lunedì 30 novembre 2009

Il formaggio nel calzino

Ormai è un classico, a casa nostra.
Il nome può far venire i brividi, a pensarci bene, ma ormai noi lo chiamiamo affettuosamente così.

Tutto è nato quando scoprii la ricetta per fare lo yogurt in casa, di Paoletta, e dopo poco scoprii anche la ricetta di Elena (alias ComidaDeMama), che per farlo usava il thermos.
Elena, raccontava anche come lo yogurt potesse essere poi trasformato in formaggio (tipico libanese),
così come aveva visto da Chiara (alias IlpranzodiBabette).
Formaggio fatto in casa?!? Non c'avevo mai provato, ma il procedimento era semplicissimo e non riuscii a far finta di niente.

Da allora, spesso, quando faccio lo yogurt (che davvero viene sodo e compatto tipo quello greco) una metà della dose la uso per fare il formaggio nel calzino. Il perchè lo chiamiamo così forse lo potete intuire dalla foto. ... non avevo niente che potesse assomigliare ad un setaccio per far colare il siero, ma il racconto e le foto di Chiara mi hanno acceso la lampadina!

Preparazione del formaggio nel calzino

Detto fatto: ho sterilizzato in acqua bollente un bel calzino-fantasmino in cotone filo di scozia 100% e l'ho riempito con:
- mezzo litro di yogurt mescolato con 1 cucchiaino di sale.

Anche per riempire il calzino, la tecnica si è evoluta con l'esperienza: non avendo tre mani (una per tenere il calzino, la seconda per aprire l'imboccatura, la terza per riempire di yogurt) ho trovato un bel bicchiere da bibita, di quelli alti e larghi, che sembra fatto apposta: ci infilo il calzino dentro, lo fermo rimboccandolo sull'orlo et voila'!

Una volta riempito, il calzino va appeso per un 6-8 ore, il tempo necessario a far uscire il siero dallo yogurt e a farlo diventare una massa morbida e acidula, da condire o da spalmare sul pane, deliziosamente ed elegantemente incisa con la trama del calzino... ;-)

Formaggio nel calzino

venerdì 27 novembre 2009

La panna rosa

La panna cotta non l'ho mai fatta prima, nonostante mi dicesse una mia amica che è una cosa stupidissima da fare ( e riesce anche a lei..)!
Ma penso che quello che mi è venuto fuori gli assomigli molto.

Avevo visto nella cucina dei calicanti il loro esperimento fallito, che mi era piaciuto molto.
Soprattutto le diverse consistenze che avevano ottenuto, loro malgrado, con la verrine di melograno mi aveva incuriosita, così mi sono procurata gli ingredienti e ci ho provato anche io.
Ovviamente il risultato non è stato pari al loro, e purtropppo il loro errore non sono stata in grado di ripeterlo... Gli strati non si sono formati, ma ho ottenuto una verrine di melograno che forse era come avevano in mente loro all'inizio...

panna cotta alla melograna


Come dicevo a Maite, ho provato ad usare come addensante, invece della gelatina, l'agar agar che tra l'altro non avevo mai usato prima.
L'altra differenza è stata che la mia melagrana era più piccola della loro (di sicuro) perchè passandola al passaverdura, ne ho ricavato solo 85ml di succo anzichè i loro 250ml...
Insomma, avrei dovuto fare metà dose rispetto alla loro, e così ho pensato di raddoppiare la percentuale di panna... (che idea, eh?)

Per cui, per arrivare ad avere una quantità sufficiente per 4 tazzine, ho usato:
- 85 ml di succo di melograna
- 200 ml di panna
- 2 cucchiaini di zucchero
- 2 gr di agar agar (forse ho esagerato)

La ricetta è semplicissima:
Si recupera il succo della melograna (io l'ho fatto usando il passaverdure, ma attenzione agli schizzi!), si mescola allo zucchero e si unisce la panna. Si mette in un pentolino e quando inizia a bollire, si versa l'agar agar e si mescola bene bene, continuando per un paio di minuti.
Poi si spenge il fuoco e si versa nelle tazzine/bicchierini/coppette.
Si attende che si raffreddi e poi si può mettere in frigo per almeno un paio d'ore.

Siccome non avevo un'altra melograna per guarnire con i chicchi la superficie (e comunque mi avrebbe impensierito dover sputacchiare i semini), ho tritato una manciata di mandorle spellate e le ho fatte nevicare sopra.

A noi, questa versione è piaciuta. Anche parecchio.


mercoledì 25 novembre 2009

Risotto alle castagne

In questa ricetta io ci ho messo solo la cucina e la manovalanza.

Le castagne erano quelle raccolte dai tre castagni della mia mamma, in campagna, la ricetta invece me l'ha passata Stefano Spilli, vi ricordate?
Ultimamente è stato una grande fonte di ispirazione e suggerimenti per questi panini e per questi altri.

