venerdì 29 gennaio 2010

Budini ciocco in salsa cherboroise

Se non ho una scadenza sono rovinata.
Come quando mi segnai in palestra, con orario libero, e ci andai 2 volte e basta.
Qui la storia si ripete.
E' da novembre, quando Kat mi disse che avrebbe proposto un meme burlone ispirato dalla mia omonima, che ci pensavo...
Ma siccome lei non aveva indicato una scadenza.. sono arrivata fino ad oggi. Non male, eh?

Dopo ricerche su ricerche ho finalmente trovato la mia salsa cherboroise, che risale ai tempi in cui i Fenici portarono la melagrana nel bacino del Mediterraneo, dopo averla scoperta in terra Caucasica.
Ma per vedere l'uso della salsa come condimento di dolci a base di cioccolato bisogna aspettare che anche il cacao fosse portato in Europa dal mitico Colombo (come avranno fatto prima, senza?!?!)

Insomma, dopo ricerche su ricerche sono arrivata a scoprire la ricetta del budino ciocco in salsa cherboroise, e stupefatta da tanta magnificenza non ho potuto non raccontarvela.

Budini cherboroise

Ci vogliono, per 6 bicchierini:
- 330 gr di latte
- 120 gr di cioccolato (fondente o al latte, secondo i gusti)
- addensante vegetale (polvere di agar-agar)
- 1 melagrana
- 1 cucchiaio di zucchero

Si scioglie a bagnomaria la cioccolata in pezzi insieme al latte. Quando è quasi al bollore si aggiunge un cucchiaino di agar-agar, precedentemente diluito in poco latte freddo, e si continua a mescolare per 3 minuti.
Si versa nei bicchierini e si lascia un po' raffreddare.

Nel frattempo, si prepara la salsa cherboroise: si sgrana la melograna, la si passa al passaverdura e si mette quasi tutto il succo ottenuto in un pentolino con un po' di zucchero, si porta al bollore e si aggiunge una punta di cucchiaino di agar-agar, come prima, precedentemente diluito nel succo tenuto da parte. Si mescola un altro paio di minuti e poi si lascia un po' raffreddare.
(a dir la verità, io ne ho messo un po' di più di addensante e la salsa si è trasformata in una dolce mattonellina... devo ancora prenderci la mano...)

Quando nei bicchierini, il cioccolato si è un po' rappreso, si aggiunge la salsa cherboroise e si lascia raffreddare ancora.
Dopo qualche ora il budino è pronto, per la gioia di chi lo vorrà provare!

PS. Ovviamente, il tutto risulta GLUTEN-FREE, vero Gaia?

mercoledì 27 gennaio 2010

Vado matta per la cecìna ...

Pensavo che la cecìna fosse tipicamente toscana, o meglio, pisana.
Poi l'ho trovata sull'isola di San Pietro, di fronte alle coste della Sardegna sud-occidentale, terra di conquista e di orgoglio genovese, dove questa delizia è più semplicemente chiamata farinata di ceci.
Facendo un po' di ricerche, sembra che sia prodotta da tante parti in Italia, con nomi e con varianti diverse (con aggiunta di cipolle, formaggio, ecc)...
Fatemela chiamare, però, come l'ho sempre chiamata io: cecìna, che poi è come la chiamano anche a Pisa.

Adoro i legumi ;-) (non solo i legumini) e di questa cecìna, semplice semplice, me ne sono fatta una scorpacciata.
Avreste mai pensato di usarla come ripieno della schiacciata? A Pisa ci hanno pensato!
E a dir la verità, anche io non saprei cosa scegliere tra schiacciata con la mortazza o schiacciata con la cecìna..


la cecina


Per farla, a parte l'organizzazione del tempo, perchè la farina deve stare a rinvenire in acqua per almeno 3-4 ore (ma tutta la notte è ancora meglio), è poi di una semplicità unica!

