mercoledì 30 dicembre 2009

Last minute snack e buon anno!

Avete mai pensato di friggere la pasta invece di lessarla?

Io, a dir la verità, non ci avevo mai pensato.. fino a che non l'ho scoperto dalla mia omonima, che la sua pasta gluten free, la trasforma in uno snack sfiziosissimo!
Poi, su idea di Stefania, ho provato anche con gli spaghetti di riso.
Uno spettacolo!
E' incredibile vedere come si compie la magia che li trasforma in un nido croccante!

Spaghetti di Riso

Cosa occorre?
- Spaghetti di riso (oppure pasta di mais - io ho provato con fusilli di mais e riso)
- Olio di semi

Si mette in padella (o in un pentolino) l'olio a scaldare e quando è bello caldo, ci si buttano gli spaghetti. Io ho usato un pentolino, quindi gli spaghetti li ho prima spezzati, senno' non ci entravano!...
Tempo 5 secondi e gli spaghetti si gonfieranno e si attorciglieranno!!
Poi si scolano su carta assorbente e si salano. Fatto!

Se in casa avete un po' di pasta di mais o di riso, provateci!
Anche solo per vedere l'effetto che fa!! ;-)





PS. Sto per partire, quindi ci risentiamo la settimana prossima.

TANTI AUGURI PER UN NUOVO ANNO SERENO a tutti!

lunedì 28 dicembre 2009

Panini di zucca con tuppo ?!?

Nel periodo di entusiasmo per le zucche (un mesetto fa), che era tutto un proliferare di ricette dolci e salate con le suddette, avevo trovato il post di Asa_Ashel (alias la caloria solitaria) che mi aveva incuriosito, e avevo messo da parte.
Da quando ho scoperto che la maggior parte del pancarrè che vendono è trattato con alcool etilico, i legumini fanno colazione con i panini morbidi che fa la loro mamma (che dopa solo con burro e marmellata, per farcirli)!
Avete presente la dispensa della moglie di Fantozzi, quando andava sempre dal fornaio?? Ecco, in scala ridotta, nel nostro freezer c'è sempre qualche panino!

Così, ho provato a fare questi gialli panini morbidi alla zucca, seguendo alla lettera il procedimento di Asa e variando solo la forma (non sono buffi, così con il tuppo?) ed i tempi, che sennò per colazione non sono mai pronti e calducci!

Panini con la zucca


La sera alle 18 ho preparato il lievitino con:
-100 gr. farina 00
-12 gr.lievito di birra
-70 gr di acqua

Nel frattempo che lievitava ho bollito 150gr di zucca tagliata a dadini, che una volta cotta e raffreddata ho fatto diventare una cremina con il mixer a immersione.

Verso le 20.30 ho preparato l'impasto principale con:
-150 gr farina 00
-250 gr farina manitoba
-100 gr di acqua
-70 gr di olio evo
-2 cucchiai di zucchero
-8 gr di sale
e la crema di zucca.

Va fatta la fontana con tutti gli ingredienti compresa la zucca. Si impasta, poi si unisce il lievitino e si continua ad impastare bene in modo che i due impasti siano bene amalgamati (piu' o meno una decina di minuti). Si forma una palla, che si olia leggermente e si mette a lievitare fino al raddoppio. A questo punto, io, l'ho messa in frigo a dormire (era l'ora giusta: le 23!).

La mattina dopo, l'ho tolta dal frigo, l'ho lasciata a temperatura ambiente una mezz'oretta e poi l'ho divisa in palline di circa 30 gr l'una, le ho spennellate con un po' di latte (il tuorlo non l'avevo) e le ho lasciate riposare un'altra mezz'oretta. Poi le ho infornate a 190° per circa 15-20 minuti.

Una volta questi panini li ho offerti farciti con salumi per una festicciola in casa.
Sono andati a ruba e nessuno credeva che fossero stati fatti con la zucca!

venerdì 25 dicembre 2009

mercoledì 23 dicembre 2009

Della scatola di latta e di cosa la sostituì

Avevate partecipato anche voi alla magica iniziativa di Daniela (alias Calme et cacao) La danza delle scatole di latta?
La magia era pensare che in giro per il mondo (o forse solo Italia-Francia?) in un periodo particolare dell'anno, tante scatole di latta si sarebbero incrociate, ognuna con una strada diversa da fare, ognuna contenente qualcosa di unico, un pensiero scambiato tra due persone perfette sconosciute.
Ecco, la scatola che aveva preso ( o forse no?) la strada verso casa mia si deve essere persa...
Mi è dispiaciuto tanto. La magia e la curiosità di scoprire cosa conteneva si è dovuta pian piano dissolvere.

