giovedì 23 dicembre 2010

Regalasi regalino

Quest'anno vi faccio gli auguri e pure un regalino.
Fatto con tanto entusiasmo e pazienza un pomeriggio di questa estate, in campagna, quando la lavanda era ancora in fiore, per catturare in un mazzetto il suo profumo e inondarne i cassetti al ritorno a casa.
Un'idea che è piaciuta un sacco a Lenticchia, che con insospettabile entusiasmo si è messa ad intrecciare fili e fiori fino a creare delle pannocchie quasi più belle di quelle che facevo io!

Adesso, se ne volete una, non dovete far altro che dircelo.

Il giorno di Natale, la piccola Lenticchia, debitamente bendata, estrarrà il nome della/o fortunata/o tra quelli che avranno lasciato un commento entro il 24 a mezzanotte!

Lavanda

Nel frattempo, non mi resta che augurarvi:

un Natale sereno,
da trascorrere al calduccio con le persone a cui volete bene!

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..... ed ecco a voi la fortunata estratta....

Vince il regalo...

martedì 21 dicembre 2010

last minute idea

Nella frenesia dei pacchetti regalo home made, questi sono quelli da ultimo minuto, oppure da ultimo pomeriggio..
Insomma, i bibanesi, che ho provato a fare un mesetto fa per la prima volta, sono così sgranocchiosi e uno-tira-l'altro, che l'idea di metterli in un sacchettino regalo è venuta quasi da se'.

La ricetta è quella di Paoletta, che poi sarebbe pure un'interpretazione di quella dello zio.

Io mi sono limitata a riprodurla con l'accortezza, la seconda volta che li ho fatti, di fare i bibanesi proprio come un dito mignolo, in spessore e in lunghezza, perchè in cottura si gonfiano e si accorciano e se si fanno troppo larghi e troppo corti, si rischia di ottenere dei dadetti un po' tozzi, seppur sempre belli sgranocchiosi!!
;-)

bibanesi

Per comodità, riporto qui la ricetta (di Paoletta):

Ingredienti:
400 gr di farina 0
150/180 gr circa di acqua (l'impasto dovrà essere morbido come il lobo dell'orecchio, ma staccarsi dalla spianatoia)
1 cucchiaino di malto
50 gr olio evo
30 gr. di strutto
12 gr lievito di birra
8 gr sale
Semi di sesamo

Procedimento:

1. Impastate tutti gli ingredienti per circa 10 minuti, a mano sulla spianatoia. Lasciar riposare l'impasto 30’.
2. Formare dei grissini grossi circa un dito e lunghi, ripassate nei semi di sesamo, poi tagliate pezzi da 5 cm. lasciandoli abbastanza irregolari, insomma non perdete tempo a farli belli!
(ndr: farli proprio COME un dito mignolo, in spessore e in lunghezza: in cottura si gonfiano e si accorciano!!)
3. Sistemateli in una teglia coperta da carta forno e lasciateli lievitare ancora 1 ora circa, ma non di più.
4. Infornateli a 180°/190° per 25 minuti, o fino a che sono dorati.
5. Abbassate il forno a circa 150° e lasciateli tostare ancora una decina di minuti, controllateli, devono rimanere dorati, ma diventare croccanti anche dentro.
6. Fateli raffreddare in forno spento e semiaperto, quest'ultima cosa è importante, siate pazienti e aspettate che siano completamente freddi per assaggiarli.

venerdì 17 dicembre 2010

Cioccolato e pere - non solo marmellata!

A dir la verità, pure questa doveva essere una marmellatina...
Certamente, non per accompagnare i formaggi, ma l'idea che avevo avuto era di fare una marmellatina da spalmare sul pane.
Ma mi sbagliavo... La morte sua è gustarla da sola, servendola in una coppetta oppure, come non riesco a smettere di fare, infilando direttamente il cucchiaino nel vasetto!


Cioccolato e pere


Alla ricerca di ispirazione, mi sono ritrovata da Fabien, e mi sono lasciata tentare dalla sua versione. Che ho personalizzato togliendo un po' di qua, aggiungendo un po' di la'...
Ecco cosa ne è venuto fuori:

800 gr di pere
250 gr di zucchero
20 gr di zucchero aromatizzato con vaniglia e polvere di agrumi
mezza stecca di cannella
mezzo limone
200 gr di cioccolato fondente

Si tagliano le pere a pezzetti e si mettono a cuocere lentamente insieme ai due tipi di zucchero, il succo di limone e la cannella. Si porta a bollore e si lascia bollire per una decina di minuti. Si toglie dal fuoco e si aggiunge il cioccolato tritato, mescolando fino a che non si è sciolto.
Si mette di nuovo sul fuoco e si lascia sobbolire pian piano per una quarantina di minuti o finchè la marmellata arriva alla densità desiderata (considerando che poi, freddandosi si addensa ancora un po'). poi si invasa. Per conservare i vasetti a lungo, si può procedere alla sterilizzazione (vedi qui).
Se dessero fastidio i pezzetti di pera, si può frullare la preparazione di frutta con un mixer a immersione, eliminando la stecca di cannella e prima di aggiungere il cioccolato.

Rispetto alla versione che avevo letto, ho dimezzato lo zucchero e aggiunto quello aromatizzato, non ho messo l'arancia, che non avevo, ed il procedimento l'ho eseguito tutto in giornata, evitando il riposo notturno.

Devo dire che la bontà non ne ha risentito: Non si riesce a smettere di inzuppare il cucchiaino!

martedì 14 dicembre 2010

e ora di zucca ...

Della serie:
pensierini per Natale, ma anche per Rita, Sonia, Michela... ;-)
Mi sa tanto che quest'anno oltre ai biscotti, che bene o male devono essere fatti più o meno all'ultimo momento (che poi arrivi all'ultimo momento e ti prende il panico con teglie di biscotti da infornare), diversi pensierini saranno a base di marmellatine da gustare da sole, sul pane o, come questa, con i formaggi...
Il vantaggio è che si possono fare anche con un po' di anticipo, sterilizzarle e conservarle fino all'ultimo momento, così arrivi a Natale senza stress e te le trovi già pronte!


marmellata di zucca

Queste le ho fatte con la zucca gialla. Senza aggiunta di altri aromi. Solo zucchero.
Il procedimento l'ho allungato un po', perchè non trovavo il momento giusto per procedere alle varie fasi, ma si può fare tutto in giornata!

Con queste dosi ne ho ricavato 3 vasetti da 150gr, secondo me l'ideale come misura del barattolo per le marmellate da formaggio!

500 gr di zucca gialla, al netto della polpa
200 gr di zucchero

Ho tagliato la zucca a dadini e li ho messi a cuocere con un paio di dita di acqua, fino a che non si è ammorbidita. Ho poi aspettato il giorno dopo, ma si può procedere subito, a eliminare l'acqua rimasta. Si aggiunge lo zucchero e si rimette a bollire fintanto che la zucca non è bella spappolata e la consistenza abbastanza densa.
La cosa non ha richiesto molto tempo, perchè la zucca perde poco liquido e quel poco l'ho scolato...
Si procede poi con l'invasamento e la sterilizzazione, mettendo i vasetti in un pentolone pieno di acqua sul cui fondo è stato appoggiato uno straccio.
Si lascia sobbollire a fuoco lento per una mezz'oretta, si spenge e si estraggono i vasetti quando si sono raffreddati.

marmellata di zucca

venerdì 10 dicembre 2010

Una ragnatela sulla torta

Ve l'avevo detto, che la torta all'acqua di Anita era personalizzabile a piacimento, o no ?!?!?
Ecco, se non ci credevate, allora guardate qui che cosa è diventata: una torta ragnatela!
Semplicemente aggiungendo alla torta, nell'impasto, un po' di cioccolata tritata...

In realtà, l'ho poi farcita e decorata, ma la torta è sempre quella!

Torta ragnatela


Trasformabile, no? Come il classico tubino nero di Audrey Hepburn... che con accessori diversi si adatta a un sacco di stili!

Allora,
la ricetta della torta la trovate qui. Ho solo aggiunto all'impasto circa 50 gr di cioccolato fondente, tritato a pezzetti. Si sa, non sono golosa e la cioccolata non mi piace...

Per la farcitura:
200 ml di panna
N cucchiai di crema spalmabile alla nocciola (oppure quella cosa che non deve essere usata perche è fatta con materie prime orripilanti e non esiste - gennarino docet) dove N è un numero a piacere, direttamente proporzionale alla golosità del pasticciere (per me 4 belli colmi) :-)

Ho montato la panna e ci ho aggiunto la crema spalmabile, un cucchiaio alla volta, sempre con movimenti dal basso verso l'alto per non smontarla.
Una volta raffreddata, ho tagliato la torta a metà, ricavandone due dischi, dopodichè l'ho spalmata di un generoso strato di farcitura e l'ho richiusa.
Si sa, non sono golosa e la cioccolata non mi piace...