Si tratta di una ricetta molto sostanziosa, una di quelle che ti basta per risolverti la cena.
Non avendo mai tanto tempo a disposizione, per il pasto serale, io mi sono organizzata spellando e cuocendo le castagne la sera prima, per poi preparare il risotto la sera dopo..



Risotto con le castagne

Cosa serve per 4 persone:
- circa 50 castagne (sarebbero 12/15 castagne a testa)
- 50 gr di pancetta (io avevo quella a cubetti e ce ne ho messa forse il doppio ;-))
- 320 gr di riso

- rosmarino
- acqua
- sale

- parmigiano grattugiato

Come si procede:
Sbucciare le castagne. Stefano mi ha svelato un trucco che mi è piaciuto molto: tolgo la buccia, poi per levare la pellicina difficilissima, sbollento le castagne o marroni in acqua bollente per poco tempo, come si fa per i pomodori: diventa facilissimo spellarle, perché la castagna è ancora dura e la pellicina è ammorbidita.

Cuocere le castagne. Si mette a bollire nuova acqua che si sala, e ci si mettono a cuocere le castagne/marroni.

Stefano suggerisce: Per la quantità di acqua, siccome ho visto che per un risotto fatto con 320g di riso servono circa 750ml di brodo o liquido, io faccio in modo di ottenere circa la stessa quantità di liquido dopo l'assorbimento dovuta alla cottura delle castagne. In poche parole, per avere circa 750ml di liquido, io metto 1lt di acqua per la cottura delle castagne. Se vedi che non è abbastanza, rabbocca durante la cottura.

Queste due operazioni le ho fatte la sera prima.

La sera dopo, ho tolto alcune castagne intere e le ho messe da parte per decorare, poi ho riportato a bollitura le castagne, in modo da avere un bel brodino caldo per cuocere il risotto.

Preparare il risotto. Si fa un soffritto con la pancetta tagliata a striscioline (io avevo quella a cubetti e l'ho tritata un po' con la mezzaluna, mettendocene forse il doppio ;-)) in circa 5 cucchiai di olio e poco rosmarino tagliuzzato. Dopo circa 5 minuti si aggiunge il riso e lo si fa leggermente tostare, dopodiché lo si porta a cottura aggiungendo mano a mano l'acqua di cottura delle castagne con i pezzi dentro, perché si saranno sbriciolate nella cottura.

Alla fine si deve aggiustare di sale, pepare con pepe nero (io ho evitato, per via dei bambini) e mantecare con un po' di parmigiano grattugiato.

Servire il risotto con altro formaggio.

E con questo si va a letto senza mangiare altro!




Edit del 12/10/2010:

con questo post partecipo alla prima raccolta sulle castagne di Ramona (che scade l' 8 novembre):



lunedì 23 novembre 2009

I biscotti ciccicccì

Ormai è un dato di fatto, il fine settimana, avendo più tempo libero, lo passo in cucina..
Capisco, che per chi mi sta accanto, a volte, sia dura, però riesco a farmi perdonare, soprattutto se dal mio piccolo regno tiro fuori robina come questa qui!

Sono i biscotti che Paoletta ha postato la settimana scorsa, che poi ho visto anche da Paola, e che sono una ricetta del Maestro Maurizio Santin.
Mi sono accorta che questo fine settimana, sfornare questi biscotti è diventato lo sport nazionale per gli amici del forum di Gennarino, che come me, non hanno saputo resistere alla foto, alla ricetta, al profumo e alla curiosità di provarli!
In effetti sono incredibilmente buoni e friabili come mai ero riuscita a fare i biscotti!

I biscotti in realtà si chiamano Chocolate Chips Cookies, confidenzialmente ribattezzati ciccicccì dallo zioPiero di Gennarino... E così, che ciccicccì siano.

Per la ricetta, io ho seguito la versione di Paoletta, che è sempre una garanzia, e che trovate qui.
L'unica variante che ho adottato è stata quella di mettere i biscotti nel freezer anzichè nel frigo, per la mezz'oretta di riposo.
Paoletta, infatti, suggeriva di tenerli in frigo, di tagliarli, stenderli sulla teglia e rimettere la teglia in frigo nell'attesa che il forno raggiungesse la temperatura di cottura.
Nel mio frigo, però, le teglie non entrano, e così ho pensato di evitare questo doppio passaggio, e per avere i biscotti freschi al momento della cottura, ho pensato di metterli appunto nel freezer.
In questo modo, tra l'altro, è stato semplice tagliare i salsicciotti, perchè (forse per il tanto burro) erano duri il giusto e non si sono sformati nel tagliarli, cosa che temevo.

Giusto per darvi un'idea, l'impasto l'ho diviso in tre salsicciotti di diametro intorno ai 3 cm, che ho poi tagliato ad uno spessore di mezzo centimetro: in cottura, i biscotti si allargano un pò (i miei sono arrivati a 4 cm più o meno).
Con le dosi indicate io ho contato 104 biscotti, se non me ne è sfuggito qualcuno quando nel mio regno sono apparsi zitti zitti Lenticchia e Fagiolo, e di soqquatto (e con le bocche piene?) se ne sono poco dopo andati...