Ma il destino mi ha voluto donare un'altra scatola di latta, a mia insaputa, insieme a tanti altri piccoli ma preziosi pensieri.
Pensieri che ti fanno capire quanta generosità ci sia dall'altra parte, quanta voglia di condividere e di dare un pezzetto di se'.
Dono di una quasi perfetta sconosciuta (ma che adesso non lo è più!), quando ci siamo incontrate per la seconda volta, in un ambiente a prova di mamma: ai giardini, in compagnia dei miei legumini e dei suoi due splendidi pargoletti.
Grazie di cuore, Iana!

Le dolci sorprese di Iana


Ed in suo onore, provate a fare i suoi biscotti allo zibibbo (che erano nella scatola di latta)!
Non vi deluderanno!
Ecco come sono venuti a me..
... e Buon Natale a tutti!


EDIT del 24 Dicembre: La scatola di latta ha trovato la sua strada! Grazie Cristina per gli stupendi pensierini hand-made e tanti auguri per un sereno Natale anche a te e alla piccola Alice!

Biscotti allo zibibbo di Iana

lunedì 21 dicembre 2009

La neve a Firenze

Era tanto tempo che non nevicava sotto casa...
Fagiolino, la neve non l'aveva mai vista prima!
E' stato bello vederla scendere, venerdì sera, al calduccio, con il naso attaccato alla finestra e solo la luce dell'albero acceso.
E soprattutto, il giorno dopo, finalmente toccarla e lanciarla, farci un pupazzo di neve (anzi una pupazza) e vedere il Duomo un po' imbiancato!

Firenze sotto la neve
Neve e sole

venerdì 18 dicembre 2009

Cuori di cocco di Pippi

Beh, forse anche questi potrebbero essere dei pensierini velocissimi da fare per Natale...
Magari da regalare a qualche bambino, a cui molto probabilmente piaceranno, visto che piacciono anche a Pippi Calzelunghe!
La ricetta, infatti, l'ho trovata sul libro di Elisabetta (alias Panemiele) che ha raccolto in un libriccino alcune ricette riprese un po' dalle avventure di Pippi e un po' dalla tradizione scandinava.
A dir la verità queste, non sono proprio tipicamente nordiche.. il cocco non è una pianta che cresce rigogliosa nel NordEuropa :-)) ma a Pippi piacciono anche i dolcetti cinesi.. come questi!
Che sono poi delle gelatine parecchio dense e molto profumate.

La ricetta prevedeva l'uso del latte di cocco, ma non avendolo l'ho sostituito con una miscela di latte e acqua, ed ho dovuto modificare un po' il procedimento.
Con le mie modifiche (dovute all'adattamento della ricetta alla mia dispensa) ho usato:

- 350 ml di latte
- 150 ml di acqua
- 100 gr di zucchero
- 12 gr di agar agar (un addensante di origine vegetale.. è un'alga!)
- 100 gr di cocco essiccato

Ho riscaldato acqua e latte in un pentolino con il cocco, in modo che si aromatizzassero un po'.
Prima del bollore, ho tolto il cocco, ho aggiunto l'agar agar (anche se ho poi scoperto che andrebbe messo a freddo) e lo zucchero e ho mescolato bene bene con una frusta per evitare
che si formassero grumi e ho fatto sobbollire per circa 5 minuti. Poi ho aggiunto il cocco che avevo messo da parte ed ho riempito un po' di stampini a forma di cuore (che in realtà mi erano stati donati per fare i cioccolatini) e il resto l'ho steso, sottile un mezzo centimetro in una teglia.
Quando si è raffreddato (e ci è voluto poco) ho tagliato quello in teglia a quadretti, ed ho sformato i cuoricini.

Oltre a Pippi, questi dolcetti cinesi sono piaciuti anche ai miei legumini!

Cuori Di Cocco

mercoledì 16 dicembre 2009

Carciofi cake

Un plum cake salato.
Per me è stata una novità.
Li ho sempre fatti dolci, classici ed infatti ero partita per farne uno dolce, seguendo l'idea di Virginia, che è stata scelta anche per far parte del libro del cavoletto.
Avevo anche tutti i vari ingredienti, in casa.
Poi, però, ho cambiato le carte in tavola.