Per la copertura volevo fare una ragnatela. Era il periodo di streghe, scherzi, zucche e ragni...
Nera su fondo bianco.
Alla ricerca di una copertura bianca che non fosse panna montata (che già ce n'era abbastanza nella torta) mi sono imbattuta in una copertura dell'Araba felice, che dalle foto e dagli ingredienti usati pareva proprio fare al caso mio. Ed infatti è stato così (grazie Stefania!) :-)

Per la copertura
200 gr di cioccolato bianco ( Si sa, non sono golosa e la cioccolata non mi piace...)
320 gr di formaggio spalmabile (tipo philadelphia)
3 cucchiai di latte
un pizzico di sale
50 gr di nocciole tritate

Ho sciolto nel microonde alla massima potenza il cioccolato bianco, controllando spesso a che punto era e mescolando. Ci vorranno un paio di minuti, a seconda della potenza del vostro micro.
Poi ho mescolato con la frusta il formaggio spalmabile e vi ho aggiunto il cioccolato, il latte e alla fine un pizzico di sale.
(PS. con queste dosi, Stefania il dolce lo farciva anche. Limitandosi solo alla copertura, ne avanza un po'. Si lascia mangiare bene anche a cucchiaiate, giusto per ripulire la ciotola!).
Si spalma la cremina ottenuta sulla torta e intorno ai bordi. Questi ultimi si ricoprono con le nocciole tritate (il mio metodo molto naif è di buttarglieli addosso: rimangono appiccicati!)


Torta ragnatela - how to


Per la ragnatela
50 gr di cioccolato fondente ( Si sa, non sono golosa e la cioccolata non mi piace...)
carta forno

Come per quello bianco, ho fuso il cioccolato nel microonde, controllando e mescolando spesso. Dovendo fare semplicemente una decorazione a ragnatela, non l'ho temperato (mi perdoni, Nanni?) anche perchè all'epoca il temperaggio era un grande sconosciuto...
Ho poi fatto un pirulino con la carta forno e l'ho riempito a mo' di sac a poche con il cioccolato.

La ragnatela, che genera sempre un ooohh di stupore tra i bambini (o meglio, tra i bambini a cui è stata offerta) in realtà è di una banalità banalissima!
Spero che dalle foto si capisca:
Si parte facendo cerchi concentrici, poi con uno stecchino si fanno tante righe (affondando il meno possibile la punta nella torta) come se si volesse affettare la torta, alternandone una dal centro verso il bordo ad una in direzione opposta.
Ecco fatto. Tutto qui!

;-)
Buon fine settimana!


martedì 7 dicembre 2010

Spirali bicolori

Si comincia con la produzione di biscotti per Natale?
Questi li ho fatti in un pomeriggio di sperimentazioni di biscotti e sono quelli che sono piaciuti di più ai legumini, che se li sono divisi in modo equo per non litigare!

In effetti i due colori che si intrecciano in una spirale sono molto 'suggestivi'!
Li avevo visti ormai quasi un anno fa da Sabrine, come prima ricetta per la sua raccolta tratta dal manuale di nonna papera, e mi erano rimasti in mente.
Per la ricetta, invece, ho preso spunto da mamma iana, che avevo sbirciato per l'uso della sparabiscotti (recente acquisto, con cui devo ancora sperimentare meglio).
La ricetta è stata riadattata nelle dosi e negli ingredienti rispetto ai suoi biscotti.

Biscotti bicolori

Servono:

Impasto bianco:
75 gr di farina di riso
50 gr di farina 00
45 gr di zucchero
50 gr di burro
metà uovo
metà cucchiaino di lievito per dolci

Impasto cacao:
25 gr di cacao amaro
100 gr di farina 00
45 gr di zucchero
50 gr di burro
metà uovo
metà cucchiaino di lievito per dolci

Per ogni impasto si procede come per normali biscotti o pasta frolla: si mescolano le farine (nell'impasto marrone anche il cacao), zucchero e lievito setacciato.
Si aggiunge il burro a pezzetti e si mescola fino a sabbiare il tutto (cioè fino ad ottenere una consistenza sabbiosa).
Si aggiunge metà uovo (per comodità va sbattuto un attimo con la forchetta per distribuire equamente nei due impasti la stessa percentuale di chiara e di tuorlo).
Si formano due salsicciotti (mi raccomando la forma! Poi sarà più facile stenderli) si avvolgono con pellicola senza PVC e si lasciano riposare in frigo per un'oretta.

Una volta tolto dal frigo, ogni salsicciotto va steso ad uno spessore di 3mm cercando di ottenere una forma rettangolare.
Questa operazione è quella più difficile, perchè l'impasto è piuttosto morbido (essendo possibile utilizzarlo anche con la sparabiscotti)!
Devo dire che mi ci è voluta un po' di pazienza per stendere bene i due strati..
Per evitare che l'impasto rimanesse appiccicato al matterello, ho coperto il salsicciotto con un foglio di pellicola, così da rendere il passaggio un pò più fattibile.
Dopo aver steso i due impasti, li ho rimessi in frigo 5 minuti a riprendere rigidità.
Si tolgono dal frigo e si sovrappongono l'uno sull'altro, procedendo poi ad arrotolare il rettangolo lungo il lato più lungo (insomma, intorno all'asse del lato più lungo).
Si procede poi ad affettarlo: ogni fetta sarà un biscotto bicolore spiralato!
In forno a 180° cuociono in 12-15 minuti. Devono rimanere dorati, non colorarsi troppo.

Ne sono venuti fuori biscottini friabili e simpatici, se si può dire che dei biscotti sono simpatici...
Li ho conservati in una scatola di latta per qualche giorno, ma devo dire che con il passare del tempo si ammosciano un po'.
Meglio mangiarli velocemente: non dovrebbe essere tanto difficile!!

venerdì 3 dicembre 2010

Prove tecniche

A dir la verità, questi bicchierini li ho fatti prima della setteveli.
Diciamo che era un modo per fare esercizi con la bavarese, che non avevo mai fatto prima, e per prepararsi alla grande opera della setteveli, appunto.

A mestoli fermi, mi sono accorta che la bavarese è fattibile, contrariamente a quanto pensassi quando non mi ero ancora avvicinata a questo tipo di preparazione..

Per di più è anche molto versatile e può essere accompagnata dalla salsa che più preferite.

Bavarese e salsa di uva fragola


Ho seguito le indicazioni riportate da zioPiero nella ricetta della sua setteveli.
Ecco come ho fatto:

250 gr latte
250 ml di panna
100 gr zucchero
35 gr amido di mais
2 tuorli
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

8 gr di colla di pesce


Per la crema, in un pentolino ho mescolato con una frusta i tuorli con lo zucchero, quando la crema è diventata bella spumosa e dorata ho aggiunto l'amido e mescolato ancora per amalgamare.
Poi ho versato a filo il latte caldo, in cui avevo aggiunto l'estratto di vaniglia.
Ho messo il pentolino sul fuoco e portato piano piano a ebollizione.
Ho poi messo i fogli di colla di pesce in acqua ad ammorbidire.
Mi raccomando, nel frattempo, ricordatevi di mescolare, che senno' si formano i grumi!
Ad un certo punto la crema comincia ad addensarsi velocemente. In quel momento ho spento, ho inserito la gelatina ben strizzata e lasciato raffreddare.

Quando il composto era ormai freddo, ho montato la panna e l'ho incorporata alla crema, un po' per volta e sempre con movimenti dal basso verso l'alto, per non smontarla!

Ho versato il tutto nei bicchierini, li ho coperti con pellicola e messi in frigo per qualche ora.
Al momento di servire: guarnire con una salsina..
Io ho usato una gelatina di uva fragola, ma non ho dubbi che una salsa alla cioccolata ci stia d'incanto, tanto per dirne una a caso! :-)

lunedì 29 novembre 2010

Continuiamo a farci del male...

La cioccolata crea dipendenza!
Ma a parte ciccia e brufoli, non ci sono ulteriori dannose conseguenze!
Così, oggi vi beccate questa qui, che il corso di cioccolato l'ho già fatto, ma la golosità non si è ancora saziata:
La setteveli (ricetta dello zioPiero).