Choc Chip Cookies

venerdì 20 novembre 2009

Il miglio, che sorpresa..

Il miglio è uno di quei cereali (correggetemi se non lo è) che non avevo mai nè usato nè assaggiato prima di un paio di settimane fa.
Anzi, tutte le volte che pensavo al miglio, nella mia mente risuonava miglio verde, che in realtà non c'entra proprio niente!
Fatto sta, che non avendo trovato molte ricette in rete, ho chiesto aiuto agli amici di gennarino, che mi hanno consigliato sulla cottura e sui modi di utilizzo.
Alla fine, ho pensato di farne delle polpette, mescolandolo ai soliti ingredienti con cui si fanno proprio le polpette di carne..
Mi era venuta la remora che il mio utilizzo non fosse stato proprio ortodosso (soprattutto, avendo poi scoperto che il miglio lo usa molto chi è vegetariano), ma in realtà, la penso proprio come Azabel: i cibi sono materie prime, da utilizzare secondo i propri gusti e inclinazioni!
Quindi, per me, il miglio sta benissimo anche con la carne!

Tra l'altro Azabel è stata di grande aiuto. Mi ha svelato le proporzioni per cuocere il miglio, a seconda dell'uso.
In pratica:
- per farlo "asciutto" (quindi più sgranato) si usa una parte di miglio e due di acqua (es: 100 gr di miglio ->200 gr di acqua)
- per usarlo per crocchette e simili si usa 1 parte di miglio e 3 di acqua (es: 100 gr di miglio ->300 di acqua)

Ecco come sono venute le polpette.

Polpette di miglio

Praticamente ho lessato in acqua salata per 20 minuti un etto di miglio, che si è disfatto abbastanza ( ma per farci delle polpette va bene), poil'ho scolato e fatto raffreddare.
Ho preparato l'impasto delle polpette con un paio di fette di petto di pollo, che ho tritato con la mezzaluna, una salsiccia, un uovo (in realta' io ci ho messo solo una chiara, che avevo gia' in frigo ) un po' di prezzemolo, mezzo cucchiaino di curcuma e del parmigiano.
Ho amalgamato il tutto insieme al miglio e ho formato delle palline, che ho fatto rotolare su un piatto di farina di mais.
Ho cotto in padella con un filo di olio EVO.

A me queste polpette sono piaciute perche' il miglio ha dato una consistenza morbida, dentro, e la farina di mais le ha rese croccanti, fuori.
In famiglia, le hanno apprezzate in 3 su 4, tra cui una sei-enne! ;-)

mercoledì 18 novembre 2009

Fagiolino gentile

Non si tratta del mio, di Fagiolino, che comunque è gentile lo stesso (e anche un po' mammone), ma di un fagiolino secco che ho comprato tempo fa.

Di solito, i fagioli che uso sono i borlotti freschi che coltiva la mia mamma e che conservo nel freezer, per poterli poi avere quando non è più stagione; ma questi fagiolini, un po' per la dimensione (sono piccoli piccoli) un po' per il colore e l'occhio marrone, mi hanno incuriosita!


Li ho preparati semplicemente cuocendoli, in un pentolino di coccio, seguendo le preziose indicazioni che Paolo Petroni dà sul suo libro della vera cucina fiorentina di cui parlavo per l'appunto l'altro giorno con elena.spa e Stefano Spilli del forum di gennarino, quando ci siamo incontrati per la presentazione del libro del cavoletto, qui a Firenze.
La ricetta la riporto precisa precisa qua sotto, indicando anche i miei commenti.

Eh, si,
FiorDiVanilla, mo' ti tocca anche questa, di ricette toscane!!

Prendete dei fagioli bianchi
(secchi, indica il Petroni nel titolo della ricetta) che siano dell'annata (un etto a testa circa) e poneteli in una pentola possibilmente di coccio (in mancanza usate una pentola di acciaio con il fondo termico molto spesso) dove verserete acqua fredda pari a 5 volte il peso dei fagioli (considerando che noi siamo 4 persone, ma in realtà i legumini fanno uno in due, ho messo 3 etti di fagioli e per noi sono stati più che abbondanti!).
Salate, unite uno spicchio d'aglio,un rametto di salvia e 2 cucchiai di olio d'oliva; ponete il recipiente sul fuoco a fiamma bassissima; non alzatela mai, anzi, se occorre, abbassatela ancora durante la cottura.

Questo è il segreto: l'acqua deve bollire impercettibilmente e i fagioli non si devono quasi muovere; ricordate che questa non è una cottura per chi ha fretta
(in effetti, io l'ho fatta una domenica mattina ;-))
Pensate che, una volta, i fagioli venivano cotti nel forno appena spento (dopo che era stato fatto il pane) o su un lato del fornello della vecchia cucina a legna.