Avevo dei bei carciofi presi al mercato che non volevo fare trifolati, come sempre, e così, travolta dagli eventi (;-)) la mia mente ha elaborato e le manine hanno realizzato il loro primo plum cake salato con carciofi, pancetta e ricotta.
E' venuto fuori una torta morbida, soffice e saporita. Ma salata...!

Per la preparazione dei carciofi, ho usato:
- 4 carciofi
- 1 spicchio di aglio
- olio EVO
- 90 gr di pancetta a dadini
- prezzemolo

Per prima cosa ho pulito i 4 carciofi el i ho tenuti in acqua e limone (per non farli annerire), li ho tagliuzzati a striscioline e li ho trifolati (eh, proprio non riesco a farne a meno).
In pratica, li ho cotti in padella, in cui avevo prima fatto scaldare un filo d'olio extravergine con un aglio in camicia, che ho tolto subito.
Ho salato, aggiunto un po' di prezzemolo e la pancetta, e ho portato a cottura.

Poi, ho impastato il plum cake con (in ordine di inserimento):
- 100 gr latte
- 70 gr di caprino
- 150 gr di ricotta
- 3 uova
- 90 gr olio EVO
- sale q.b.
- mezzo cucchiaino di curcuma ( ma se non l'avete, pazienza)
- 200 gr di farina
- una bustina di lievito

ed ho aggiunto i carciofi, che una volta freddati, ho ritagliuzzato con la mezzaluna.
Ho foderato uno stampo da plumcake con cartaforno e ho infornato a 180° per un 45-50 minuti.



Cake di Carciofi

lunedì 14 dicembre 2009

Una splendida giornata

Oggi niente ricetta.

Solo un po' dell'atmosfera che abbiamo respirato in una fredda giornata di sole splendente, immersi nel verde e nel silenzio (se non fosse stato per le voci dei bambini e delle galline).

Una giornata di giochi, di ricerca delle uova fresche, di raccolta di bacche di rosa canina e di legnetti per fare il fuoco.

Buon inizio di settimana!


Dicembre 2009

Dicembre 2009

Dicembre 2009

Dicembre 2009

venerdì 11 dicembre 2009

Variazioni in tema di biscotti

Mi erano proprio piaciuti i biscotti ciccicccì.
Sono semplici da fare, e di una bontà infinita.


Per cui, pensando al Natale e ad eventuali pensierini da regalare, mi è venuta voglia di rifarli, variandoli un po'.
La ricetta di base è così buona che immagino che qualsiasi modifica agli aromi possa portare a dei bei risultati!


Come li ho fatti io?
Questa volta i gusti sono stati: un classico uvetta e pinoli, un double chocolate e un particolare tè matcha e cioccolato bianco.

Ho seguito il solito procedimento descritto da Paoletta, ma ho dovuto variare farina e cioccolato fondente.
Dopo aver preparato la crema con burro e zucchero e averci aggiunto le uova e la vaniglia, l'ho suddivisa in parti uguali in tre ciotoline.

Poi ho miscelato 350 gr di farina (invece di 370) con il lievito ed il bicarbonato. Questo composto l'ho suddiviso in tre ciotole, di cui una con piu' o meno 110 grammi e le altre due con la metà del rimanente.

Nella prima ho aggiunto 20 grammi di cacao amaro e una bella manciata di cioccolato fondente a pezzetti (saranno stati 80 grammi) per fare i biscotti double chocolate.

Nella seconda ci ho aggiunto una manciata di pinoli e una di uvetta (che avevo messo prima ammollo in un po' di acqua calda).
Nella terza ci ho messo un cucchiaino di te' matcha in polvere e un 100grammi di cioccolato bianco a pezzetti.

Poi ho mescolato il contenuto di ogni ciotola di polveri con una delle ciotole con burro, uova, zucchero, ecc. che avevo preparato prima.
Ho mescolato un po', ho formato un salsicciotto per ogni impasto diverso e l'ho avvolto nell'alluminio.
In freezer per mezz'ora, poi tagliato a rondelle di mezzo cm di spessore, messe in teglia (una per ogni salsicciotto) e cotti in forno per 12 minuti a 180°.


Che dire? Sono piaciuti tutti e tre!

Il sondaggio in famiglia su quali fossero quelli più strepitosi ha avuto un vincitore netto:
Double chocolate!!!