Ci vogliono:
- 400 gr di farina di ceci
- mezzo bicchiere di olio EVO
- 1 litro e mezzo di acqua
- sale e pepe

La sera prima va preparato l'impasto, mettendo in una ciotola la farina a fontana e versandoci sopra piano piano l'acqua, sempre mescolando per evitare che si formino grumi.
E' un'operazione che richiede lentezza e attenzione, perchè se fatta male rischia di compromettere il risultato!
Si sala a piacere e si lascia riposare.
Il giorno dopo, se si è formata un po' di schiuma in superficie, va eliminata con un mestolo bucato.
Si versa l'olio nella teglia, cercando di spanderlo un po', si aggiunge il composto e si mescola finchè l'olio non è assorbito.
Si cuoce in forno a 250° fintanto che la cecìna diventa dorata e si screpola in superficie.
A seconda di quanto è spessa, ci vorrà un tempo variabile tra i 30 e i 45 minuti.
Con queste dosi, io ne ho ricavate una teglia grande da pizza (quelle che stanno precise in forno) e una più piccola, perchè la cecìna mi piace bassa sul mezzo centimetro, scarso.
Voi fate secondo il vostro gusto!

Si serve calda, spolverata di un po' di pepe nero, e magari dentro una bella focaccia!

lunedì 25 gennaio 2010

Una fetta di gubana per iniziare la settimana...

La prima scusa per farla è stata di usare gli stampi di cartone, che mi ingombravano la dispensa.
La seconda scusa è stata che sabato sera avevo a cena ospiti e la domenica andavo dai suoceri, quindi avevo bisogno di due torte.
La terza scusa è stata che avendo finalmente capito cosa sono incordatura e velo di un impasto, volevo sperimentare una nuova ricetta stile lievitato dolce.
La quarta scusa è stata che questa gubana (di cui non conoscevo l'esistenza al mondo prima di scoprirla da Adriano e poi da Tina), mi ha sempre incuriosito per il nome.. che stupidamente associavo a qualcosa di esotico (.... ehm, tipo Cubana detto da Mami di via col vento..)

Una fetta di gubana



Insomma, 4 scuse sono state sufficienti a farmela provare.

La gubana è in realtà un dolce tipico friulano, molto soffice e arricchito di un ripieno di noci, mandorle, pinoli, nocciole, ecc. che lo rende speciale!
Una specie di morbido panettone, dalla forma insolita e dal cuore ricco!

La lavorazione è un po' lunga (ho iniziato il giovedi' sera per infornarlo il sabato), ma le dosi sono per due torte.. così la fatica (e la panza...) viene ripagata!


La ricetta, ripresa integralmente da Adriano, la riporto qua sotto.
Non ho fatto modifiche (eh.. ci mancherebbe..) , solo aggiunto due annotazioni utili..

Ingredienti:

600gr farina W 300 (in alternativa: farina Manitoba per uso non professionale)
200gr latte intero
110gr acqua
180gr zucchero
160gr burro
1 uovo + 2 tuorli
14,5gr lievito fresco
8gr sale
1 cucchiano di malto
zeste grattugiate di 1 arancia ed 1 limone
1 baccello di vaniglia o 1 cucchiaino di estratto.

Ripieno:

220gr uvetta sultanina
90gr Picolit o altro passito
mandorle spellate e tostate 80gr
gherigli di noce 80gr
nocciole tostate 50gr
pinoli saltati in poco burro 30gr
zucchero 100gr
zeste grattugiate di 1 arancia ed 1 limone
1 uovo
burro 40gr
1 cucchiaio miele
120gr panbrioche (o biscotti secchi)
1 cucchiaio marmellata di albicocche
50gr arancia candita tritata fine
50gr cioccolato fondente tritato
50gr amaretti secchi tritati
(gli ultimi 5 ingredienti non sono canonici e possono essere omessi, ma arricchiscono il sapore)

[Due sere precedenti il giorno della cottura
far rinvenire l'uvetta nel passito]

Mattino precedente alla cottura:
prepariamo una biga con 150gr di farina, 70gr acqua e 1,5gr lievito
impastiamo a mano il minimo indispensabile e poniamo a 18° per 24 ore.

Prepariamo il ripieno mescolando la frutta secca ridotta in granella, l’uvetta fatta rinvenire 24 ore nel passito, il liquido di macerazione ed il panbrioche tritato, con il burro sciolto con il miele e tutti gli ingredienti tranne l’uovo. Copriamo e poniamo in un luogo fresco.

Sera:
prepariamo un poolish aromatizzato, con 200gr latte leggermente intiepidito, 100gr di farina, zeste grattugiate di 1 limone, 6gr lievito. Copriamo e mettiamo in frigo a 5°.

Mattino:
tiriamo fuori il poolish dal frigo e diamo una mescolata.
sciogliamo i rimanenti 7gr di lievito ed il malto in 40gr di acqua, amalgamiamo 40gr di farina e lasciamo gonfiare.