Che oltre ad essere cioccolatosa, è pure cremosa, pannosa (e giuro, che non ho voluto fare il conto di quanta panna ci vuole, ma era un continuo andare a ricomprarne un'altra bottiglietta!!), scioglievole, bella a vedersi, insomma, in poche parole: irresistibile.
Certo, non è una passeggiata, ma se si segue il suggerimento dello zio, di suddividerla in tante piccole fasi, organizzandosi per tempo, ci si può fare!
Questa volta la scusa (chè ormai vado avanti a scuse, quando faccio dolci, giusto per sentirmi meno in colpa!!) è stato festeggiare degnamente il compleanno del mio compagno.
Così mi sono messa d'impegno ed in una settimana, dopo aver stressato con le varie fasi pure lo zio, ce l'ho fatta.

Evviva la cioccolata!

La ricetta la trovate qui, da lui. Inutile ricopiarla.
Piero la descrive benissimo e l'ha corredata con un reportage di tutti i passaggi.

Il mio contributo è solo un po' di suggerimenti, che mi vengono da dare dopo la mia esperienza diretta.

Primo:
Quando preparate le bavaresi, dedicatevi solo a loro.
Io, che sono multi-tasking, mi ero messa a ripulire un po' le ciotole e nelle bavaresi, ancora sul fuoco, si sono formati dei grumi. Avevo il terrore che questa distrazione potesse danneggiare il risultato finale.
Ma mi è andata bene. Le papille di nessun commensale se ne sono accorte, per fortuna!
Deve essere stato il fattore c..., come capita spesso a Gambetto.

Secondo:
Montate la torta mettendolo il disco di cioccolato sul pan di spagna dalla parte bitorzoluta. Mi raccomando: la parte a contatto deve essere quella bitorzoluta (eh, Piero?!?)!
Se invece volete fare come me, che appunto, l'ho messo all'incontrario, vi avverto: al momento di girare la torta, quando si sta per procedere alla glassatura, il disco se ne vorrà andare da qualche altra parte e pure di corsa, così schizzerà via sul piano del tavolo, senza che riusciate a trattenerlo, come ha fatto il mio..
E nessuna opera di restauro riuscirà a ricomporlo senza usare l'attack. Ma il problema si risolve facilmente: il disco sta sotto e nessuno vedrà che è tutto spezzettato.. :-(

Terzo:
La torta viene altissima, nonostante avessi usato una tortiera a cerniera da 28cm di diametro (ed una striscia di PVC - lo so che non va bene, a contatto con i grassi, ma non avevo trovato di meglio- al posto del foglio di acetato).
Penso che al posto di uno strato di pandispagna, ci si potrebbe mettere un disco di sottile strato di cioccolata :-)

Quarto:
Purtroppo non si possono fare fette piccole, perchè il disco di cioccolato è rigido (anche se rotto) e non si riesce a tagliarlo a piccoli spicchi.
Ripeto purtroppo (ahahah)!

Quinto:
Non fate assolutamente il conto di quanta panna vi servirà. E' un consiglio spassionato!!
;-)

Sesto:
Fatela!

Settimo:
@ zioPiero: grazzzzzzzzzzzzzzzziiiiiiiiiiiiiiiieeeeeeeeeeeee

La setteveli

giovedì 25 novembre 2010

Una ciocco giornata

Una ciocco giornata, l'avete mai trascorsa?
Non di quelle che si passa da uno stand all'altro, nella calca di una fiera, che arrivi a sera e sei distrutto e hai i piedi gonfi e non riesci nemmeno a cenare...

Dico di una ciocco giornata trascorsa in mezzo al profumo del cacao (quello vero!), della cioccolata, tra pochi eletti, in cui non si passa da uno stand all'altro, ma da un marmo all'altro, in cui arrivi a sera e sei distrutto e hai i piedi gonfi e non riesci nemmeno a cenare... ma sei contento perchè le mani profumano di cacao perchè nel cacao le hai messe te!
E hai pasticciato (quasi) tutto il tempo e ti sei ritrovato il grembiule, il viso, i vestiti schizzettati di marrone, ma profumati, e le mani cioccolatose, che ti devi trattenere dal pulirle infilando il dito in bocca...!

Cioccolato


Una di quelle giornate in cui ti infili in una cucina insieme ad altri 8 golosi come te, tra cui lui, lei e lei, ed insieme scopri cosa è un CRU, e lo assaggi pure. E provi a capirne l'odore e a carpirne le declinazioni del sapore, che assaggi... meditando!
Una di quelle giornate in cui ti svegli e ti domandi: ma ce la farò a capire cos'è il temperaggio? Ma soprattutto, riuscirò a farne almeno uno decente e senza spazzolare il cioccolato dappertutto?
E alla fine torni a casa con un vassoio di cioccolatini, tartufini, scorzette, decorazioni che, per essere la prima volta che li fai, non credi di poter essere riuscito, proprio te, a farne anche solo una parte..

Insomma, se non l'avete mai trascorsa una ciocco giornata come questa...
vi consiglio di provare a sentire il Nanni, il maitre chocolatier, per sapere se per caso ha intenzione di passare anche dalle vostre parti.

Il Nanni all'opera
Il maitre Nanni all'opera

Di sicuro tornerete la sera a casa distrutte, con i piedi gonfi e non riuscirete nemmeno a cenare, ma avrete trascorso una ciocco-giornata indimenticabile.
Non ci credete?
E allora andate a sentire cosa dicono oggi anche loro: il maitre Nannì in persona e lo zio ...

Intrugli di cioccolato


Brunch toscano
(il brunch-pranzo organizzato dall'agriturismo Bellavista)


La produzione !!!
La nostra produzione!!


Un goloso impenitente
Un goloso impenitente.
Chi sarà?


lo Zio
Lo Zio!!!


Corso di cioccolateria - Fi
Sorridenti, soddisfatti e distrutti insieme...

venerdì 19 novembre 2010

Un pesto di lusso!

Per abitudine, generalmente, il pesto lo faccio.
E di conseguenza, quando mi è capitato di prenderlo gia' bell'e pronto, nei barattolini del supermercato, poche volte mi è piaciuto. Gusto personale e abitudine.
Che poi, fare il pesto è una bischerata, come si dice qui.
L'importante è, come sempre, partire da un buon basilico fresco, parmigiano e olio extravergine di oliva (l'aglio non lo metto quasi mai, che poi non lo digeriamo...)
Tempo fa ho trovato un basilico freschissimo e bello verde e mi sono messa a preparare il pesto.
Poi, mi sono accorta che di pinoli, in casa, non ce n'era nemmeno l'ombra.. e così ho dovuto sostituirli con qualcos'altro. Ma con cosa?
Noci? Noooo.
Nocciole? Nooooo.
Pistacchi? Siiiiii!

Pesto con pistacchi

Avevo ancora un po' di pistacchi di Bronte (conservati come oro in un vasettino, visto quanto li avevo pagati) e un'altra caterva di pistacchi a giro per casa... così ho rivisitato la ricetta del pesto, per tirarne fuori un pesto multi-culturale nord-sud, che è stato definito da chi l'ha assaggiato: un pesto di lusso! (non so se per la bontà o per il costo?!?!)

Servono:

200 gr basilico
60 gr pistacchi sgusciati
80 gr parmigiano reggiano grattugiato
mezzo bicchiere di olio

Il vero pesto andrebbe fatto pestando, appunto, gli ingredienti in un mortaio.
Ma io il mortaio non ce l'ho. Se siete anche voi in questa condizione, potete usare il tritatutto o la mezzaluna..
Il basilico si sciacqua sotto l'acqua, si asciuga un po', e si recuperano le foglioline, che vanno pestate/tritate/mezzalunate...
Stessa sorte per i pistacchi (evitando la fase di lavaggio) che vanno tritati.
A questo punto in una ciotola si mescolano bene i due triti, si aggiunge il parmigiano e si versa l'olio a filo, mescolando per ottenere una salsa.

PS.
Il sale non lo aggiungo, perchè il parmigiano è già abbastanza saporito.

Quando uso il pesto, lo stempero sempre con un po' di acqua di cottura della pasta (invece che aggiungere altro olio) per renderlo ancora più morbido e distribuirlo più facilmente.
Con queste dosi, ne viene in abbondanza.

Quello che avanza, lo congelo in cubetti monodose, usando le formine del ghiaccio.
Fodero la mattonella con un foglio di pellicola senza PVC e poi riempio ogni cubetto.
Lo metto in freezer e quando mi serve considero un cubetto per ogni porzione, aggiungendone uno in più sul totale (es. 4 persone: 5 cubetti) un po' come fanno gli inglesi quando devono preparare le tazze del te (sempre una in più!).
L'idea è una genialata della mia cara suocera.