(si vede anche dalla foto, quello alla cioccolata era uno degli ultimi superstiti...)
;-)

Variazione sul tema Cicciccci

mercoledì 9 dicembre 2009

Gli zuccherini della mia mamma

Questi biscottini, mi ricordano la campagna, dove vado d'estate da quando sono nata, perchè lì ci è nata proprio la mia mamma.
Sono semplicissimi da fare, ma per ora, non mi ci sono mai cimentata. Tutte le volte è, per tradizione, la mia mamma che li fa.
L'ultima volta, le sono venuti particolarmente buoni, morbidi come mai prima d'ora, merito della cottura, che ha abbreviato. Quelli che si trovano a giro, di solito, sono belli durini, da mangiare inzuppati nel latte o nel vin santo. Questi, invece, si mangiano volentieri a tutte le ore e anche da soli.


Zuccherini


La versione della mia mamma è quella tipica di Firenzuola, paese del Mugello.
Ma in altri paesi vicini si possono trovare anche aromatizzati all'anice e con forme diverse.

Come riportato nella sezione turismo del sito della Comunità Montana Mugello: Gli zuccherini erano dolci molto comuni nel territorio di Firenzuola: erano infatti sempre presenti a conclusione di pranzi tenuti in particolari occasioni, feste e ricorrenze, oltre che ai rinfreschi per i matrimoni. La lavorazione a mano conferisce a questi biscotti un gusto particolare, che nella produzione industriale va perduto. La ricetta degli zuccherini è tramandata oralmente da molte generazioni.
Qui, invece, la ricetta la trascrivo, così come me l'ha passata la mia mamma, con la speranza che venga voglia anche a voi di provarci!

Per farli, ci vuole pochissimo, forse passa mezz'ora tra pesare gli ingredienti e avere i biscotti pronti.
Ci vogliono:

500 gr di farina 00
200 gr di zucchero + zucchero per decorazione
150 gr di burro fuso
3 uova
la buccia grattugiata di un limone
1 bustina di lievito per dolci
Liquore Alchermes
sale

Si impastano i vari ingredienti (senza il liquore) e si stende l'impasto con il mattarello fino ad uno spessore di mezzo centimetro. Se l'impasto fosse troppo duro e difficile da stendere, tipicamente a causa delle dimensioni delle uova, si può aggiungere del latte (in alternativa dello yogurt o del succo di arancia).
Si tagliano i biscotti a piacere, ma la forma tipica dovrebbe essere simile allo stemma di Firenzuola, cioè un mezzo giglio e una mezza croce (come si vede sotto).
Si cuociono in forno a 180° per circa 10 minuti scarsi.
Una volta cotti e raffreddati, si inzuppa un attimo nell'Alchermes la parte superiore dei biscotti e subito dopo la si passa nello zucchero semolato.

Unico suggerimento: non devono essere troppo cotti, perchè si corre il rischio di farli troppo duri, con il fatto che poi induriscono di per sè raffreddandosi.

La forma degli Zuccherini

lunedì 7 dicembre 2009

Girelline girelline

L'avevo promesso ad Antonella (alias Pappa-reale) che le avrei fatte.
Mi erano piaciute fin dal primo momento, forse perchè ne avevo assaggiate di buonissime, alla 'nduia e stracchino, alla presentazione del libro del cavolo, qui a Firenze.
Forse perchè ne avevo fatte di recente anche di dolci (vedrete, vedrete...)
Forse perchè Antonella le ha proposte con il lievito madre, e mi ha incuriosito ancora di più vedere come sarebbero venute a me, con il mio.

Insomma, le ho preparate per venerdì sera, ma ho dovuto cambiare un po' i tempi ed il procedimento, perchè i miei orari (compreso il lavoro) non mi permettevano di sincronizzarmi con i tempi previsti, ma la voglia di assaggiarle era tanta.
Tra l'altro, non avendo a disposizione gli ingredienti della versione originale, ho anche adattato il ripieno, che secondo me si presta ad essere personalizzato a seconda dei gusti, tanto è buono e morbido l'impasto!