Uniamo i 2 preimpasti, prepariamo 215gr di farina, versiamola tutta nella ciotola, tranne una manciata ed avviamo la macchina con il gancio. Quando l’impasto si sarà formato, aggiungiamo la biga spezzettata, il tuorlo, 60gr di zucchero, la farina rimanente ed incordiamo. Inseriamo 60gr di burro morbido (su cui avremo spalmato i semini della bacca di vaniglia). Lavoriamo finchè l’impasto non si presenterà semilucido, elastico e ben legato. Copriamo e trasferiamo a 28° fino a che triplica (ca. 1 ora).

2° impasto:

Avviamo la macchina, serriamo l’incordatura, poi aggiungiamo un albume seguito da ca. metà della farina rimanente [dopo consulto dell'ultimo minuto, il grande Adriano e Tina quasi in contemporanea mi hanno confermato che la farina rimanente risulta 95 grammi, e quindi la metà sarebbe intorno ai 47 gr] , alla ripresa dell’incordatura uniamo 1 tuorlo con metà dello zucchero ed uno spolvero di farina, riportiamo in corda ed inseriamo l’altro tuorlo con lo zucchero rimanente, il sale ed il resto della farina. Incordiamo, poi aggiungiamo il burro appena morbido, su cui avremo grattugiato le zeste dell’arancia. Lavoriamo ribaltando di tanto in tanto l’impasto nella ciotola, finchè non sarà incordato e farà il velo. Copriamo e trasferiamo a 26° per 45’.

Rovesciamo la massa sulla spianatoia e diamo le pieghe del tipo 2.

Mettiamo in frigo a 8° in un contenitore coperto, fino al primo pomeriggio (o il giorno successivo ma a 5°).

Tiriamo il contenitore fuori dal frigo e dopo un’oretta spezziamo l’impasto in 2 parti. Stendiamo ognuna di queste, con il matterello, in un ovale spesso 5 – 6mm ca. Spalmiamo il ripieno (a cui avremo unito l’uovo), lasciando un dito di bordo, che pennelleremo con albume. Arrotoliamo in diagonale, stringendo man mano; allunghiamo delicatamente il rotolo come faremmo con una baguette, avvolgiamo delicatamente il rotolo su sé stesso (come per strizzare un panno bagnato) ed arrotoliamo, mettendo il capo terminale della chiocciola, sotto.

Prepariamo due stampi con della carta forno, come per i panettoni, tagliano per ognuno 2 strisce da 10cm e 3 da due dita. Pieghiamo le prime in due per il lungo ed aggiuntiamole con la spillatrice. Prepariamo la corona prendendo la misura sulla cubana e procediamo nel solito modo, avendo cura di appuntare, per precauzione, gli spilli dall’esterno verso l’interno.
[io avevo in casa gli stampi tondi di carta di 22 cm di diametro]

Sistemiamo il tutto su una placca da forno, copriamo con pellicola e poniamo a 28° fino al raddoppio (ca. 90’)

Pennelliamo con albume, cospargiamo abbondantemente con zucchero semolato ed inforniamo a 180 per ca. 45’ o fino a cottura, proteggendo all’occorrenza con dell’alluminio.
[Infornare una gubana alla volta]
Lasciamo raffreddare su una gratella, avvolte in un panno.

Gustare con un bicchierino di Picolit o altro vino passito.

La gubana

Ne volete una fetta?

venerdì 22 gennaio 2010

Con un avocaDo in casa

Avete un avocaDo in casa?
E' bello maturo (condizione necessaria, se non volete spaccarvi il polso per frullarlo)?
Allora, vi bastano altri 5 minuti di tempo per preparare uno sfizio che ho scoperto da poco, a casa di un'amica, che vi aprirà la strada e l'appetito per il pranzo o la cena.

E' il guacamole, salsina messicana, che abbiamo gustato con un bel po' di nachos (patatine di mais a forma di triangolini)!

Guacamole my style


A dir la verità, la ricetta è una rivisitazione di quella originale, perchè non avevo il coriandolo (nè fresco nè secco) e penso che ci sarebbe stato parecchio bene, anzi, avrebbe davvero completato il sapore!