Con questa semplice ricetta-non ricetta partecipo all'utile contest di Cleare: Calendariamo: ricette di sopravvivenza per gli studenti!
per un semplice motivo: abito poco distante da una sede dell'Università e mi capita spesso di trovare studenti a fare la spesa al super. Una volta, due ragazzi, per cena si erano presi: due pizze surgelate, una bottiglia di coca e le patatine surgelate prefritte. Mi hanno fatto un misto di tenerezza e pena!
Per mangiare un po' piu' sano, ci vuole proprio poco. Vedi sopra.


lunedì 15 novembre 2010

A forza di fare ordine... quiche loraine

Io lo sapevo che non dovevo rimettere a posto il ripiano dello scaffale con i libri di cucina, i ritagli di giornale (da cui ho recuperato il bel branzino), gli appunti nel quadernino e gli appunti a giro...
Alla fine, la scorsa settimana ho passato un intero pomeriggio tra forno e fornelli, a levarmi un po' di voglie.

Tra cui c'era questa quiche loraine, che avevo assaggiato direttamente da Sigrid, un anno fa esatto, quando ci fu la presentazione del libro del cavolo. E che mi era piaciuta molto, soprattutto per l'aroma che il cumino lascia al tutto, ma non avevo ancora trovato l'occasione/modo di replicare.
Fino ad ora.


Quiche loraine


La ricetta è presa paro paro dal suddetto libro, l'unica mia variante è che ho usato 8 stampini monoporzione anzichè una tortiera classica, ed ho usato molta meno panna della versione originale, semplicemente (mi accorgo ora) perchè avevo letto male le dosi..! Ma confermo che viene bene lo stesso!

Per 8 tartellette monoporzione:

Pasta per le quiche (ricetta di Felder):
- 200 gr di farina
- 5 gr di sale
- 90 gr burro a pezzetti
- 1 uovo
- 20 gr di acqua

Si lavorano farina, sale e burro morbido in una ciotola con le dita, fino a quando il burro è stato assorbito dalla farina. Si aggiungono acqua e uovo, e si impasta fino a che non si ottiene una massa omogenea. Si avvolge nella pellicola (senza PVC) e si lascia in frigo per 2 ore.

Per il ripieno:
- 40 cl di panna fresca (io ne ho usata la metà...)
- 100 gr di groviera tagliato a julienne (uso la grattugia delle carote)
- 100 gr di pancetta affumicata
- 2 uova e 1 tuorlo
- sale e pepe
- noce moscata
- 1 cucchiaino di semi di cumino

Passate le due ore, si stende la pasta con il matterello a 3 mm di spessore e si ricoprono gli stampini.
La tecnica che ho usato, è stata di tagliare dei dischi poco piu' grandi del diametro della tartelletta, in modo tale da rivestire anche le pareti dello stampino. Gli scarti che facevo via via li ho ri-impastati e ri-stesi alla fine per foderare gli ultimi stampini.

Su ogni tartelletta si distribuisce il groviera e i cubetti di pancetta. A parte si sbatttono un po' le uova con la panna, si condisce con il sale, pepe e noce moscata e si versa il composto su ogni tartelletta. Si distribuisce il cumino sulla superficie e si cuoce in forno a 180°.
Le tartellette erano pronte dopo circa 20-30 minuti. Se fate un'unica torta, ci vorrà un po' di più.

venerdì 12 novembre 2010

Idee per una cena gluten-free

... per ora, ricette con le clementine sospese. Contenti?
Anche se, a dir la verità, essendo gluten free, potevo pure pensare di farci qualcosa che si mantenesse tale...
Avete mai avuto un celiaco a cena? Io, al momento mai, tutt'al più ho avuto una mamma celiaca ad una festa per bambini, che abituata alla mancanza di attenzioni per la sua alimentazione, si era portata da casa il panierino con meringhe e gallette di riso...
A dir la verità, con un po' di attenzione, preparare un menu senza glutine non è poi così difficile, se ci si mantiene su piatti poco elaborati (ma appetitosi), come suggeriscono spesso Simonetta (alias Glu-fri), dall'altro capo del mondo, e la mia omonima celiaca, da un po' parecchio più vicino!

Così mi sono messa a pensare ad un menù da proporre in caso qualche celiaco volesse passare da me, una sera....
Ecco cosa si troverebbe davanti:

Branzino con salsa all'aglio

Qui propongo la ricetta per il Branzino in cartoccio con salsa all'aglio (ritrovata su un vecchio ritaglio di giornale)

Per 4 persone, servono:

- 4 branzini da 300gr circa
- 1 limone bio
- sale
- pepe
- olio

per la salsina all'aglio:
- 200 ml di latte
- una testa d'aglio
- 5 cucchiai di panna fresca
- mezzo cucchiaino di zenzero macinato

I branzini, lavati ed eviscerati, si condiscono con sale e pepe internamente, dopodichè si inserisce in ognuno un paio di spicchi di limone. Si condiscono con olio, pepe e sale anche in superficie e si procede all'impacchettamento: si avvolgono nella carta forno, chiudendo ogni pacchetto con un po' di spago da cucina alle due estremità e si infornano a 200°, quando il forno è a temperatura, per almeno 15 minuti.

Nel frattempo si prepara la salsina, cuocendo l'aglio sbucciato nel latte.
Non appena diventa morbido, si recupera l'aglio ( il latte non serve più, mi raccomando! ... non fate come me, che il late l'ho lasciato e mi è venuta una salsa mooolto allungata?!?!) e si schiaccia ricavandone una purea, a cui si aggiunge la panna e metà dose di zenzero, sale e pepe.
Si versa la salsa in una ciotolina e si spolverizza con il resto dello zenzero.

Chi viene a cena?
Con questo menu, partecipo al bello e utile contest di Simonetta:

Hacemos un juego

mercoledì 10 novembre 2010

Finocchi e clementine

Anche qui, oggi menu' fisso, come proposto dalla mia omonima e da Norma:

Finocchi e clementini

Eh sì...

Non se ne può più degli insulti di Mr B., lasciati cadere dall'alto (per modo di dire), con quel sorriso paralizzato e inquietante, stile Joker di Batman, per sviare l'attenzione su altro.
Sì, perchè di insulti si tratta, abilmente (?!?!?) mascherati da battute, come suo solito fare.
Ma anche questa volta non fa ridere... anzi, fa parecchio innervosire ed indignare.
Penso che ognuno di noi abbia un cuore e un cervello (a essere onesti, chi più, chi MENO) e che le proprie scelte di vita siano scelte personali, insindacabili e ingiudicabili (fintanto che non danneggiano altri, ovvio).
Questo, per dire che anche io manifesto contro l'inciviltà, l'ottusaggine ottusità e la pressappochezza di Mr B., che una volta ancora mi ha fatto vergognare di essere italiana.

Per cui, stasera FINOCCHI per tutti!

Una bella insalatina, fresca, agrumata (chè i 15 kili di clementine, li devo consumare, in qualche modo...), decisamente light.
Da gustare come stuzzichino/antipasto oppure come contorno.

Per 4 persone:
- 2 bei FINOCCHI
- 4-6 clementini
- olio extravergine di oliva
- sale

Salsa di accompagnamento:
- 2 cucchiaini di crema di tahini (sesamo)
- 2 cucchiaini di senape
- 1 cucchiaino dimiele
- acqua per stemperare

Lavate e tagliate i finocchi a fettine, cospargeteli con gli spicchi di clementini e condite con olio e sale.
I più intraprendenti e amanti di accostamenti meno tradizionali, possono provare ad aggiungere la salsina di accompagnamento, che dona una nota agrodolce al tutto!

lunedì 8 novembre 2010

e con le clementine.. c'ho fatto pure la torta!

Vi ho lasciato venerdì con la foto delle clementine.
Apparte mangiarle così come sono (e sono buonissime) e spremerle per farsene una salutare bevanda multivitaminica, ci ho fatto pure una torta.
L'avevo adocchiata dall'araba e stampata subito, ormai da tempo immemore. Ma poi la stagione degli agrumi era terminata e la torta era rimasta nei miei pensieri..
Così, non appena le clementine sono arrivate, l'idea è tornata alla ribalta.
Per di più ho avuto la scusa che questo è periodo di compleanni, in casa, e così ho colto l'occasione al volo!

Torta con clementine

La torta è bella a vedersi, buona a mangiarsi.
Solo Lenticchia, da settenne come è, non ha apprezzato la purea di clementine, che contenendo anche le bucce, seppur tritate, le davano fastidio.
La prossima volta, per accontentarla, proverò ad ammorbidirle cuocendo la purea per un po', tipo marmellata...

Stefania l'aveva proposta con le arance. Io ho sostituito le arance con le clementine.
Ed il gioco è fatto.