Girelline Salate

Per preaparare l'impasto ho seguito le dosi indicate da Antonella, che riporto qui sotto:
- 100 gr di pasta madre (attiva)
- 200 gr di farina “0
- 150 gr di latte tiepido
- 1/2 cucchiaino di miele
- 1 cucchiaio d’olio extravergine di oliva
- 3 gr di sale

Ho rinfrescato la mia pasta madre la sera verso le 19, e l'ho lasciata a temperatura ambiente fin verso le 23.
A quell'ora, ne ho presi 100gr (il resto l'ho messo in frigo) ed ho impastato i vari ingredienti, prima sciogliendo la pasta madre nel latte tiepido con il miele, poi, quando non aveva più grumi, ho aggiunto la farina, il sale, l'olio ed ho impastato seguendo i movimenti che Antonella fa vedere anche nel suo video (compresa la sbattitura finale!). Ho fatto la palla, tagliata a croce e l'ho messa in frigo. Io, invece, sono andata a letto.
La mattina, sveglia solita alle 7, ho tirato fuori dal frigo l'impasto, che era un po' lievitato, e l'ho tenuto in cucina a riprendersi dal frescolino fin verso le 8, quando, poco prima di uscire, gli ho dato le pieghe del primo tipo ( vedere Adriano qui , oppure il solito video) e l'ho rimesso al frescolino.
La sera, rientrata alle 17, la prima cosa che ho fatto è stata di toglierlo dal frigo e tenerlo al calduccio sul termosifone per un'oretta. A quel punto, l'impasto era bello cresciuto e ho cominciato a farcirlo.
L'ho steso con il matterello a forma di rettangolo di 1 cm di spessore, più o meno.
L'ho farcito cospargendolo delle briciole di un paio di salsiccie, i dadini di una mozzarella, un po' di formaggio asiago e origano. Poi l'ho arrotolato nel senso della lunghezza e ho ricavato le girelline, tagliando il rotolo con lo spago (facendolo passare sotto il rotolo e tirando verso l'alto) ad una distanza di un paio di centimetri.
Mi sono venute una ventina scarsa di girelline, che ho messo su una teglia con carta forno, ho coperto con la pellicola e ho lasciato riposare nel forno (che avevo riscaldato un po') per un paio d'ore.
A quel punto erano le 20. L'ora di cena!
Ho tolto le girelline dal forno, l'ho acceso a 200°, e quando ha raggiunto la temperatura, ce l'ho infilate dentro per un 20-30 minuti.

Squisitissime.

venerdì 4 dicembre 2009

Per una colazione rilassata

Semplicemente un'idea sfiziosa per una colazione rilassata, di quelle che si fanno di domenica, o di sabato, o quando è festa o semplicemente quando si ha a disposizione una mezz'oretta per prepararla.
Diciamo che per i miei ritmi mattutini, con i minuti contati, tra colazioni, preparazione delle merende per scuola, vestimenti, varie ed eventuali, durante la settimana è improponibile...


Si tratta di accendere il forno e mentre si riscalda, preparare questi rotolini di pasta sfoglia (io ho usato quella già pronta).
In pratica, si fa nevicare il ripieno (che possono essere pinoli e uvetta, oppure pezzetti di cioccolato oppure quello che avete voglia di metterci) sulla sfoglia stesa, la si taglia a striscioline e si arrotolano a formare delle piccole girelline, oppure dei ventagli (come quelli più dietro, che si vedono in foto) che ho modellato semplicemente arrotolando le due estremità della striscioline, una verso l'altra.
Si spennella con un po' di tuorlo, si spolvera di zucchero e si inforna a 180° per 10-15 minuti, finchè non sono dorate o finchè, come spesso mi regolo io, il profumo non comincia ad uscire dal forno!

Appena fatte sono buonissime...


Sfoglie varie a colazione

mercoledì 2 dicembre 2009

Il primo di Antonella

Il mese scorso, il mio babbo è stato in Puglia per una settimana. Ospite di amici a Castro Marina.
Con questa mia avventura del blog, lo tormento tutte le volte che lo vedo: "hai visto cosa ho pubblicato?", "ti piace?". Se è al PC e si distrae, casualmente si ritrova davanti il blog.
Come la goccia che scava la roccia. :-)

Così, quando è andato in Puglia, con la scusa che era sempre l'ora di cena, mi raccontava cosa aveva mangiato e, se gli era piaciuto, allora il mio mantra era: "fatti dare la ricetta!"

Una sera, ospite a casa di una gentilissima Antonella e di Floriano, ha assaggiato questo primo, profumato di mare e di monti.
Deve avergli raccontato del blog (che adesso, con tanta soddisfazione mia, legge con curiosità anche lui). Per l'appunto, quando l'ho chiamato lo aveva appena divorato ed alla mia solita richiesta, con la scusa del blog, mi ha addirittura fatto parlare con Antonella in persona, che io non conoscevo!!

Potenza del web.
Non mi era mai capitato, finora, di parlare al telefono con qualcuno mai visto e conosciuto che mi spiega come si prepara un piatto!

