto aiuto per risollevarsi dalle macerie e per cercare di farsi conoscere anche fuori d'Abruzzo.

Ed ecco cosa faremo noi food bloggers: ci inventeremo qualcosa per accompagnare i loro dolci e invitanti prodotti ed il 6 aprile, quest'anno, sarà una festa!!
Su 99 colombe tutti i dettagli e le evoluzioni del progetto.


Ringrazio di cuore Lydia e Artemisia per averci dato la possibilità di fare qualcosa di più utile della semplice presentazione dei nostri esperimenti in cucina...
Finalmente un'occasione di solidarietà per dare un valore ancora più importante a questa passione che ci accomuna!

mercoledì 10 marzo 2010

Torta al limone

Ma voi lo avevate il manuale di Nonna Papera?
Io di sicuro ho avuto il manuale delle giovani marmotte, quello di nonna Papera mi sa di no, ma non mi sono arresa!
Puo' sembrare un controsenso non cercarlo a 10 anni e cercarlo disperatamente tanti anni dopo (.. eh, no, non ve lo dico quanti anni ho ora!!), ma l'idea venuta a Sabrine era meravigliosa: festeggiare i 40 anni del manuale di Nonna Papera con una bella raccolta di ricette!

Torta al Limone - Nonna Papera


E così, cerca e ricerca l'ho scovato in biblioteca. Con la complicità del mio compagno sono riuscita a recuperarlo e mi sono subito messa a sfogliare quelle pagine ingiallite (eh, sì, perchè ho trovato addirittura la prima edizione!), a guardare i fumetti, a studiare cosa avrei potuto fare...
Un sacco di idee, di ricette semplici (anche se un bambino da solo non ci riuscirebbe a farle tutte da solo..).
Poi, parlando con altre mamme di amichetti di Lenticchia e Fagiolo, ho scoperto che il Manuale di Nonna Papera era stato anche per loro un libro d'infanzia, uno dei primi libri di ricette avuti.
Qualcuna, mi ha fatto vedere, ce l'aveva bello pataccoso, proprio come deve essere un libro di cucina vissuto, un'altra, invece, dopo averle raccontato delle peripezie per trovarlo, si è messa alla ricerca del suo e l'ha scovato, nascosto in scatoloni e ancora a casa della sua, di mamme!
Ma c'è anche chi, pur avendo un blog e non il libro, ha ricevuto per mail le foto ad una ricetta, così da poter partecipare!!
Insomma, grazie a Sabrine, questo ritorno ai ricordi ha coinvolto tutte, amiche e colleghe, chi con blog e chi di blog non ne sapeva niente...
Che dire? Grazie!

Io, tra le varie ricette, dopo tanto studiare mi sono fatta attrarre dalla ricetta... sbagliata!
Eh si', perchè ho provato a fare la TORTA AL LIMONE, che però, come ho scoperto dopo averla fatta, e confrontandomi con chi come me ci aveva provato (come AccantoAlCamino), le dosi per la pasta sono fasulle... e allora mi sono un pò arrangiata, aggiungendo latte e uova.
Ho fatto la torta la settimana scorsa, quando ero a casa malata... forse, per via della febbre, avrei dovuto riposare invece che sminestrare in cucina e così, ad essere sincera, il risultato delle modifiche non è stato come immaginavo (l'impasto è venuto un po' duro) però la crema al limone e la meringa, sono venute molto buone!


Ecco quindi la ricetta, esattamente come la fa Nonna Papera.

Con un paio di premesse, da leggere, prima di seguire le indicazioni della vecchietta:
1 - per la pasta di base, con 25 grammi di burro non si riesce a lavorare.. Io ne ho messi 40 grammi, insieme ad un uovo e ad una mezza tazzina di latte, ma avendoci provato, penso che sia sufficiente aumentare notevolmente il burro e non aggiungere altro. Prima di stendere, ho lasciato riposare in frigo per 10 minuti.
2 -p
er preparare la meringa, fate attenzione a non metter subito lo zucchero a velo insieme agli albumi, prima di iniziare a montarli!!
Ve l'ho detto, avevo la febbre, io non ci ho fatto caso (avevo in mente la panna zuccherata, che si addolcisce fin dall'inizio) e così ho dovuto ricominciare... perchè è veramente difficile montare a neve chiare e zucchero insieme!
3 - non avevo le ciliegine candite e quindi non le ho potute usare nella decorazione


ricetta torta limone

Per la pasta di base:
250gr farina
25 gr di burro (?!?!?)
1 pizzico di sale.