Per il tempo di cottura non è possibile dare indicazioni, è troppo variabile da tipo a tipo: può durare da un'ora fino a 4 ore
(i miei fagioli erano pronti dopo un paio); ad ogni modo, il metodo migliore per non sbagliare è sempre quello di assaggiarli ogni tanto (e non è un dispiacere!).




fagioli ..

lunedì 16 novembre 2009

La fettunta

E' banale, ma di questa stagione, quando l'olio è novo e profuma ancora di oliva, di foglie e di sole, a volte con pane e olio si cena addirittura.

E quando il pane te lo fai da sola, con la pasta madre, ci aggiungi i semini (di papavero, di sesamo, di girasole) e lo tieni a lievitare tutta la notte, per riempire di profumo di pane la domenica mattina...
allora pane e olio (che qui da me si chiama anche fettunta) è la sua fine....

Fettunta

Per questo elaboratissimo piatto, occorrono:
- fette di pane abbrustolite
- olio extravergine di oliva nuovo (io ho olio novo toscano, di una azienda biologica delle colline dietro Firenze)
- sale (ho usato il sale dolce integrale di Cervia, dono di Sereme del forum di Gennarino)

Facile!

Con questa ricetta non ricetta contribuisco alla raccolta di Dada e Mariluna.

L\

venerdì 13 novembre 2009

Ottobre rosa in ritardo e ... sorpresa

Questa volta arrivo in ritardo, ma meglio tardi che mai, soprattutto in questo caso.

Ho scoperto che ottobre era il mese rosa, quello della prevenzione dei tumori al seno.

Ho scoperto anche che l'Istituto Nazionale Tumori, a Milano, ha una sede detta per l'appunto Cascina Rosa, in cui si fa ricerca e prevenzione.
Quello che mi ha colpito di più è stato scoprire che all'interno della struttura sono molte le iniziative e i progetti in corso strettamente legati all'alimentazione.

Il motivo è semplice: siamo quello che mangiamo.

L'Istituto Nazionale Tumori, in collaborazione con il World Cancer Research Fund, ha anche avviato uno studio di intervento alimentare per la prevenzione del tumore mammario in giovani donne.
In pratica, la dieta prevede un minore consumo di farine raffinate, pane bianco, zucchero, bibite, carne rossa, latticini e un aumento di cereali integrali, legumi, vari semi e verdure.
Il progetto ricerca la collaborazione di giovani donne sane e disponibili a modificare la loro dieta per un anno. Chi abita in zona e volesse partecipare, può trovare informazioni qui.
Per le altre, modificare un pò la dieta diminuendo grassi e zuccheri e aumentando l'uso di verdure, come indicato sopra, non potrà che fare bene (come minimo, alla linea!).
Tra l'altro alla Cascina Rosa, organizzano anche Corsi di Cucina Naturale per insegnare a creare pasti equilibrati, scegliere gli ingredienti, e molti altri argomenti, tra cui: come fare un dolce sia buono che salutare!!
E chi proprio non ce la fa ad andare, ma vuole saperne di più, c'è il libro: Prevenire i tumori mangiando con gusto. A tavola con Diana di Villarini e Allegro.

Fiore a Stella


E per finire, visto che Ester mi ha voluto regalare l'emozione di questo testimone, vi racconto 8 cose di me, rispondendo alle sue 8 domande.

1. 6 nomi con cui ti chiamano.
gaia (tutti), mamma (Lenticchia e Fagiolo), ciccia (le persone del cuore), gaiuccia (babbo e mamma), gaietta(amici), gaie'(amici di Roma)
2. 3 cose che indossi in questo momento.
jeans, stivali, gli orecchini che non tolgo mai.
3. 3 cose che hai fatto stanotte ieri e oggi.
stanotte ho dormito
ieri ho portato i legumini in piscina
oggi ho appena fatto colazione, con le mie briochine
4. 2 cose che hai mangiato.
latte e briochine
5. 2 persone a cui hai telefonato oggi.
una sola, la mia mamma
6. 2 cose che farai oggi.
prenderò i bambini da scuola e preparerò la pizza ad un'amica che mi viene a trovare.
7. 3 bibite preferite.
acqua, latte, ...aranciata.. ogni tanto
8. 3 cose che desideri intensamente.
la serenità per me ed i miei cari
vedere crescere i legumini in un mondo diverso
la pizza!

Ed io il testimone lo passo, in ordine rigorosamente casuale e se loro vogliono prenderlo, a:
Tina
Paoletta
Alex

mercoledì 11 novembre 2009

Un rospo con la coda

Con questa ricetta inauguro, dopo 3 mesi di bloggo, la categoria dei secondi.
E dei secondi di pesce. Anche se questo non è solo pesce.

L'ispirazione l'ho avuta leggendo il primo numero (di ottobre) de La Cucina del Corriere della Sera, a cui dopo una prima resistenza, ho ceduto.
E' proprio una bella rivista, con poche pubblicità, tante ricette particolari, come piacciono a me.
E' ricca di belle foto, che sono la prima cosa che mi colpisce, prima ancora di leggere la ricetta.
E' stampata su una bella carta corposa e patinata, che è piacevole sfogliare, anche se poi penso che questa, di sicuro di riciclato ha poco...