Beh, forse scrivendo e leggendo blog di cucina dovrei esserci abituata (ho conosciuto virtualmente tante nuove persone con la mia stessa passione, in questi ultimi mesi), ma avere un contatto diretto come al telefono mi è sembrato così strano e così entusiasmante allo stesso tempo!!

Antonella è stata gentilissima, mi ha spiegato come fa lei questo primo veloce (che come piace a me, si prepara giusto il tempo che ci mette la pasta a cuocere...) e mi ha raccontato che lei ci aveva condito gli scialatielli.
Gli scialatielli non li ha trovati, ma di ritorno a casa, il mio babbo mi ha portato ... le orecchiette pugliesi!
E così, per onorare degnamente Antonella, il loro primo utilizzo è stato proprio nella sua ricetta!
Che io adesso, per ringraziarla, voglio condividere con voi.

Per 4 persone ci vogliono:

- 320 gr di pasta (io ho usato le orecchiette)

- 1 etto di speck in una sola fetta
- 3 zucchine
- gamberi o gamberetti (ne ho usati 2 etti di quelli surgelati, ma se ne può mettere a piacere)
- mezzo bicchiere di vino bianco
- aglio
- olio extravergine di oliva
- sale q.b.

Mentre l'acqua bolle, in una padella si fa soffriggere l'aglio schiacciato in un po' di olio, dopodichè ci si buttano a cuocere le zucchine tagliate a dadini.
Una mezza zucchina, io l'ho tagliata a rondelline fini fini, che ho fritto velocemente in un po' di olio, in un'altra padellina, ed ho poi usato per decorare il piatto.
Dopo un po' che le zucchine stanno cuocendo, si aggiunge la fetta di speck, anch'essa fatta a dadini e che insaporirà il piatto, si aggiunge il vino bianco e quando le zucchine sono quasi fatte, si aggiungono i gamberi.
Se ce n'è bisogno si aggiusta di sale e ci si condisce la pasta, decorandola con le rondelline di zucchina fritte.
Spero di non essermi dimenticata niente...


Grazie Antonella!



Orecchiette Antonella

lunedì 30 novembre 2009

Il formaggio nel calzino

Ormai è un classico, a casa nostra.
Il nome può far venire i brividi, a pensarci bene, ma ormai noi lo chiamiamo affettuosamente così.

Tutto è nato quando scoprii la ricetta per fare lo yogurt in casa, di Paoletta, e dopo poco scoprii anche la ricetta di Elena (alias ComidaDeMama), che per farlo usava il thermos.
Elena, raccontava anche come lo yogurt potesse essere poi trasformato in formaggio (tipico libanese),
così come aveva visto da Chiara (alias IlpranzodiBabette).
Formaggio fatto in casa?!? Non c'avevo mai provato, ma il procedimento era semplicissimo e non riuscii a far finta di niente.

Da allora, spesso, quando faccio lo yogurt (che davvero viene sodo e compatto tipo quello greco) una metà della dose la uso per fare il formaggio nel calzino. Il perchè lo chiamiamo così forse lo potete intuire dalla foto. ... non avevo niente che potesse assomigliare ad un setaccio per far colare il siero, ma il racconto e le foto di Chiara mi hanno acceso la lampadina!

Preparazione del formaggio nel calzino

Detto fatto: ho sterilizzato in acqua bollente un bel calzino-fantasmino in cotone filo di scozia 100% e l'ho riempito con:
- mezzo litro di yogurt mescolato con 1 cucchiaino di sale.

Anche per riempire il calzino, la tecnica si è evoluta con l'esperienza: non avendo tre mani (una per tenere il calzino, la seconda per aprire l'imboccatura, la terza per riempire di yogurt) ho trovato un bel bicchiere da bibita, di quelli alti e larghi, che sembra fatto apposta: ci infilo il calzino dentro, lo fermo rimboccandolo sull'orlo et voila'!

Una volta riempito, il calzino va appeso per un 6-8 ore, il tempo necessario a far uscire il siero dallo yogurt e a farlo diventare una massa morbida e acidula, da condire o da spalmare sul pane, deliziosamente ed elegantemente incisa con la trama del calzino... ;-)

Formaggio nel calzino

venerdì 27 novembre 2009

La panna rosa

La panna cotta non l'ho mai fatta prima, nonostante mi dicesse una mia amica che è una cosa stupidissima da fare ( e riesce anche a lei..)!
Ma penso che quello che mi è venuto fuori gli assomigli molto.