Riporto qui la sua ricetta, per comodità (tra parentesi, le mie varianti).

per la pasta:
3 tuorli
80g di burro
mezzo cucchiaino di bicarbonato
90g di zucchero
300g di farina
acqua q.b. (ne ho messo mezzo bicchiere circa)

per il ripieno:
due arance ( ho usato 5 clementine)
un limone
125g di zucchero

per la meringa:
3 albumi
125g di zucchero

Cominciare preparando il ripieno: passare al tritacarne le arance ed il limone, con tutta la buccia. Versare la purea ottenuta in un contenitore, unire lo zucchero e mettere in frigo.
Questa operazione puo' essere fatta anche con un giorno di anticipo.
(Non avendo il tritacarne, ho tagliato le clementine a spicchi e poi a pezzi, poi l'ho passate nel passaverdura)

Per la pasta, sbriciolare il burro morbido ma non sciolto con la farina. Unire i tuorli battuti leggermente, lo zucchero, il bicarbonato e tanta acqua fredda quanto basta ad avere un impasto della consistenza di una frolla.
Avvolgere in pellicola e mettere in frigo mezz'ora.

Nel frattempo, montare i 3 albumi a neve ben ferma. Verso la fine, unire lo zucchero a poco a poco finche' la meringa sara' gonfia e lucida. Mettere in frigo.

Ora stendere la pasta abbastanza sottile, in una teglia da 24cm di diametro. La torta alla fine risultera' difficile da sformare, vista la presenza della meringa! Quindi, o la fate in una teglia che possa andare in tavola, o usate una teglia a cerniera come ho fatto io.
Coprire quindi la base ed i bordi della teglia con la pasta, bucherellarla in un paio di punti con una forchetta, coprirla con un foglio di alluminio e dei fagioli secchi e cuocerla in forno preriscaldato a 190 gradi per circa 15 minuti.

Trascorso il tempo, tirare la pasta fuori dal forno, eliminare carta e fagioli, e versare il ripieno, livellandolo bene, e sopra il ripieno la meringa.
A vostra scelta potete usare per questo passaggio una tasca da pasticceria, io ho preferito creare delle onde con un cucchiaio.
Rimettere la torta in forno a 190 per 10 minuti, sempre controllando che la meringa non scurisca troppo, dopodiche' abbassare a 150 e prolungare la cottura di altri 20-25 minuti...dipende sempre dai forni!

Secondo me, il giorno dopo è ancora più buona. La purea di agrumi si addensa e stabilizza, i profumi si fondono.
Il mio consiglio è: giocate d'anticipo. Fatela il giorno prima.
.... E cercate di resistere!!

venerdì 5 novembre 2010

Le clementine

Sono arrivate le clementine!!!
Queste, a dir la verità, si sono fatte attendere un'intera giornata, dopo un viaggio pieno di peripezie, insieme ad altre migliaia di clementine, provenienti direttamente da tre donne in gamba che le hanno curate con amore e rispetto del terreno, in Calabria.

Clementini

L'attesa, ne è valsa la pena.
Sono profumate (dice. Che io, al momento, l'olfatto l'ho temporaneamente perso causa naso raffreddado) e dolcissime.
Cosa di meglio per farsi un carico di vitamine con una bella, sana e buona spremuta color del sole al tramonto?

Buon fine settimana!

mercoledì 3 novembre 2010

Quest'anno tocca ai peperoni

A riguardare la foto dell'anno scorso, sembra che l'ingrediente principale sia lo stesso, ma vi giuro che le apparenze ingannano, anche in questo caso!

Sempre verde è, ma stavolta trattasi di peperoni.
Di peperoni verdi, per l'esattezza, trovati nella busta delle verdure del GAS, razzolando tra cavoli, insalata, cetrioli, zucchine... Insomma, una busta monocolore.

Marmellata peperoni

I peperoni in casa non fanno impazzire, soprattutto i legumini.
Mi dovevo inventare qualcosa di diverso. E così mi è tornata in mente la marmellata, di quelle da gustare insieme al formaggio, quando ci sono ospiti!
E ho preso spunto dalla ricetta di alisso trovata su Gennarino.

La marmellata che viene fuori è una marmellata agrodolce, che non pizzica (ho evitato di aggiungere peperoncino) e che non presenta le difficoltà di digestione, che spesso si accompagnano ai peperoni.

Ecco qua le mie indicazioni, per due vasetti da 250gr:

500 gr di peperoni verdi puliti, senza filamenti e semi, tagliati a listarelle
220 gr di zucchero
100 ml di aceto bianco
1 cucchiaino di sale

Ho messo tutti gli ingredienti in una pentola, su fuoco medio basso.
Ho fatto cuocere per 40-50 minuti, mescolando ogni tanto.
Quasi a fine cottura ho frullato con il mixer (ma se preferite vedere le listarelle, potete evitare questo passaggio), e, ancora bollente, ho versato la marmellata nei vasetti. Li ho chiusi e lasciati raffreddare a testa in giù, per fare il sottovuoto.


Peperoni e Formaggio


Ps. In realtà la scusa degli ospiti, è proprio una scusa. Noi, con il fatto che il vasetto era aperto, ce lo siamo messo in tavola e divorato anche le sere dopo, da soli e anche da solo!



Confezionata in piccoli vasetti, potrebbe essere un'idea golosa da regalare a Natale...
;-)


about food

venerdì 29 ottobre 2010

Torta di mele renette

In effetti, questo sarebbe il tempo delle mele, nel senso delle mele nuove!
Ed in effetti, in casa, di mele ne ho in ordine di bontà: della mamma, del GAS, del supermercato.
Un'invasione di mele, tra frigo, piano della cucina e dispensa in terrazza.
Quindi, visto che sono nel periodo dolci più che mai (me ne sono resa conto dando un'occhiata a cosa ha pubblicato negli ultimi tempi), ho pensato bene di farci una torta.

Torta di mele renette

Ho preso delle belle renette. Anzi, delle buone renette, perchè di bello avevano poco: ma si sa, se non sono trattate, oltre a noi, piacciono pure ai bacherozzoli.. ;-)
Ho preso un libro di cucina fiorentina, per l'ispirazione, e ho adattato la ricetta alla mia creatività (tradotto: a ciò che avevo in casa)!

E' una torta di mele piuttosto bassa, ricca di mele, profumata e nemmeno troppo burrosa.
Le nocciole tritate che ho aggiunto alla ricetta che avevo trovato (perchè i pinoli li avevo finiti) le danno un tocco particolare.
Ci è piaciuta molto.
Fagiolino l'ha voluta per colazione e una fetta pure per la merendina a scuola (che fa un'ora dopo colazione)....?!?!

Per una tortiera a cerniera di 28cm ho usato:

- 5 mele renette (che ho dovuto scartare per un 30% causa inquilini)
- 150 gr di farina semi-integrale
- 230 gr di zucchero bianco (la prossima volta ne metterò un po' meno: 180)
- 70 gr di zucchero grezzo di canna
- 50 gr di nocciole tritate grossolanamente
- 100 gr di uvetta
- 100 gr di burro
- 3 uova
- 150 gr di yogurt
- 1 cucchiaio di polvere di arancia
- un pizzico di sale
- una bustina di lievito

Per prima cosa si mette l'uvetta in un bicchiere d'acqua a rinvenire.
Nel frattempo si monta il burro morbido con lo zucchero, si aggiungono poi, nell'ordine: le uova, lo yogurt, il pizzico di sale e la polvere di arancia.
Si setaccia la farina con il lievito e si tiene da parte.
Si preparano le mele, mondandole e tagliandole a spicchi e poi a fettine fini fini.
Si aggiunge la farina all'impasto, si amalgama bene ed infine si unisce l'uvetta strizzata e le nocciole.
Si rovescia il composto nello stampo imburrato e si cosparge la superficie di tutte le fettine di mele. Sono tante, ma questo è il bello della torta!
Si cuoce in forno caldo, a 200° per circa 45 minuti. Controllate sempre la cottura con lo stecchino!


NB: Con questa ricetta partecipo al contest di ArabaFelice (scade il 5 dicembre):




e a quello di Stefania e Rosy (scade il 6 gennaio)


Partecipa anche tu alla nostra prima raccolta

lunedì 25 ottobre 2010

La torta all'acqua di Anita

Anita è una speciale palermitana DOC.
Che oltre ad elaborate e profumate ricette della sua terra, ha presentato sul forum di Gennarino, ormai diversi anni fa, la sua torta all'acqua.
Il nome mi ha incuriosita fin da subito, quando, qualche anno dopo la pubblicazione, mi sono imbattuta nella sua ricetta.
Come si può fare una torta con l'acqua?!? mi sono chiesta.
Si può fare, eccome!
In quattro e quattr'otto, ne esce una torta soffice e morbida, che si può aromatizzare con frutta, cioccolato, frutta secca o quant'altro avete ispirazione di infilare in una torta.
Tra l'altro, come suggerisce Anita, la ricetta è proprio una base, che si può usare anche per torte salate, semplicemente sostituendo lo zucchero con parmigiano grattugiato e aggiungendo ingredienti salati a piacimento (olive, pomodorini, formaggio, salsiccia, ecc).