Tornando alla ricetta (vedi pag.84) mi aveva colpito l'uso della coda di rospo e l'abbinamento con il prosciutto. E poi, la coda di rospo, nonostante il nome, mi piace tanto per il sapore, per il fatto di non avere lische, per la compattezza della polpa.

La ricetta è semplice. La parte più difficile, per me, è stato togliere la spina centrale da questo rospo, che proprio non si voleva staccare e riuscire a foderarlo ben bene con il prosciutto, che mi si apriva da tutte le parti.
Alla fine comunque, alla meno peggio sono riuscita in tutte e due le imprese... ed è venuto fuori un secondo che consiglio!

Per 4 persone:
1 filetto di coda di rospo (o rana pescatrice) da circa 600 gr
60 gr di prosciutto di Parma (io ho usato metà prosciutto e metà speck)
40 gr di pangrattato
1 mazzetto di prezzemolo
1 mazzetto di aneto
burro

La coda di rospo va pulita dalla pellicina trasparente che l'avvolge e va eliminata la spina centrale (in bocca al lupo!).
Poi va preparato il ripieno, tritando il prezzemolo con l'aneto e 10 gr di prosciutto, ed amalgamandolo al pan grattato.
Il ripieno va distribuito sul filetto di pesce aperto a libro, nel solco lasciato dalla lisca centrale.
Poi il rospo va chiuso e avvolto nelle fette di prosciutto (nel mio caso, alternate a quelle di speck), legandolo con il filo da cucina (anche qui: in bocca al lupo!).
Il burro si usa solo per imburrare la pirofila su cui si appoggia il pesce, che poi viene cotto per circa mezz'ora nel forno a 160°.
Si consiglia vivamente di versare sulle fette di pesce il sughetto che rilascia in cottura!!
Buon appetito.


Coda di Rospo al forno

martedì 10 novembre 2009

Muffins esotici

Capita anche a voi di essere condizionati nella scelta di cosa mangiare, da quello che avete in casa (ehehheehe)??!?
Capita anche a voi di essere condizionati nella scelta di cosa mangiare, da quello che avete in casa che sta per scadere (ri-ehehheehe)??!?
Beh, questi dolcini nascono da quest'ultima esigenza, e dalla voglia di provare ad usare finalmente il te' matcha, che era in dispensa ad aspettare il momento giusto da qualche settimana.

Avevo visto tempo fa da Chiara del Pranzo di Babette questi muffins all'ananas, che mi avevano colpito per il fatto che usassero latte di cocco, sapendo benissimo che quello che avevo io aveva i giorni contati..

I muffins, poi, sono facili e veloci da preparare. A volte, ci vuole di più a pesare gli ingredienti che a farli.. Così, mentre preparavo una cena veloce e il minestrone andava in pentola a pressione, mi sono messa a preparare una decina di muffins, ispirata dalla ricetta di Chiara.

Muffins Mango e Kiwi al Matcha


Ovviamente in casa non avevo tutti gli ingredienti indicati, così ho rielaborato la sua ricetta e sono venuti fuori una decina di muffins dal sapore esotico.

Ci vogliono, per i componenti asciutti:

225 gr di farina
2 cucchiaini d lievito per dolci
1 cucchiaino di zenzero in polvere
130 gr di zucchero

per i componenti umidi:
150 ml di latte di cocco
60 gr di burro
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
1 uovo
80 gr di polpa di mango
100 gr di kiwi in pezzetti
1 pizzico di sale

In una ciotola si setacciano gli ingredienti in polvere, in un'altra ciotola si mescolano i liquidi.
Io ho mescolato la cannella in polvere al latte di cocco, ci ho aggiunto mango e kiwi e poi l'uovo sbattuto con il pizzico di sale. Nel frattempo ho sciolto nel microonde il burro.
Di solito, non lo sciolgo fino a che bolle, ma mi fermo un po' prima e mescolandolo faccio ammorbidire i pezzetti di burro più duri.

Ho amalgamato il burro agli altri ingredienti liquidi e poi ci ho rovesciato il contenuto della ciotola delle polveri, mescolando velocemente gli ingredienti.
Ho fatto cuocere circa 25 minuti a 180°.

Il matcha l'ho usato per glassare i dolcetti, preparando una glassa a freddo con:
2 cucchiaini di latte di cocco (con i quali ho esaurito la mia lattina in scadenza...)
60 gr di zucchero a velo
1 cucchiaino di te matcha

Fagiolino si è accorto che era te' non appena ho posato i muffins sul tavolo...
Il suo ditino non ha saputo resistere al richiamo del dolce e ha subito iniziato con le opere di incisione, lasciando buchini e solchi sulla glassa!!


Con questi muffins partecipo alla raccolta di Pan di Panna: MUFFINS MANIA!


lunedì 9 novembre 2009

Spunti del cavol(ett)o

Concludo con la carrellata di (parte) delle vivande fatte per la festa di Lenticchia, perchè come si dice dalle mie parti unsenepolepiu'!