Avevo visto nella cucina dei calicanti il loro esperimento fallito, che mi era piaciuto molto.
Soprattutto le diverse consistenze che avevano ottenuto, loro malgrado, con la verrine di melograno mi aveva incuriosita, così mi sono procurata gli ingredienti e ci ho provato anche io.
Ovviamente il risultato non è stato pari al loro, e purtropppo il loro errore non sono stata in grado di ripeterlo... Gli strati non si sono formati, ma ho ottenuto una verrine di melograno che forse era come avevano in mente loro all'inizio...

panna cotta alla melograna


Come dicevo a Maite, ho provato ad usare come addensante, invece della gelatina, l'agar agar che tra l'altro non avevo mai usato prima.
L'altra differenza è stata che la mia melagrana era più piccola della loro (di sicuro) perchè passandola al passaverdura, ne ho ricavato solo 85ml di succo anzichè i loro 250ml...
Insomma, avrei dovuto fare metà dose rispetto alla loro, e così ho pensato di raddoppiare la percentuale di panna... (che idea, eh?)

Per cui, per arrivare ad avere una quantità sufficiente per 4 tazzine, ho usato:
- 85 ml di succo di melograna
- 200 ml di panna
- 2 cucchiaini di zucchero
- 2 gr di agar agar (forse ho esagerato)

La ricetta è semplicissima:
Si recupera il succo della melograna (io l'ho fatto usando il passaverdure, ma attenzione agli schizzi!), si mescola allo zucchero e si unisce la panna. Si mette in un pentolino e quando inizia a bollire, si versa l'agar agar e si mescola bene bene, continuando per un paio di minuti.
Poi si spenge il fuoco e si versa nelle tazzine/bicchierini/coppette.
Si attende che si raffreddi e poi si può mettere in frigo per almeno un paio d'ore.

Siccome non avevo un'altra melograna per guarnire con i chicchi la superficie (e comunque mi avrebbe impensierito dover sputacchiare i semini), ho tritato una manciata di mandorle spellate e le ho fatte nevicare sopra.

A noi, questa versione è piaciuta. Anche parecchio.


mercoledì 25 novembre 2009

Risotto alle castagne

In questa ricetta io ci ho messo solo la cucina e la manovalanza.

Le castagne erano quelle raccolte dai tre castagni della mia mamma, in campagna, la ricetta invece me l'ha passata Stefano Spilli, vi ricordate?
Ultimamente è stato una grande fonte di ispirazione e suggerimenti per questi panini e per questi altri.

Si tratta di una ricetta molto sostanziosa, una di quelle che ti basta per risolverti la cena.
Non avendo mai tanto tempo a disposizione, per il pasto serale, io mi sono organizzata spellando e cuocendo le castagne la sera prima, per poi preparare il risotto la sera dopo..



Risotto con le castagne

Cosa serve per 4 persone:
- circa 50 castagne (sarebbero 12/15 castagne a testa)
- 50 gr di pancetta (io avevo quella a cubetti e ce ne ho messa forse il doppio ;-))
- 320 gr di riso

- rosmarino
- acqua
- sale

- parmigiano grattugiato

Come si procede:
Sbucciare le castagne. Stefano mi ha svelato un trucco che mi è piaciuto molto: tolgo la buccia, poi per levare la pellicina difficilissima, sbollento le castagne o marroni in acqua bollente per poco tempo, come si fa per i pomodori: diventa facilissimo spellarle, perché la castagna è ancora dura e la pellicina è ammorbidita.

Cuocere le castagne. Si mette a bollire nuova acqua che si sala, e ci si mettono a cuocere le castagne/marroni.

Stefano suggerisce: Per la quantità di acqua, siccome ho visto che per un risotto fatto con 320g di riso servono circa 750ml di brodo o liquido, io faccio in modo di ottenere circa la stessa quantità di liquido dopo l'assorbimento dovuta alla cottura delle castagne. In poche parole, per avere circa 750ml di liquido, io metto 1lt di acqua per la cottura delle castagne. Se vedi che non è abbastanza, rabbocca durante la cottura.

Queste due operazioni le ho fatte la sera prima.

La sera dopo, ho tolto alcune castagne intere e le ho messe da parte per decorare, poi ho riportato a bollitura le castagne, in modo da avere un bel brodino caldo per cuocere il risotto.