Ho usato:
- 1 avocado maturo
- 2 cipolline bianche fresche
- 2 gocce di tabasco (io questo avevo, senno' potete usare il peperoncino)
- mezzo limone
- sale e olio
- mezzo cucchiaino di cumino (se avete anche del coriandolo, mettelo!)

La preparazione è banale:
Dopo aver tagliato a metà l'avocado e aver tolto la buccia (la mia si è staccata tutta intera, da quanto era morbida la polpa!), mettete da parte il nocciolo centrale (poi capirete perchè) e tagliate a dadini la polpa del frutto.
Aggiungetevi il mezzo limone spremuto, le cipolline tagliate a rondelle e gli altri ingredienti.
Azionate il mixer finchè non otterrete una salsina morbida.
Se l'avocado è bello maturo ci metterete un minuto, altrimenti, se è bello tosto, ci metterete una vita e il polso!
Mettete in una ciotolina (oopure in bicchierini monoporzione come ho fatto io) e via con l'inzuppo della patatina!

Che ci si fa con il nocciolo?
Se non avete fretta, potreste ritrovarvi una bella pianta in casa, come ha fatto Dario (alias mister meringa, da oggi anche mister avocado)!
Io ci sto provando... vi faro' sapere!


Su suggerimento di Stefania, con questo post, partecipo all'iniziativa di InFUSIONE In cucina a luci basse legata al tema del risparmio energetico.

PARTECIPA ANCHE TU ALL\
Le motivazioni:
- 1 - non si consuma energia per la cottura (ed eventualmente al posto del mixer, si puo' usare la forchetta)
- 2 - non si butta via niente

PS. per il criterio 'a km 0', ancora non ci siamo, ma se nasce la piantina ci si può attrezzare!







lunedì 18 gennaio 2010

Una nuvola da mangiare... (anche due!)

La mia scorta di panini per la colazione era finita (questi sono durati meno del previsto), così stavo pensando già da come rifarli.

Proprio qualche giorno fa, dopo il clamore avuto quando il film su Julia Child uscì, mi sono ritrovata a parlarne con un'amica. Quel giorno stesso mi sono imbattuta di nuovo nella rivisitazione della sua ricetta di queste nuvole di brioche, che avevo letto tempo fa da Tina e che avevo messo in qualche cassetto della testa, per poi dimenticarmene!?!
Quando ho rivisto le sue foto, e soprattutto quella dove si vede la nuvola dell'interno... non ho saputo resistere e mi sono messa ll'opera!
Insomma, è stato per un intreccio di coincidenze che le ho fatte e credo proprio che la prossima volta non dovrò aspettare una coincidenza... la scorta di panini/brioche per colazione che pensavo di fare non si è molto rimpinguita.. ce ne siamo fatte fuori diverse, sabato a colazione, ancora calducce di forno!

Brioche nuvola di Julia Child

La ricetta la riporto integralemente, come l'ho trovata da Tina. Io l'ho seguita alla lettera, e come lei l'ho tenuta in frigo la notte, così ho potuto infornare la mattina (del sabato/domenica, ovviamente!). Tra l'altro penso che l'impasto migliori.

La tecnica prevede di fare un primo impasto detto eponge (che davvero sembra una spunga), su cui poi vanno aggiunti tutti gli altri ingreddienti. La lavorazione richiede un'oretta (senza contare i riposi) mane vale la pena, eccome!

Éponge
85gr di latte intero tiepido
20gr di lievito di birra fresco o una bustina di lievito disidratato (18gr lievito di birra)
1 uovo
360gr farina 0

In una ciotola versare il latte tiepido e farvi sciogliere il lievito, unirvi l’uovo e mescolare. Aggiungere 180gr di farina e impastare per 4 o 5 minuti. Fare cadere a pioggia sull’impasto i rimanenti 180gr di farina fino a ricoprirlo tutto, e lasciarlo lievitare per 30, 40 minuti, (io 40).

Impasto
Éponge
70gr di zucchero (se la si vuole più zuccherata si possono raggiungere i 100gr, io ne ho messi 100)
Mezzo cucchiaino di sale (io 5 gr)
4 uova sbattute
200gr farina 0 (180gr da aggiungere, 20gr da conservare in caso di necessità)
170gr di burro a temperatura ambiente.

Versare lo zucchero, il sale, le uova sbattute e 180gr di farina sull’éponge. Mettere nell’impastatrice o nella macchina del pane ed impastare per almeno 20/25 minuti (io Ken, 25 minuti, frusta a k). Nel caso in cui l’impasto non si dovesse staccare dalle pareti completamente aggiungere poco alla volta i restanti 20gr di farina supplementare ( io non li ho utilizzati), il vostro impasto dovrà essere incordato.