Non solo mi ci sono dedicata 15 ore in 2 giorni (nemmeno fossero stati turni in fabbrica..) ma ora è una settimana che pubblico ancora roba tratta dall'evento.
Mi pare di ricucinarla per l'ennesima volta....

Biscotti al Papavero

Comunque, questa volta sarò veloce.
Si tratta di due idee che ho ripreso pari pari da Sigrid, del Cavoletto di Bruxelles.

Sono i biscottini (salati) con parmigiano e semi di papavero, che ho realizzato a forma di bastoncino, tipo wafer, per intendersi!

E di una bomba (calorica) di torta che è molto scenografica, per i giochi di colore del mescolarsi del marroncino (del brownie) e del giallo (del cheesecake)!

Devo dire che quest'ultima torta l'ho fatta cuocere mooolto di piu' dei 25 minuti indicati (forse il doppio??) ma è continuata a rimanere morbida morbida all'interno..
Io non ero molto soddisfatta, avevo paura che fosse ancora cruda, però i festeggianti hanno apprezzato molto!


BrownieCheeseCake

domenica 8 novembre 2009

La crostata di mele e mandorle è di Adriano Continisio

Perchè oggi 8 novembre 2009 molti food bloggers e forumisti pubblicano in contemporanea questa ricetta?

Per solidarietà con Adriano Continisio che l'ha inventata e pubblicata sul suo blog già nel 2007.

Riassumendolo in pochissime parole, questa manifestazione vuole porre l'attenzione prima di tutto sulla necessità di un comportamento corretto per chi usa la rete nei confronti di chi pubblica materiale. Spesso si sceglie di mettere a disposizione il proprio materiale o lavoro con una licenza che permette di usarlo a condizione che se ne citi la fonte e questo è già un dono, a nostro avviso. Si dice a chi legge: puoi gratuitamente utilizzare il materiale, puoi prenderlo, ma devi specificare che è mio e dire dove l'hai preso. Non è chiedere molto!

Altra importante condizione è che il materiale non venga usato a scopo di lucro.

Quando tutte e due le condizioni non vengono rispettate è evidente che la cosa è ancor più grave.

Questa volta è capitato ad Adriano, ma nel tempo è già capitato ad altri. Creare un tam tam è forse il primo di tanti passi per avversare il fenomeno, perciò ci siamo uniti e oggi pubblichiamo con il nome del suo autore la ricetta e la foto della crostata che ognuno di noi ha preparato.

E' ora che tutti sappiano di chi è la farina e pure il sacco!!!!!


Crostata di Mele e Mandorle di Adriano

Ingredienti:
400 gr pasta frolla*,
4 mele grandi (ca. 600gr al netto degli scarti),
80 gr di zucchero,
4 cucchiai di amaretto di saronno,
succo di mezzo limone,
poca cannella in polvere.

massa di mandorle:
120 gr uova intere,
60 gr zucchero,
50 gr farina di mandorle,
15 gr farina di mais fioretto,
15gr di fecola,
un pizzico di sale,
estratto di mandorle.

una manciata di mandorle a lamelle,
sciroppo di zucchero,
marmellata di albicocche.
Saltare a fiamma alta le mele sbucciate e tagliate a cubetti, miscelate con il succo di limone e lo zucchero, fino a che non risultino asciutte ma non spappolate. Incorporare il liquore e la cannella e lasciare raffreddare.
Foderare uno stampo da 26 cm e cuocere in bianco per 15 minuti (i primi 10 con carta da forno e riso).
Nel frattempo montare le uova con lo zucchero ed il sale, incorporare delicatamente le polveri e poche gocce di estratto.
Pennellare la frolla con poca marmellata, versare le mele, coprire con la massa e cospargere con le mandorle a filetti.
In forno a 170° per ca. 20 minuti.
All'uscita dal forno lucidare con sciroppo a 30°be.

Pubblicato da Adriano domenica 23 settembre 2007

Per chi non conosce l'antefatto la storia è su Profumo di Lievito, il blog di Adriano

Dal post di Adriano i seguenti chiarimenti sul dolce:

Quanto conservare la crostata
Adriano: la marmellata fa da parziale barriera, ma la frolla tende ed assorbire l'umido delle mele. Una giornata regge. La farcia è morbida e la copertura inizialmente croccante, poi si ammorbidisce.

Come ottenere lo sciroppo a 30° be per lucidare la torta

Adriano: per lo sciroppo: versare 100 gr di acqua in un pentolino, aggiungere 135 gr di zucchero semolato, portare ad ebollizione, poi lascia reffreddare.


Le uova come sono pesate?
Adriano: le uova vanno pesate senza guscio.

*Per la pasta frolla
Adriano: la mia ricetta è questa, dividete per 4 o 5
1000 gr farina 0 biscotto (in alternativa 900 gr 00 e 100 gr fecola di patate), 500 gr burro appena morbido, 250 gr zucchero a velo (200 se utilizziamo il miele), 200 gr uova intere (oppure 150 gr uova e 50 gr di miele d’acacia se vogliamo una frolla morbida), 6 gr di sale sciolto in 20 gr di succo di limone, 6 gr di lievito istantaneo (se utilizziamo farina normale), zeste grattugiate di un limone, 1 cucchiaino di essenza di vaniglia.