Torta all'acqua con pesche


L'ho preparata qualche domenica fa (anche se dal sole della foto, sembra una vita fa) con la scusa di dover andare a fare visita a degli amici e di non arrivare a mani vuote.
Avevo in casa le ultime pesche cotogne della stagione, che non avevo sciroppato, e ho deciso di infilarci quelle!
Ho riadattato solo le dosi di zucchero. Ne ho messo meno perchè invece di usare l'acqua, ho usato lo sciroppo che era avanzato dalle pesche sciroppate fatte il giorno prima, che è appunto acqua e zucchero.


Vi riporto, paro paro, le dosi di Anita (tra parentesi le mie scelte):
2 uova
200 di zucchero (ho usato 150 gr di zucchero)
200 di farina 00
3/4 bicchiere (da acqua) di acqua (ho usato lo sciroppo delle pesche sciroppate)
1/4 bicchiere di olio (ho usato l'olio di mais)
1 bustina lievito per dolci

Frullare le uova intere con lo zucchero, unire l'acqua e l'olio, la farina e il lievito setacciato.
Versare in una teglia unta e cosparsa di pangrattato e cuocere a 180° per 20 minuti.

Come dicevo, io ho aggiunto una pesca cotogna a spicchi.
Vi avviso: l'impasto è molto morbido, nonostante la frutta a spicchi, l'abbia appoggiata sulla superficie della torta, lei inesorabilmente è calata verso il basso...


Che dire?
Anita: GRAZIE.

venerdì 22 ottobre 2010

La schiacciata con l'uva dei ricordi, ma con pasta madre!

La schiacciata con l'uva si fa in mille modi diversi e con mille uve diverse.
Adesso, tra l'altro, molte uve sono già sparite dalla circolazione e hanno iniziato a trasformarsi in vino.

schiacciata con l'uva  - pasta madre

L'uva Italia che ho usato io, per fortuna, ha una vita molto più lunga e si può ancora trovare in giro.
Non so se sia tipicamente usata per fare la schiacciata con l'uva, ma ho stranamente dei nitidi ricordi di quando, da bambina, la mia nonna paterna (da cui si dice che abbia ereditato la passione per i lievitati e per la cucina, in genere) la sceglieva come uva per la sua schiacciata.
Il motivo, ho scoperto crescendo, era semplice.
Non ci piaceva la schiacciata se l'uva aveva i semi. E a dir la verità, anche i legumini mangiano la schiacciata con l'uva solo se non devono sputacchiare a destra e a manca.
Si tratta, forse di un fattore ereditario...;-)

E quest'uva, è forse la varietà che rende più semplice la certosina operazione di togliere i semini, senza distruggere troppo il chicco, che è bello sodo. La mia nonna la sapeva lunga!!

Così, sull'onda dei ricordi, ho voluto provare a rifare la schiacciata con l'uva della mia nonna, senza avere la SUA ricetta, e per di più usando la pasta madre!
La foto mostra il risultato del primo tentativo fatto. Che è piaciuto, ma è stato migliorato con una seconda versione, che vi presento qui, che è maggiormente idratata e quindi ancor più morbida, e che, come una magia, ha risvegliato in me i ricordi di allora.


Per una teglia da pizza, di quelle quadrate, che occupano tutto il forno:

- 400 gr di uva italia, tagliata a metà e senza semi
- 170 gr di pasta madre in forza (l'avevo rinfrescata 2 volte di seguito)
- 300 gr di farina (metà manitoba, metà 0)
- 150 gr di acqua
- 30 gr di olio
- 6 cucchiai di zucchero
- 2-3 cucchiai abbondanti di olio
- 1 pizzico di sale

Si mescolano nell'acqua 4 cucchiai di zucchero e poi vi si scioglie la pasta madre, fino a creare una pappetta cremosa. Si aggiunge pian piano la farina, per ultimo il pizzico di sale e l'olio.
Si lavora fino ad ottenere un impasto liscio e si mette a lievitare fino al raddoppio, coperto con pellicola.
Si riprende l'impasto, si fanno le pieghe del primo tipo, si lascia riposare una mezz'oretta e si stende in teglia, premendo con i polpastrelli per fare delle fossette. Si cosparge con l'uva, facendo attenzione di mettere i chicchi con il taglio rivolto verso l'alto, poi si premono un po' per farli affondare nell'impasto, si copre di nuovo con pellicola e si lascia lievitare ancora.
Prima di infornare, si cosparge la schiacciata con i 2 cucchiai di zucchero rimasti e i due-tre cucchiai di olio. Si cuoce in forno a 180° per 30-40 minuti o finchè la schiacciata non diventa dorata.

PS. La soddisfazione più grande è stato l'apprezzamento del mio babbo, che ha confermato il mio ricordo della schiacciata della nonna!







lunedì 18 ottobre 2010

Tutto rosa

Oggi, ve ne sarete accorte è un giorno dedicato a tutte le donne.
L'idea di Carolina di dedicare un giorno rosa a tutte le donne, a memoria della prevenzione del tumore al seno non mi ha lasciato indifferente.
Siamo tutte fragili foglie davanti a un dramma così forte.
Ricordatevi che un controllo, fatto spesso e con regolarità, può aiutarci!

ciclamino


Quindi, per oggi niente ricetta, tuttal'più, se proprio me lo concedete, in tema avrei da ricordarvi una panna rosa di qualche tempo fa..


Ps. I centri in cui si può prenotare un controllo li trovate qui.
A onor del vero, quando ho telefonato, 10 giorni fa, ho scoperto che a Firenze gli ambulatori non ci sono... Ma si può provare a Pistoia, che intasata dalle richieste, prende di nuovo gli appuntamenti solo a gennaio...
Li', per lo meno, la prevenzione viene fatta tutto l'anno!

Per maggiori informazioni, visitate comunque il sito della LILT.

venerdì 15 ottobre 2010

Pasta madre nel coccio . . .

Di come usare la pasta madre che avanza, invece di buttarla via, forse ne ho già parlato o forse no... ma sicuramente ne hanno scritto molte altre (ricordo il pasto nudo e pappa-reale, giusto per citarne due a mente)..

Cottura nel coccio - Pasta madre


Dopo l'esperimento fatto l'altro giorno, quasi per caso, però, non potevo non raccontarvi anche la mia, di versioni!
Qui la novità è il metodo di cottura che ho usato!
Ultimamente (causa malattia e forzata permanenza tra le 4 mura domestiche) mi è capitato di rinfrescare la pasta madre anche un giorno sì e uno no.
Della serie, che se non pensavo a come usarla, avrei dovuto buttarne via un sacco, e a malincuore..

Così, ho voluto provare a non cuocerla nella solita padella antiaderente, come faccio quando voglio trasformarla in una simil piadina-pane arabo.

... E l'ho cotta in un pentolino di coccio (vedi foto ;-))!

Il pentolino l'ho messo sul fuoco ad assorbire un bel po' di calore.
Nel frattempo ho steso con le mani la pasta madre (che non era per niente acida) e ci ho affondato un po' i polpastrelli, come fosse una schiacciata..
ho buttato un giro d'olio nel pentolino, vi ho appoggiato la schiacciata ed ho coperto con un coperchio, per l'appunto.
In cottura, ho abbassato il fuoco, per non far bruciare il tutto.
Dopo cinque minuti, ho girato la schiacciatina e l'ho cotta anche dall'altra parte!
Alla fine, ci ho messo sopra un po' di olio a crudo e sale.

E' venuta una meraviglia. Cotta a punto giusto, bella gonfietta, e soprattutto morbida e per niente secca (penso proprio per merito del vapore che ha fatto in cottura, che grazie al coperchio, è rimasto nel pentolino).

Io mi ci sono divorata gli ultimi pomodorini.

Vi consiglio davvero di provarci! Poi, mi fate sapere?


lunedì 11 ottobre 2010

Per i curiosi...

Allora siete curiosi, eh?!?!
Ecco, dopo tanto sospirare, attendere e incavolarsi, come è venuto fuori il mio nuovo regno!


il mio regno nuovo

Io, ne sono molto soddisfatta, apparte il pavimento nero.. che sarà pure tanto alla moda, ma che alla prima briciola o spolvero di farina che ci casca, bisogna subito ricorrere alla granata... oppure fregarsene!

Vi dicevo, che ancora non siamo a regime...
e dalle foto pure si vede.. a parte il fatto che la cucina è ancora bella spersonalizzata e soprattutto in ordine (cosa che in genere non è) ... c'è un altro dettaglio che svela lo stato non ancora consolidato del tutto...
Quale è?!?!?