Si prepara la base impastando gli ingredienti come per una frolla, ovvero mescolando farina e burro a pezzetti, più il sale, fino a che non si ottiene un panetto.
Si stende la pasta con il matterello fino a 5mm e si mette la pasta in una tortiera imburrata, coprendola con carta forno e fagioli secchi per non farla gonfiare. Si cuoce 10 minuti in forno caldo (per me 180°) e 20 minuti in forno moderato (per me 160°).

Mentre cuoce la base, si prepara la crema con:
3 limoni
180 gr di zucchero
300 ml di acqua
60 gr di farina
3 tuorli

Si fa bollire l'acqua ed al bollore si spenge e ci si mettono le scorze grattugiate dei limoni. Il succo dei limoni si mescola a parte con la farina, poi ci si aggiunge l'acqua calda con dentro la scorza e si lascia bollire per 5 minuti, mescolando con cura. Si toglie dal fuoco e si aggiungono zucchero e tuorli. Qui il manuale dice che l'ideale sarebbe avere la pasta di base pronta in questo momento, così da versarci subito sopra la crema.

Poi si prepara la meringa con:
2 albumi
40 gr di zucchero a velo
ciliegine candite

Iniziate con il montare gli albumi, solo quando avranno già iniziato a spumare aggiungete pian piano lo zucchero a velo setacciato (per non avere grumi)!
Otterrete una spuma un po' collosa, che scrive! A questo punto la potete versare sulla torta, spandere con un cucchiaio e decorare con le ciliegine.
Poi si inforna a 180° fintanto che la meringa inizia a dorarsi (tanto la pasta di base è già stata cotta).

Ps. Ha fatto anche a voi uno strano effetto rileggere come i piatti venivano preparati 40 anni fa?
Per esempio, in molte ricette è indicato di mettere una bustina di zucchero vanigliato. Ma 40 anni fa, facevano le stesse bustine di ora?!?!

PS2. Nella foto si vede che la ricetta è in realtà una fotocopia... Il libro lo dovevo rendere in biblioteca, ma prima di restituirlo, mi sono fatta un po' di copie!!

Se non si fosse capito, con questa ricetta partecipo alla raccolta di Sabrine:

lunedì 8 marzo 2010

Soluzione salata (last minute)

Tempo fa, con i legumini, siamo stati invitati all'uscita di scuola, ad una merenda improvvisata a casa di amichette/i (maschile e plurale perchè trattasi di 2 sorelline e 1 fratellino di età tra i 6 e i 2).
La mamma in questione, abituata ad organizzarsi con una tale vivace famiglia, ha pensato bene di invitare per la merenda anche altri 2? nooo.... 3? nooo... 4? nooo... insomma altri 6 bambini e tre mamme.
Di pronto aveva solo una gustosa torta, che non sarebbe di certo bastata...
E allora in quattro e quattr'otto ha sfornato un paio di gustosissime tortine salate, che davvero abbiamo preparato in un battibaleno, insieme, mentre i pischelli giocavano in camera!

Torta salata

Sono veramente semplici, non certo una innovazione, ma sono così gustose e veloci da preparare (avendo la pasta sfoglia o pasta brisee in casa) che mi hanno colpito, anche perchè ultimamente mi ero fossilizzata un po' con preparazioni lunghe e queste, invece, ti risolvono anche una cenetta veloce o un aperitivino very last minute, cambiando contesto e scordandosi dei bambini...!!!
Lei ne ha preparata una con la pancetta e una con prosciutto cotto e formaggio, ma veramente, si possono fare secondo me con farciture a piacimento.

Per questa torta ho usato:
1 rotolo di pasta sfoglia (o pasta brisee)
100 gr di pancetta arrotolata
200 ml di panna da cucina (sostituibile con besciamella)
1 uovo
parmigiano grattugiato
olio
sale
pepe

Si appoggia la pasta sfoglia in una tortiera e si bucherella con i rebbi (le punte) di una forchetta.
Si adagiano sopra le fette di pancetta, tenendole un po' mosse (insomma, non spiaccicate sul fondo). Si prepara la farcia, mescolando con una frusta la panna insieme all'uovo, un po' di olio, sale e pepe, finché il composto non è bello omogeneo.
Si versa il composto sopra la pancetta, si cosparge di parmigiano grattugiato e si inforna a 180° per un 30-40 minuti. Se dovesse colorirsi troppo, coprire con un foglio di alluminio.