Ecco qui la spiegazione su come fare la pasta frolla di Adriano.

Un grazie a Rosemarie per aver organizzato questa iniziativa e ad Adriano per averla condivisa!

venerdì 6 novembre 2009

Panini maialini

Sono ancora a scrivere di panini, di panini che sono piaciuti molto alla festa di Lenticchia..
Sono piaciuti alle mamme, perchè molto spesso, chi non ama o non ha tempo per cucinare si accontenta di poco e si meraviglia di quanto siano migliori le cose fatte a mano, in casa.
Sono piaciuti ai bambini che non avevano mai visto dei panini maialini!

La ricetta, come per gli altri panini, me l'ha passata Stefano Spilli, che è stato davvero fonte di ispirazione per redigere il menu' della festa!
Si tratta di una rivisitazione di Gisèle Pardini di alcuni panini dolci, con la stessa fisionomia, fatti da Alda Muratore.

Per una sessantina di panini, servono:
500 gr di farina
70 gr di olio d'oliva
250 gr d'acqua
30 gr di zucchero
8 gr di sale
1 cubetto di lievito


Si fanno sciogliere il lievito e lo zucchero nell'acqua a temperatura ambiente.
Si amalgamano i liquidi alla farina e alla fine si aggiunge il sale. Si impasta bene e poi si lascia lievitare per un paio d'ore.

Si sgonfia la pasta e si stende di uno spessore di 5/6 mm.
Si ritagliano dei dischetti di circa 7 cm di diametro (io ho usato un bicchiere) e si riempiono con una rondellina di wurstel, per questa operazione ho provato a fotografarvi un passo passo Paoletta's style, ma ovviamente non ha niente a vedere con i suoi passopasso.
Però può aiutare a capire come foderare il wurstel, dato che a me non è sembrato scontato!

Step-by-Step Maialini

In pratica, una volta adagiata la rondellina di wurstel nel mezzo del disco (passo 1), si alza il bordo come a formare un fiore (passo 2), di cui si chiude bene ben la corolla, premendo un po' con i polpastrelli (passo 3). Alla fine si rigira, facendo in modo che la chiusura stia sotto (passo 4).
Insomma, fatte le palline, si appoggiano
su una teglia foderata di carta forno e si coprono con pellicola.

Intanto che lievitano si fanno le orecchie e il naso con i ritagli.

Le orecchie sono triangoli: si stende la pasta, si taglia una strisciolina e si tagliano i triangolini.
Il musetto è una pallina schiacciata in cui si fa passare da parte a parte uno stecchino.

Per incollare, si bagnano con un pennellino il musetto e i lati più lunghi delle orecchie e si appoggiano premendo sulla testa del maialino.
Al momento in cui li ho incollate io, i maialini non sembravano molto lievitati, nel senso che si intravedeva ancora la forma del wurstel. Nonostante questo, non appena entrati in forno hanno cominciato a crescere bene, e così alla fine hanno preso la forma tonda del panino.
Il wurstel è stata una sorpresa per tutti!

Si spennellano con latte e si infornano a 180° per un quarto d'ora o finchè sono dorati.


Maialini


EDIT del 11/02/2011.
Con questa ricetta, che farà sicuramente fare ooooooooooooooohhhhhh ai bambini, partecipo alla raccolta di Caris, da donare al reparto di di neuro-fisiologia della Fondazione Santa Lucia di Roma, che aiuta bambini con problemi motori a tentare di superare le loro grandi difficolta, ma che rischia di essere chiuso.


una_ricetta_per_il_santa_lucia

mercoledì 4 novembre 2009

Panini laugenbrot

Come promesso, continuo con la carrellata delle vivande preparate per la festa di Lenticchia.
Questi panini, non li avevo mai provati prima, ma me li aveva suggeriti Stefano Spilli (di cui vi avevo già parlato qui), garantendomi che tutte le volte che lui li aveva fatti, non erano mai rimasti sul vassoio.

Si tratta di un pane particolare, che viene fatto nei paesi del sud tirolo e che può essere formato come panini, come baguette oppure come bretzel, quei bei panini a forma di fiocco, avete presente?
Se dico qualche inesattezza, fatemelo sapere!
I bretzel dei tre tipi, erano gli unici che avevo assaggiato prima. E mi erano piaciuti.

Questi panini, mi diceva Stefano, sono simili, ma dentro sono morbidi, inoltre il colore, i tagli che rivelano il pane dentro, i chicchi di sale...Perfetti per una festa di compleanno, mi sono detta!
E così mi sono fatta facilmente convincere (quando c'è da provare cose nuove, soprattutto in cucina, non riesco a tirarmi indietro...)

Laugen Brot


La ricetta mi è stata passata da Stefano, ma è stata ripresa dal libro di Richard Ploner, Il pane delle dolomiti.