A questo punto unire il burro morbido facendolo assorbire gradualmente; non aggiungerne altro fino a quando quello precedente non sarà stato assorbito completamente (io non avevo letto bene e l’ho aggiunto tutto in una volta, la prossima volta starò più attenta e seguirò le indicazioni. Ho fatto andare l’impastatrice per circa 20 minuti. Ho sostituito la frusta a K col gancio). Impastare fino a completo incordamento. Dovrete ottenere un impasto liscio, lucido ed elastico,
Imburrate o oliate una grande ciotola e adagiatevi l’impasto.
A questo punto due sono le strade da seguire:

1) O fare lievitare a temperatura ambiente per 2 h, 2h e 30 nella ciotola coperta e riparata da correnti d’aria: bisogna che l’impasto raddoppi di volume, non di più;
2) O fare lievitare nella parte meno fredda del frigo per un periodo di tempo che va da 4 a 6 ore, massimo tutta la notte. (E’ la tecnica che ho scelto, dopo 8 h e 30 l’impasto era pienamente maturato, sulla superficie iniziavano a presentarsi delle bolle, penso sia meglio non andare assolutamente oltre).

Se scegliete la prima strada, avvenuta la lievitazione formate a vostro piacere; nel caso della seconda, invece, dopo aver tirato l’impasto fuori dal frigo lasciarlo a temperatura ambiente per un’ ora e poi formare. (Per queste briochine ho diviso l’impasto in 13 pezzi di circa 80, 85 gr e poi formato).
Io invece ho ridotto la pezzatura a 50 grammi, ma le briochine vengono ENORMI!!

Spennellare le briochine con una miscela di acqua (io latte) e tuorlo d’uovo e poi lasciare lievitare fino al raddoppio, un’ora circa. Sistemare nelle teglie distanziandole il più possibile, crescono molto in cottura, rischiate che si "bacino":)
Infornare ad una temperatura di 180°C, forno preriscaldato, statico sopra e sotto.

Il tempo di cottura varierà in base alla pezzatura e alla forma data. Per queste briochine c’è voluto da un quarto d’ora a 20 minuti, ma il mio forno è molto potente. Devono risultare colorite.
Nel caso in cui si dovessero scurire troppo coprirle di carta stagnola.

Mi permetto di aggiungere una annotazione importante, già citata da Tina: tenetele davvero PARECCHIO distanziate sulla teglia, perchè cuocendo gonfiano tantissimo, annuvolandosi!

Date un'occhiata qua sotto!!! :-)

Brioche di Julia Child prima e dopo

venerdì 15 gennaio 2010

Che ci faccio con questa patata?

Quando siamo stati al mercato di Porta Palazzo a Torino, nel girovagare tra le tante bancarelle, mi sono imbattuta in un piccolo banchino pieno di prodotti esotici, che mi ha incuriosito.
C'erano ananas mignon, mangostini e queste patate che sul cartellino avevano scritto qualcosa come 'cumate' (le conoscete? si chiamano così?).
Mi sono fatta tentare da queste patate peruviane (anche se ho lasciato il cuore sui mangostini) che, una volta a casa e con l'aiuto di Lenticchia, ho scoperto avere una bella polpa arancione.
Non sapevo proprio come usarle...
Mi sono detta: sono patate... ci posso fare un purè! E così per capirne il sapore ci ho fatto una porzione mini di purè. All'occhio sembrava una crema di zucca, o di carote, ma la consistenza era quella del purè e ci è piaciuto parecchio: poco dolce e molto particolare!

pane di patata (peruviana)

Poi mi è tornato in mente il pane di patate di Adriano e così sono partita con la panificazione con variazioni..
Variazione 1 - ho seguito la ricetta originale ma ho dato la forma di panini (da usare poi a colazione durante la settimana)
Variazione 2 - ho seguito la ricetta ma ho usato la mia pasta madre e poichè l'impasto mi era venuto molto morbido, ho cotto il pane nello stampo di un plumcake, dandogli così l'aspetto di un pan carrè.