Magari, una soluzione veloce, da preparare stasera per una festa tra DONNE...
;-)

venerdì 5 marzo 2010

La prova della carota

Vi ricordate le carote di una volta?

Io me ne ero dimenticata fino all'altro giorno quando ho fatto per la prima volta la spesa con il GAS a cui mi sono aggregata da un mesetto.
Il GAS, molto brevemente è un gruppo di persone che, tra le altre cose, comprano insieme prodotti genuini da produttori locali, aiutandoli a sopravvivere alla concorrenza dei supermercati.
Ma del GAS ne parlerò più avanti.

Tornando a noi, nella busta di verdure biologiche, di stagione, fresche e terrose che mi ha consegnato il signor contadino, comparivano un mazzetto di carote.
All'inizio le ho sottovalutate: che ci faccio con 5 carote, che c'ho il frigo pieno di quelle prese al supermercato?

Poi mi sono incuriosita e, dopo aver assaggiato gli spinaci, che erano anche un po' lumacosi ma dolcissimi, come non avevo mai sentito... ho fatto la prova dell'intenditore.
Avete presente Michele e il suo whisky? (la tele non la vedo tanto da anni ormai e non so se ci sia ancora questa pubblicità, ma sono sicura che molte avranno capito.. era uno spot cult!)

Ecco, ho fatto la stessa cosa:
ho grattugiato le carote in due ciotole di colori diversi per riconoscerle, perchè pensavo che anche alla vista fossero identiche.. invece: SORPRESA! Quelle del contadino si sono subito un po' annerite... e chi se lo ricordava più che le carote si ossidano?!?!
Quelle del supermercato restano tali e quali che tu le lessi, le mangi crude o le salti in padella....

Le carote non sono tutte uguali

Fatto sta, che ho fatto chiudere bene gli occhi a Lenticchia, le ho messo le ciotole davanti e le ho chiesto quali fossero le più buone.
Poi è toccato a Fagiolino, poi al mio compagno e infine ho voluto provare anche io.
Secondo voi, cosa abbiamo scelto?

...Troppo più buone e dolci!!
Facile... le altre, al confronto, non sanno praticamente di niente.

PS. non ho modificato i colori della foto, giuro. Solo il contrasto.
A occhio si capisce quali sono quelle buone?

mercoledì 3 marzo 2010

Una soffice focaccia... genovese style?

Il sabato di regola è pizza, ma non in pizzeria!
Ultimamente, oltre alla pizza preparo anche una teglia di schiacciata.
Se non abbiamo ospiti, due teglie per cena avanzano sempre, e così pizza e/o schiacciata le faccio a pezzetti e le congelo.
Un'ottima soluzione per la merenda a scuola o per una cena improvisata, quando il frigo è vuoto...

Trancio Focaccia Genovese

L'ultima volta ho voluto preparare la schiacciata con le patate, che ho fatto diverse volte e che fino all'altro giorno eseguivo pedissequamente seguendo le indicazioni di Comida.
Poi mi sono convinta di provare a farla con la pasta madre, e così il cervello mi si è messo in moto per capire che procedimento usare per ottenere lo stesso risultato:
una schiacciata morbida, soffice in cui se si affonda il dito, si arriva fino in fondo, ma poi la schiacciata torna magicamente su!
Non so se la focaccia genovese si prepari con le patate, forse no, ma viene così soffice che a me la ricorda molto..

Alla fine, non è che abbia stravolto eccessivamente il procedimento.. solo allllllllllungato i tempi, (per rispetto alla lievitazione naturale, che in fretta non funziona :-) e accomodato le dosi.

Per una teglia:
- 2 patate
- 230 gr pasta madre
- 450 gr farina 0
- 120 gr farina manitoba
- 240 gr acqua
- un bicchiere di olio extravergine di oliva
- 10 gr sale
- un cucchiaino di zucchero