Ve la scrivo esattamente come me l'ha scritta lui, che è molto preciso e i suoi suggerimenti e spiegazioni nella preparazione sono davvero utili. Io personalmente ho usato l'impastatrice (da quando ce l'ho non riesco più a farne a meno!!).
Con queste dosi ne sono venuti fuori 24, formando panini di circa 35-40 grammi.

  • 250g di farina 0
  • 250g di farina 00
  • 25g di lievito di birra fresco (un cubetto)
  • 270g di acqua
  • 1 cucchiaino di zucchero semolato
  • 30g di burro
  • 10g di sale
  • sale grosso o cumino (facoltativi)

per la soluzione al bicarbonato:
  • 1000g di acqua (1 litro)
  • 8 cucchiaini di bicarbonato di sodio
  • 2 cucchiaini di sale

(la ricetta originale prevede metà dose per qesta soluzione, ma è così poca che si stenta a riuscire a immergervi i panini).

Setacciare le farine e fare la fontana (io preferisco cominciare a lavorare in una ciotola grande).
Sbriciolarvi il lievito, aggiungere l'acqua; non è necessario che sia tiepida, va bene anche a temperatura ambiente. Naturalmente, con l'acqua tiepida si fa più in fretta. L'importante è che non sia troppo calda, per non uccidere il lievito.
Aggiungere anche lo zucchero, mescolare incorporando parte della farina dai bordi fino ad ottenere una pappetta e lasciar riposare per 15 minuti circa; dopo il riposo questo composto diventerà schiumoso.
Aggiungere anche il burro a pezzetti e, in una fossetta praticata sul bordo della fontana (detta la casina del sale) il sale.
Impastare il tutto e lavorare per almeno 10 minuti; l'impasto è piuttosto morbido, ma non aggiungete altra farina. Io comincio ad impastare nella ciotola e poi continuo ad impastare sulla spianatoia di legno.
Fare un palla, infarinarla leggermente e metterla a riposare in una ciotola coperta per 10 minuti o fino al raddoppio.
Portare ad ebollizione l'acqua col sale e il bicarbonato.
Una volta lievitato, dividere l'impasto in 24 pezzi (ho visto che in genere vengono intorno ai 35-40 grammi) e farne delle palline.
A questo punto l'autore dice semplicemente di intingerle nella soluzione di acqua e bicarbonato e sale, ma secondo me in questo modo vengono un po' pallidi e meno saporiti. Ho provato a tenervele per circa mezzo minuto come dicono di fare coi bretzel fatti appunto col bicarbonato e mi sembrano più buoni.
Metterli sulla placca del forno (io metto la carta forno), praticare dei tagli in superficie, spolverarle a piacere con sale grosso o cumino e mettere a cuocere per circa 20 minuti in forno caldo a 210°C se statico, a 180°C se ventilato.
(io il cumino non l'ho usato.. solo sale grosso!)

Li ho farciti metà con speck e metà con mortadella, che magari non è tanto sudtirolese, ma ai bambini piace sempre!

E come preannunciato, il vassoio è tornato a casa vuoto....


lunedì 2 novembre 2009

Una torta speciale

Per l'appunto, la settimana scorsa Lenticchia ha compiuto gli anni.

Tutte le volte penso che dovrei comprare già tutto fatto, ma tutte le volte dico: magari il prossimo anno, eh?
Proprio non ce la faccio a rinunciare a preparare io le cibarie... e tutte le volte ho così tante cose in mente, magari da fare anche proprio per la prima volta, che inizio la settimana prima a buttare giù il menu, per decidermi per bene su cosa fare, senno' arriverei all'ultimo con ancora un sacco di idee in testa!
Di torte ne ho preparate diverse, ma questa è stata quella speciale, quella che ho tagliato per ultima, anche se era posata sul tavolone del buffet fin dall'inizio, per paura che non arrivasse al momento del 'dolce', quello dopo il soffio delle 6 candeline!

Di questa torta me ne avevano parlato bene (è un eufemismo!!) gli amici di Gennarino e sapevo già che sarebbe stato un successo!

Il plagio non mi sta tanto simpatico, come avrete già letto qui, per cui vi dico subito che la ricetta non è mia.
Ma l'ho ripresa da un personaggio illustre, il grande maestro Adriano!
La ricetta la trovate sul suo blog: qui.
Ho seguito i suoi insegnamenti fin dall'inizio, perchè anche per preparare la frolla, bisogna capire come si fa ed il suo post è una vera lezione di pasticceria!

Quando ho raccontato alle mamme delle amichette della festeggiata che tante ricette che avevo preparato le avevo trovate in rete ( ne vedrete delle belle, nei prossimi giorni!), mi hanno svelato che anche loro ne leggono, ma tante volte i risultati non sono come quelli decantati...
Beh, il problema è trovare le fonti attendibili, quelle che fanno fare bella figura, e che ti ripagano di tutta la fatica fatta... e con Adriano si può andare sul sicuro!


Crostata Arancia Mandorle DI Adriano