per questa variante, ho usato:
200 gr di pasta madre
200 gr di farina manitoba
150/200 gr di farina (a seconda di quanta ne assorbe, per via dell'acqua delle patate lesse)
170 gr di patate ( che vanno lessate, schiacciate e raffreddate)
300 gr acqua
4,5 gr lievito fresco
12 gr sale
1 cucchiaino malto (facoltativo)

per il procedimento, nella prima parte ho riadattato quello del maestro, all'uso con la pasta madre, quindi:
la sera ho fatto sciogliere la pasta madre con 250gr acqua, ho coperto e ho lasciato a temperatura ambiente fino al mattino (circa 12 ore)

al mattino ho preso l'impasto e ho proseguito come indica Adriano:
ho unito metà della farina rimanente ed avviamo la macchina a vel. 1, con la foglia. Lasciamo compattare l’impasto, poi aggiungiamo le patate con il sale e, poco dopo, la farina rimamente. Dopo un paio di minuti aumentiamo la velocità a 1,5 e lasciamo incordare.
Montiamo il gancio e facciamo andare a velocità sostenuta, ribaltando su se stessa la massa un paio di volte, fino a che si staccherà decisamente dalla ciotola e si presenterà semilucida, liscia e ben legata.
Copriamo e lasciamo a temp. ambiente per 50’.
Rovesciamo l’impasto sulla spianatoia infarinata e diamo le pieghe del tipo 1.
Arrotondiamo senza stringere e copriamo a campana.
Dopo 40’ stringiamo la sfera, sigilliamo la chiusura e poniamola capovolta in un telo ben infarinato, copriamo a campana.

A me l'impasto è venuto molto morbido, quindi dopo aver strinto a sfera, ho deciso di formare un filoncino e adagiarlo nello stampo del plumcake, dove ha terminato la lievitazione.
Poi ho acceso il forno a 250°, ho messo una pirofila con acqua bollente ed ho infornato.
Dopo 10’, togliamo il tegame, riduciamo a 200° e lasciamo in fessura per 5’.
Riduciamo a 180° e chiudiamo il forno.
Dopo 5’ rimettiamo in fessura e portiamo a cottura per ca. 15’.
Lasciamo raffreddare in verticale nel forno spento, con lo sportello semiaperto.


In entrambi i casi la patata dona una morbidezza e una sofficità che non avevo mai ottenuto con un impasto così semplice e senza grassi!
Forse anche merito del fatto che, finalmente, dopo un anno di uso del mio carretto di planetaria, sono riuscita a capire cosa significa incordare!!
Per questo, ringrazio anche qui gli amici di Gennarino, che mi hanno illuminato e hanno condiviso con me questa emozione! ;-)



mercoledì 13 gennaio 2010

Il caco timido

Non se ne vedono più molti sugli alberi, di cachi (kaki o loti per i più raffinati), ma questa crostatina, fatta un mesetto fa, leggera per quanto leggera può essere una crostatina, ve la volevo far vedere.

Non avevo mai usato questo frutto prima d'ora in nessun modo, a parte mangiarmelo con il cucchiaino come frutta (oppure a spicchi, se trovo la variante di caco-mela)...

L'idea mi è venuta sbirciando la ricetta improvvisata di Paolo (alias eucalipto) sul forum di gennarino.
A parte il fatto che usare i cachi in qualche altro modo mi incuriosiva molto, mi ha colpito anche tutta la lieve descrizione che eucalipto fa del caco timido, una storia che me lo ha fatto piacere ancora di più!!

Crostata con ricotta e cachi

Avevo in freezer una metà dose (sui 500 grammi) di pasta frolla di Adriano, che ho tirato fuori e messo in frigo a scongelare il giorno prima. Ma ovviamente, la potete fare fresca!

Per l'impasto della crostata ho usato:
- 250 gr di ricotta
- 125 gr di zucchero
- un caco grande (vanno bene anche due più piccoli)
- due uova

Il mio caco, biologico e raccolto nel giardino di un'amica, non aveva l'aspetto arancione fosforescente di quelli del supermercato, ma la polpa era un po' più marroncina e di una consistenza meno cremosa. Quindi, per poterlo amalgamare meglio al composto l'ho fatto a dadini e l'ho lasciato ammorbidire sul fuoco per 5 minuti.
Nel frattempo ho sbattuto bene le uova con lo zucchero e poi ho amalgamato la ricotta. Alla fine ho aggiunto la purea di caco, quando si era raffreddata.