Aguzzate la vista. Alla/al prima/o che indovina sarà recapitato un pensierino. (Intanto penso a quale pensierino...)

Ps1.
DALLA cucina, invece, la vista è rimasta sempre la stessa... di mattina presto e di giorno....
con un po' di zoom....


dalla cucina



Ps.2
Ed invece, questi alcuni dei graditi regali che ho ricevuto, e che mi aiuteranno per questo spazio in rete..
La storia della macchina fotografica, tanto agognata, è stata preannunciata in breve, proprio il giorno del mio compleanno, dal caro zioPiero, a cui il mio compagno ha ricorso in aiuto (recuperandone il numero di cell, dalla mia rubrica, senza che me ne accorgessi...)!
E a ulteriore dimostrazione della mia alloccaggine, nemmeno mi sono accorta che la vicina di casa, dopo avermi detto che aveva intenzione di vendere questo suo gioiellino, si è messa d'accordo sempre con il mio compagno nel fingere di averla venduta ad un collega....
Insomma, per farla breve, e iniziare dall'inizio, questa estate per un incidente del destino, nel fotografare un piatto, insediata da un calabrone (che poi mi ha pure pinzato) ho scaraventato in terra la povera compattina, che non ne ha più voluto sapere di me!
Il periodo (causa benedetti valori in casa) non era quello più adatto per l'acquisto di una nuova macchinetta.. così ho usato quella di Lenticchia, rassegnata alla sorte...
E invece, per il compleanno, tada-da-dan: ecco la REFLEX dei miei sogni, sempre per uno strano incrocio di casi del destino....
;-)


regali

venerdì 8 ottobre 2010

Una torta golosa

Come non festeggiare degnamente il compelanno di un goloso, se non preparandogli una torta trovata nel libro di 600 ricette golose che mi aveva regalato per il mio, di compleanno?

E così, il cognatino, si è beccato questa torta di ricotta e cioccolato. Che i bambini non riuscivano a smettere di riprendere....
;-)

ricotta e cioccolata

Servono:
- 150 gr di biscotti secchi
- 130 gr di burro
- 450 gr di ricotta romana (io ho usato metà di pecora e metà di mucca)
- 150 gr di zucchero
- 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
- 100 gr di mandorle
- 120 gr di cioccolato fondente
- 200 ml di panna fresca


Si scioglie il burro (io uso il microonde per fare prima e sporcare meno cose) e si mescola con i biscotti, che sono stati precedentemente triturati.
Si imburra una tortiera a cerniera(la mia ha un diametro di 26 cm) e si fa aderire bene la base di biscotti. Si mette in frigo per un'ora.
Nel frattempo si preparano le due creme.
Si fanno tostare in forno le mandorle pelate, poi si lasciano raffreddare e si tritano.
In una ciotola si mescolano ricotta, zucchero e vaniglia fino ad ottenere una crema senza grumi, si divide in due contenitori e si mette in frigo.
Il cioccolato si spezzetta e si scioglie a bagnomaria (anche qui, io, per sporcare meno ciotole, uso il microonde con il programma scongelamento, un paio di minuti alla volta. Controllo a che punto è, mescolo e faccio ripartire..)
Quando il cioccolato è tiepido, si mescola alla crema di una ciotola, mentre nell'altra si aggiungono le mandorle tritate.
Si monta la panna e se ne incorpora metà in una ciotola e metà nell'altra.
Poi, con due sac a poche (ho usato quelle usa e getta), si decora la base, che avremo tolto dal frigo, facendo ciuffetti concentrici, come si vede dalla foto, e riempiendo il più possibile la tortiera.

Si rimette in frigo per almeno un paio d'ore.
Prima di servire, togliere la cerniera..

ricotta e cioccolata -  Fetta

PS. e siccome qui, le mandorle, danno alla torta un non so che di delizioso, con questa ricetta partecipo alla raccolta di Ginestra:

lunedì 4 ottobre 2010

Di ritorno, inauguro il forno!

E' passato troppo tempo dall'ultimo post..
Non potevo più aspettare.
I lavori in casa sono stati completati, nel senso che non vedremo, spero più, muratori, elettricisti, idraulici, piastrellisti, parquettisti, ecc.
Solo, ci sono rimasti i dettagli da definire... quei dettagli che con il tempo non noti più e cominciano a far parte dell'arredamento, come gli sportelli del controsoffitto (che non ci sono), le mascherine intorno agli interruttori (che non ci sono), le casse piene di roba da rimettere negli scaffali, e così via..
Ma il mio regno (la cucina) è finita! Ed è diventata pure più grande!
Ma di problemini ce ne sono stati (chi ha ristrutturato, lo sa bene). E siamo stati anche molto fortunati: vi basti sapere che in 20 anni di onorata carriera, i montatori della cucina, un tale inconveniente non lo avevano mai avuto!
Ed il forno? Per me è il cuore della cucina. Ovviamente, mi avevano portato la marca sbagliata... Per fortuna, in giornata sono riusciti a consegnarmi quello che avevo scelto.
Per cui, si ri-inaugura il blog con una ricetta-non-ricetta, solo per avere la scusa per riaccendere il forno!
Di cui sono molto soddisfatta! L'avevo acceso prima di preparare gli ingredienti ed è arrivato a 180° in men che non si dica.. non avevo ancora finito di tagliare i pomodori!!
;-)

pizza sfoglia

Ecco la ricetta non ricetta:
- 1 rotolo di pasta sfoglia
- 2 pomodori grossi (ho usato i cuori di bue dell'orto dell'orto della mamma)
- una mozzarella
- origano
- sale
- olio extravergine di oliva

Si riveste la teglia con carta da forno (io ho usato quella in cui stava arrotolata la pasta sfoglia), si stende la pasta sfoglia e si farcisce con le fette di pomodoro.
Si condisce con origano, sale e un giro d'olio e si cuoce in forno a 180° per 15-20 min (a seconda del forno).
Quando è quasi cotta, si aggiunge la mozzarella e si ri-inforna fino a scioglimento.

La prima accensione del forno è stata un successone!
Vedremo come proseguirà. Ma se il buon giorno si vede dal mattino....
;-)

PS.
C'è un'altra novità. Le foto, d'ora in poi, saranno fatte via macchina reflex.
Ma questa è un'altra storia.... Ve ne riparlerò!

mercoledì 4 agosto 2010

Goji?!?! .... e compleanno

Questa insalata è stata una delle prime che ho fatto quest'estate, al primo spuntare del caldo.
Semplicemente condite con un mix di olio, sale e limone, si tratta di lattuga, bastoncini di carote e ... bacche goji!

Insalata Goji

Le bacche le avevo acquistate in primavera, in un acquisto simil-compulsivo di gruppo, insieme alla mia omonima e a mammaiana e ovviamente le avevo subito assaggiate, così come erano: essicate, aciduline e così particolari!
Poi, il caso ha voluto che me ne dimenticassi e tornassi a loro per sostituirle all'uvetta, che spesso aggiungo all'insalata mista!
Le bacche goji non sono ancora molto comuni in Italia, ma hanno origini antichissime e sono un alimento largamente consumato dalle popolazioni dell'Himalaya e del Tibet. E' ricco in nutrienti e dal fortissimo potere antiossidante, per questo, è stato acclamato da esperti e nutrizionisti "La fonte di cibo più sana esistente sulla Terra".... pensate un po'!
Hanno un sapore che è un mix tra un ribes e un'uvetta, per il colore (del ribes), la consistenza (dell'uvetta) ed il sapore acidulino.
Come i vari frutti secchi, andrebbe un po' fatto rinvenire prima di consumarlo, ma devo dire che anche buttarne una manciatina cosi' come sono su una bella insalata, non è male!

Putroppo, dopo averlo usato, l'ho impacchettato insieme a tutte le altre cose che ho messo da parte chissa' in quale scatola, causa lavori di ristrutturazione, e non ho potuto replicare l'insalata...
Ma spero tanto di recuperarlo prima che arrivi l'inverno e magari provare a utilizzarlo in dei muffin cioccolatosi, come quelli visti qui.

Causa lavori di ristrutturazione (e conseguente ferie ad imbiancare e cercare di risistemare un po' il marasma di casa), mi sa che per ora vi saluto per un po'..

Almeno voi, se potete, godetevi le ferie!!