La sera precedente ho fatto bollire le patate con la buccia, poi le ho sbucciate e schiacciate con una forchetta.
Ho anche preparato un poolish, spezzettando la pasta madre e sciogliendola insieme allo zucchero nei 240 ml di acqua, a cui poi ho aggiunto 100 gr presi dalle due farine che avevo mescolato in una ciotola.
Ho coperto e ho lasciato a riposare tutta la notte.
La mattina dopo (era venerdi', e per la loro gioia, ho costretto pargoli e compagno a fare colazione al dolce sottofondo della planetaria che girava e girava e girava..) ho impastato bene con il resto della farina, ho aggiunto piano piano l'olio, aspettando che fosse assorbito prima di aggiungerne altro.
L'impastatrice ha lavorato per una mezz'oretta (sempre per la felicità dei commensali...) fino ad ottenere un impasto ben legato, che tuttavia rimane morbido.
A quel punto, ho spento la planetaria (finalmente!) e ho steso in una teglia da pizza (di quelle che stanno precise come dimensione sul ripiano del forno). Ho lasciato a lievitare nel forno spento per tutto il giorno.
La sera, la focaccia era bella cresciuta, così l'ho spostata dal forno, che ho acceso a 200° e quando è arrivato a temperatura.l'ho cosparsa di un po' di olio e di sale grosso e l'ho infornata per una mezz'oretta!

Focaccia Genovese

Una volta che il profumino ha cominciato a diffondersi in casa, e soprattutto dopo che le boccucce l'hanno addentata... mi sono fatta perdonare per l'allegro frastuono a cui li avevo costretti per colazione.. ;-)

lunedì 1 marzo 2010

... marito(zzi)?

Li avete mai fatti i maritozzi?
Quei morbidissimi panini dolci, che si tagliano nel mezzo e poi si farciscono con la panna, che quando li addenti, esce da tutte le parti... così che sei costretta a leccarti le dita??

Li avevo sempre presi in pasticceria, fino a quando l'anno scorso li vidi da Paoletta...
Li feci quasi subito e da allora li ho rifatti tante altre volte, non cambiando una virgola nel procedimento!
Però una variazione l'ho fatta. I panini che indica la mia cara Paoletta sono in pezzi da 80 gr.
Con il fatto che poi gonfiano sia in lievitazione che in cottura, per i miei gusti, vengono troppo grandi.. Non che sia un sacrificio finirli, eh.. intendiamoci...
E' solo che dimezzando la dose a 40 grammi, vengono fuori maritozzi grandi il giusto, per essere un dessert di fine pasto e.... soprattutto, hai poi la scusa per fare il bis!

Maritozzi!!

Ecco di nuovo la ricetta, ripresa da Paoletta, per onorarla nuovamente!
Per 23 maritozzi.

Ingredienti:
450gr farina manitoba
50gr farina di riso
200gr acqua
90gr zucchero
1 cucchiaio miele (possibilmente d’arancio)
1 uovo + 1 tuorlo
8gr lievito fresco
8gr sale
1 cucchiaino malto (o miele)
60gr burro
40gr olio di mais (o arachide o riso)
zeste di 1 arancia grattugiate
albume e sciroppo di zucchero per pennellare

Procedimento:
Portiamo quasi a bollore l’acqua con metà delle zeste e riscaldiamo l’olio con l’altra metà.

Sciogliamo il lievito ed il malto nell’acqua intiepidita (che avremo riportato a 200gr), uniamo 200gr di farina e lasciamo gonfiare a temp. ambiente (ca 1 ora). Misceliamo il resto della farina con quella di riso.

Uniamo metà della farina e dello zucchero ed avviamo la macchina a vel. 1, all’assorbimento uniamo l’uovo con il resto dello zucchero e della farina, facciamo andare per qualche giro, poi inseriamo il tuorlo con il miele ed il sale, aumentiamo la vel. a 1,5 ed incordiamo.

Aggiungiamo il burro morbido in due volte e, quando avremo ottenuto una buona incordatura, uniamo l’olio a filo, fermandoci di tanto in tanto per evitare che l’impasto si smolli.

Copriamo e poniamo a 26° fino al raddoppio (ca. 2 ore)

Rovesciamo sulla spianatoia infarinata e diamo le pieghe del tipo 2, arrotondiamo e copriamo a campana.

Dopo 30’ porzioniamo in pezzi da 40gr (Paoletta indicava 80gr, ma vengono enormi, poi fate voi..) ed avvolgiamo a palla stretto.
Dopo 15’ capovolgiamo le sfere e riavvolgiamo a filoncino.

Copriamo con pellicola e mettiamo a lievitare a 28° (ca 1 ora)
Pennelliamo con albume ed inforniamo a 180° per 12’ o fino a cottura.
Appena fuori dal forno lucidiamo con sciroppo di zucchero a 30° (135gr di zucchero portati a bollore con 100gr di acqua e raffreddati).
Quando si raffreddano, tagliarli per il lungo e farcirli con panna montata.