La pasta frolla l'ho stesa sui 5 mm e ci ho foderato tanti mini stampini da crostata (o tartellette, per intendersi), e finiti quelli, ho usato anche quelli da muffins. Con mezzo chilo di frolla, mi sarà venuta fuori una dozzina di dolcetti!

Ho prima cotto in forno a 180° la base delle crostatine, coperte da carta forno zavorrata con un po' di chicchi di riso, per una quindicina di minuti. Poi, tolte dal forno, e liberate dalla carta e dal riso, le ho riempite con la crema di cachi e infornate di nuovo per un'altra quindicina di minuti, comunque fino a doratura o fino a che il profumo di crostata non è cominciata ad uscire dal forno!!

Come dice Paolo: Il caco, come suo solito, fornisce colore, dolcezza, consistenza e come tutti i timidi, solo un tenue sentore della sua presenza...

Con questa crostata partecipo al contest di ABOUT FOOD

about food

lunedì 11 gennaio 2010

Dado vegetale?solo se home-made!

Non amo molto il dado.
Quando mi sono messa a leggere bene cosa ci mettono dentro, ho smesso di comprarlo ed il risotto (unico piatto in cui lo usavo/uso) l'ho iniziato a fare con acqua e sale.

Poi, però mi è venuta in mente la rete e tutti quei blog interessanti, per lo più amatoriali, in cui le ricette vengono provate prima, ed in cui si trovano tanti spunti per produrre in casa a partire dalle materie prime e in modo sicuramente più genuino, tanti prodotti che si trovano già pronti e dopati al supermercato...


Dado vegetale

Allora ho trovato questa ricetta, che forse avete già visto da Paoletta, perchè, per l'appunto il giorno stesso in cui lei chiese come si faceva il dado vegetale, io l'avevo appena cercato....
Telepatia da web! ;-)

Dopo aver dato il riferimento, mi sono messa a farlo.
Devo dire che non immaginavo ci volesse tanto tempo... La prima parte (fino ad ottenere la purea) fila via liscia, ma l'incubo ed il puzzo sono cominciati con l'odissea della seccatura in forno.
Nella ricetta originale non era indicato il tempo necessario...
A me sono servite forse 4 ore di forno a 160° , con l'effetto collaterale che ho profumato di odore di dado vegetale la mia persona (per via di tutte le volte che il forno lo aprivo per spezzettare la crosta che si stava formando) , la casa tutta ed il forno (la volta dopo che ci ho messo dei biscotti, per i primi 5 minuti è ritornato quell'odore!?!?!).
Un altro effetto collaterale è stato l'enorme consumo di corrente, che mi faceva stringere lo stomaco nell'attesa che la purea si asciugasse bene.
Non ultimo, il fatto che nonostante sia stata attenta a non farlo bruciare, un terzo della purea l'ho carbonizzata e quindi l'ho dovuta buttare..
Alla fine ne ho ricavati due vasetti, come quelli qua sotto.


Vasetti di dado vegetale


Insomma, se non volete gli effetti collaterali, fermatevi prima, alla fase di ridurlo in purea e poi mettetelo in frigo. Con tutto quel sale si manterrà benissimo per almeno 6 mesi!

La ricetta la riporto, proprio come l'ho trovata:

Ingredienti:
250 gr di sale grosso
300 gr di carote
200 gr di sedano
2 cipolle grandi
2 spicchi d'aglio
3 foglie di salvia
1 rametto di rosmarino
1 mazzetto di prezzemolo

Ricoprire col sale grosso il fondo di un tegame antiaderente e disporci sopra le verdure mondate e tagliate a pezzi non troppo piccoli e gli aromi. Mettere il coperchio e cuocere a fiamma bassissima per un'ora.
Una volta cotte le verdure, frullarle con tutto il liquido che avranno rilasciato ed il sale non ancora sciolto.

Ecco, la prossima volta io mi fermerò qui.

Chi vuol proseguire:
Versare la purea di verdure in una teglia e mettere in forno a 160°. Quando la superficie del composto si sarà trasformata in una crosta secca, romperla con un cucchiaio di legno per far asciugare la parte sottostante senza far bruciare il resto.

Rimescolando il composto si otterranno delle grosse briciole che dovranno disidratarsi ma non bruciare (se tendessero a scurirsi troppo, togliere la teglia dal forno, far raffreddare le "briciole" e poi rimetterle in forno, ripetendo se necessario).
Far sfreddare bene il composto disidratato, metterlo nel frullatore e polverizzarlo...