PS. OOOOOOOOPs.
mi sono accorta, un po' per caso, che oggi, proprio oggi, sarebbe pure il compleanno del blog...
Lo festeggeremo insieme piu' avanti, eh, quando ci saremo un po' ripresi dai lavori forzati!!

lunedì 12 luglio 2010

Pausa al fresco

Il caldo mi sta asfissiando e la voglia di mettermi ai fornelli è ai minimi storici.
Per fortuna che arriva il fine settimana e parto per la campagna, carica di bagagli.
Ma invece di portarmi creme per il viso, trucchi e vestiti (che tanto lì la vita sociale è azzerata, essendo in un posto moooolto tra la natura e poco altro intorno) mi carico di borse di farine, lievito, zucchero ed il mio quadernone ad anelli con tutte le ricette stampate, quelle vecchie e collaudate, che ormai sento anche un po' mie e quelle nuove, da sperimentare..

Quando sono stata in campagna, l'ultima volta, mi sono dedicata perfino alla merenda dei bambini, così ho preparato queste dolci crepes.
In realtà non avevo messo in valigia nè uova nè fragole...Ma tanto la spesa delle uova viene fatta direttamente al pollaio da Fagiolino e le fragole le coglie Lenticchia dal vaso..!!
;-)

Galline felici

Per le crepes ho usato le dosi riportate da Sigrid, in una ricetta presa qui, che riporto per comodità qua sotto (io non ho messo acqua di fiori di arancio), con una padellina di una ventina di cm di diametro me ne sono venute fuori almeno una decina:

farina 200g
uova 2
zucchero 40g
latte mezzo litro circa
sale una presa

Si mescolano le uova con lo zucchero, si aggiunge la farina ed il sale e poi, sempre mescolando, si inserisce il latte fino ad ottenere una consistenza fluida.
C'è da considerare che dopo il riposo, l'impasto diventa un po' più sodo, per cui consiglio di farla abbastanza fluida. Io ho dovuto aggiungere un po' di latte prima di cuocere, che senno' la pastella non mi si spandeva nella padella.

Dopo un'oretta si possono cuocere:
Si unge con un po' di burro una padella, si riscalda e ci si rovescia l'impasto a cucchiaiate, cercando di distribuirlo in modo uniforme con una spatola di legno, arrivando ad uno spessore di 3-4 mm.
Si cuoce uno/due minuti e poi si rigira. A me non riesce far svolazzare nè frittate nè crepes in aria per rigirarle, per cui lo faccio a mano..
Un altro minutino dall'altra parte e poi è pronta.

Crepes fragole e crema

Noi l'abbiamo farcite con crema e fragole, chi solo con crema, chi solo con fragole, chi le ha divorate così come erano... seguendo le indicazioni, la golosità e le dosi richieste da ogni commensale!

lunedì 5 luglio 2010

Il forno che scotta..

Se anche a voi, come a me (e forse sì) piace spignattare e accendere il forno, ma siete pure un po' sbadate, forse avrete come me un po' di segni di bruciature in giro per le braccia e le mani...
:-(
Ecco, io ho trovato un rimedio a cui non posso piu' rinunciare e anche i legumini, se capita (di rado per fortuna) di toccare qualcosa che scotta, subito mi chiedono:" Mammaaa, l'olio di Pericoooo!!"

Fiori di Iperico

In realtà, trattasi di Iperico (detto anche erba di San Giovanni).
Me lo avevano fatto conoscere le ostetriche, durante il corso preparto, per le sue proprietà emollienti, ma la rivelazione su cosa fosse di preciso l'ho avuta l'anno scorso, quando durante una passeggiata tra i campi, degli amici mi hanno fatto vedere una piantina con fiorellini gialli, che avevo sempre visto in campagna, ma che avevo sempre e solo considerato come una piantina con fiorellini gialli... Invece, quella anonima piantina era proprio il famoso iperico!
Cosi' mi sono documentata e ho scoperto che l'olio di iperico (da impiegare per uso esterno) ha una forte capacità antinfiammatoria, antisettica e cicatrizzante e può essere impiegato (come mi dicevano gli amici di cui sopra) per guarire in modo naturale gli eritemi solari e per ridurre il tempo di guarigione delle piccole ustioni.
Così, ho pensato di farmelo in casa, con dell'iperico sicuramente biologico, visto che è un'erba spontanea che ho raccolto in campagna!
L'ho fatto la prima volta l'anno scorso ad agosto, fuori tempo massimo di raccolta, ma ha funzionato benissimo lo stesso (ne basta spandere un pochino sulla bruciatura e dopo un po' non si sente più niente, nè compare nessuna galla!) e le sue proprietà l'ha mantenute inalterate, per cui quest'anno mi sono decisa a rifarlo, raccogliendo i fiori la scorsa settimana, con l'intenzione di prepararne un po' da regalare alle amiche 'forno-addicted' e un po' sbadate come me, magari per Natale!! (Quest'anno gioco d'anticipo!)


Ingredienti tipo
50 gr di fiori di iperico
150 gr di olio di oliva (o di mais, girasole, riso, ecc.)

Per le dosi, si usa una parte di fiori di iperico e tre parti di olio di oliva o di altro seme (mais, girasole, riso, ecc). Io ho usato l'olio di oliva e quest'anno ho provato anche con quello di arachidi, avendocelo in dispensa in campagna. Con un paio di forbici si tagliano le estremità della pianta, per recuperare i fiorellini gialli, si mettono in un barattolo di vetro, si ricoprono con tre volte il loro peso in olio, si tappa il barattolo e si tengono al sole per circa 3-4 settimane, agitando il barattolo ogni tanto (una volta al giorno).
A questo punto, l'olio, che al sole diventa man mano di un bel rosso acceso, si filtra (usando magari una garza) e si conserva al riparo dalla luce ed al fresco.

Ne ho regalato un po' anche alla mia mamma, che mi ha detto di usarne una gocciolina anche quando viene punta da qualche insetto: dà sollievo e aiuta a far passare l'eruzione...

Il periodo della raccolta è QUESTO: Giugno-Luglio. Per cui, se volete provare, datevi da fare!

mercoledì 30 giugno 2010

Sardi a beccaficu

Quando si dice il destino...
O quando il destino lo guidiamo noi...
Non so di preciso come è andata... fatto sta che:
- lo ZioPiero si è fatto un tour della Sicilia che gli invidio molto,
- io mi sono temporaneamente trasferita vitto e alloggio a casa dei miei, in attesa che la casa distrutta venga rifatta più bella e funzionale di prima,
- a casa dei miei ho trasferito pure il contenuto del mio freezer, tra cui delle sarde pulite con santa pazienza,
-nella temporanea dimora ho trovato un libro di ricette siciliane che mi ha ispirato molto.

La strada è segnata.

Cosa ho preparato, per la prima volta in vita mia, un giorno?
I Sardi a beccaficu, quelli che pure il famoso commissario adora!

Sardi a beccaficu

Pensavo, nella mia totale ignoranza, che fosse un piatto difficile da preparare e invece si è rivelato così semplice, veloce e saporito che dovrà essere ripetuto, anche quando mi riapproprierò della nuova cucina e del nuovo forno!


Il libro, bellissimo, scritto su carta gialla in tre lingue (siciliano, italiano e inglese) lo prenderò di sicuro in prestito, per sperimentare qualche altra prelibatezza sicula.
Non so se si trova ancora a giro, visto che si tratta di una edizione del 1989, ma potete sempre provare a cercare: "La cucina delle regioni d'Italia - Volume: Sicilia e Isole" di A. Cardella - Ed. Mida - Bologna.


Ecco qua la ricetta delle sarde a beccafico alla palermitana (c'è anche una versione catanese, che prevede l'aggiunta di caciocavallo).
Ve la riporto in italiano :-)

1 kg di sarde
70 gr di pinoli
70 gr di uva sultanina
8 cucchiai di pan grattato
2 spicchi d'aglio
1 cucchiaio di zucchero
1 cucchiaio di prezzemolo
succo di limone
mezzo bicchiere di olio di oliva
sale
pepe

Le sarde vanno pulite, aprendole dalla parte del ventre, togliendo la testa e la lisca centrale, ma stando attenti a lasciare unite le due parti del dorso.
Si fa tostare appena in poco olio il pangrattato, nel quale vanno incorporati, usando una spatola di legno, l'aglio tritato, lo zucchero, il prezzemolo tritato, i pinoli, l'uva sultanina fatta rinvenire in acqua tiepida e poi strizzata, sale, pepe e l'olio.
Quando il composto sarà ben amalgamato, ne va versato un mezzo cucchiaino su ogni sarda aperta, che poi va arrotolata nel senso della lunghezza.
I rotolini di sarda vanno poi distribuiti in una teglia unta d'olio, uno accanto all'altro, intervallati da una foglia di alloro e cosparsi di un cocktail di olio, succo di limone, sale e pepe.
Si cuociono in forno a 180° per un quarto d'ora.

Io ne ho fatto metà dose e devo dire che mi è avanzato un po' di ripieno.. mal di poco!! Era squisito anche da solo!