Comunque, il risotto adesso, con il dado vegetale home made, mi viene SPETTACOLARE!
Provare per credere....

venerdì 8 gennaio 2010

Quiz a premi: 'Una gita a...?'

Vi avevo detto che avreste visto dove sono stata la settimana scorsa.
Come al solito, se prometto, mantengo.
Vi faccio vedere dove ho trascorso gli ultimi giorni del 2009 e i primi del 2010...
Però dove, lo dovete indovinare voi!
Avete presente il cruciverba della Settimana Enigmistica, quello dal titolo "Una gita a ...?" che mostra le foto di un paese/città di cui bisogna indovinare il nome ed i posti rappresentati?
Ecco diciamo, che potremmo fare lo stesso giochino, se vi va..
Però niente definizioni, orizzontali, verticali o oblique.. solo qualche suggerimento...

Chi vince e cosa?
Diciamo che la/il prima/o che entro la fine del mese (ma sono sicura che ce la fate prima!!) azzecca tutti e 6 i luoghi indicati nelle foto e la destinazione del viaggetto si aggiudicherà un paio di dolcetti tipici!
;-)

Pronti per giocare?
Via!

Panorama

Panorama al crepuscolo
1) ...
2) ... (vicino al luogo 5)

Di notte

3) ...
Fuochi d'artificio in centro
Locale storico
4) ... di fronte al locale storico


Mole e Museo

5) ...
Se non si fosse capito....

Mercato

6) Il mercato del sabato mattina a ....
(notare i lineamenti del signore)


ANNOTAZIONE DEL 9/01: Il quiz a premi è stato vinto, solo poche ore dopo, da lucia, che ha azzeccato tutti e 6 i luoghi misteriosi!
Bravissima! Ora, se mi mandi una mail con l'indirizzo, ti invio il premio!
Ovviamente GRAZIE a tutte quelle che hanno voluto partecipare!

martedì 5 gennaio 2010

Polentina platinata

Eccomi di ritorno, dopo la breve vacanza di fine anno (vedrete dove sono stata ...vedrete...)!

Nell'ultima settimana sarò stata ai fornelli forse due volte, e così, al momento il fermento in cucina langue ancora e quel poco che faccio è tutto di verdure, purificatrici...
Come questo budino di polenta, che altro non è che un semplice piatto di polenta al cavolo nero, che ho servito ai legumini a forma di budino con una parrucca di capelli platinati' (!?!?).

In casa mia, la polenta si è sempre fatta in bianco, cioè lessata in acqua e poi condita al sugo, al formaggio, ecc. Questa versione, invece, che ho scoperto anni fa, prevede che venga cotta insieme alle verdure e devo dire che a me piace molto.

Tornando al budino di polenta, non è complicato da fare, nè tantomeno lungo.
Ci vogliono, per 4 persone:
- un cespo di cavolo nero
- una manciata di fagioli (facoltativi) (se secchi, vanno prima tenuti in ammollo)
- una carota
- una costa di sedano
- una cipolla
- 250 grammi di polenta ( ho usato quella che cuoce in 5 minuti)
- olio evo
- sale

Ho preparato in pentola a pressione, usata come pentola normale, un soffritto con cipolla, carota e sedano tritati.
Mentre le verdure si stufavano, ho preso il cavolo nero, l'ho lavato, l'ho privato della costola dura centrale, l'ho tagliato a striscioline e l'ho messo in pentola. Poi ho aggiunto i fagioli e ho salato con una manciatina di sale grosso.
Ho coperto con acqua fin quasi alle verdure e ho cotto a pressione, considerando 20 minuti dal fischio.
Quando ho riaperto, ho frullato con il mixer, ho rimesso sul fuoco e alla ripresa del bollore ho versato la polenta. Ho girato per 5 minuti con il mestolo e ho spento.

A questo punto sono partita con la decorazione!
Ho versato la polenta in delle formine (.. mmhmm, io uso i portacandeline di IKEA) e ho aspettato che freddasse.
Al momento di servire ho versato le polentine nei piatti (mi sono aiutata con la lama di un coltello per girare intorno alla polenta e staccarla più facilmente) e le ho decorate con una bella grattata di parmigiano, che ha donato una bella chioma platinata (che ho mechato anche con un filo di olio d'oliva)!!


Tortini di Polenta