Preparare il risotto. Si fa un soffritto con la pancetta tagliata a striscioline (io avevo quella a cubetti e l'ho tritata un po' con la mezzaluna, mettendocene forse il doppio ;-)) in circa 5 cucchiai di olio e poco rosmarino tagliuzzato. Dopo circa 5 minuti si aggiunge il riso e lo si fa leggermente tostare, dopodiché lo si porta a cottura aggiungendo mano a mano l'acqua di cottura delle castagne con i pezzi dentro, perché si saranno sbriciolate nella cottura.

Alla fine si deve aggiustare di sale, pepare con pepe nero (io ho evitato, per via dei bambini) e mantecare con un po' di parmigiano grattugiato.

Servire il risotto con altro formaggio.

E con questo si va a letto senza mangiare altro!




Edit del 12/10/2010:

con questo post partecipo alla prima raccolta sulle castagne di Ramona (che scade l' 8 novembre):



lunedì 23 novembre 2009

I biscotti ciccicccì

Ormai è un dato di fatto, il fine settimana, avendo più tempo libero, lo passo in cucina..
Capisco, che per chi mi sta accanto, a volte, sia dura, però riesco a farmi perdonare, soprattutto se dal mio piccolo regno tiro fuori robina come questa qui!

Sono i biscotti che Paoletta ha postato la settimana scorsa, che poi ho visto anche da Paola, e che sono una ricetta del Maestro Maurizio Santin.
Mi sono accorta che questo fine settimana, sfornare questi biscotti è diventato lo sport nazionale per gli amici del forum di Gennarino, che come me, non hanno saputo resistere alla foto, alla ricetta, al profumo e alla curiosità di provarli!
In effetti sono incredibilmente buoni e friabili come mai ero riuscita a fare i biscotti!

I biscotti in realtà si chiamano Chocolate Chips Cookies, confidenzialmente ribattezzati ciccicccì dallo zioPiero di Gennarino... E così, che ciccicccì siano.

Per la ricetta, io ho seguito la versione di Paoletta, che è sempre una garanzia, e che trovate qui.
L'unica variante che ho adottato è stata quella di mettere i biscotti nel freezer anzichè nel frigo, per la mezz'oretta di riposo.
Paoletta, infatti, suggeriva di tenerli in frigo, di tagliarli, stenderli sulla teglia e rimettere la teglia in frigo nell'attesa che il forno raggiungesse la temperatura di cottura.
Nel mio frigo, però, le teglie non entrano, e così ho pensato di evitare questo doppio passaggio, e per avere i biscotti freschi al momento della cottura, ho pensato di metterli appunto nel freezer.
In questo modo, tra l'altro, è stato semplice tagliare i salsicciotti, perchè (forse per il tanto burro) erano duri il giusto e non si sono sformati nel tagliarli, cosa che temevo.

Giusto per darvi un'idea, l'impasto l'ho diviso in tre salsicciotti di diametro intorno ai 3 cm, che ho poi tagliato ad uno spessore di mezzo centimetro: in cottura, i biscotti si allargano un pò (i miei sono arrivati a 4 cm più o meno).
Con le dosi indicate io ho contato 104 biscotti, se non me ne è sfuggito qualcuno quando nel mio regno sono apparsi zitti zitti Lenticchia e Fagiolo, e di soqquatto (e con le bocche piene?) se ne sono poco dopo andati...



Choc Chip Cookies

venerdì 20 novembre 2009

Il miglio, che sorpresa..

Il miglio è uno di quei cereali (correggetemi se non lo è) che non avevo mai nè usato nè assaggiato prima di un paio di settimane fa.
Anzi, tutte le volte che pensavo al miglio, nella mia mente risuonava miglio verde, che in realtà non c'entra proprio niente!
Fatto sta, che non avendo trovato molte ricette in rete, ho chiesto aiuto agli amici di gennarino, che mi hanno consigliato sulla cottura e sui modi di utilizzo.
Alla fine, ho pensato di farne delle polpette, mescolandolo ai soliti ingredienti con cui si fanno proprio le polpette di carne..
Mi era venuta la remora che il mio utilizzo non fosse stato proprio ortodosso (soprattutto, avendo poi scoperto che il miglio lo usa molto chi è vegetariano), ma in realtà, la penso proprio come Azabel: i cibi sono materie prime, da utilizzare secondo i propri gusti e inclinazioni!
Quindi, per me, il miglio sta benissimo anche con la carne!

Tra l'altro Azabel è stata di grande aiuto. Mi ha svelato le proporzioni per cuocere il miglio, a seconda dell'uso.
In pratica:
- per farlo "asciutto" (quindi più sgranato) si usa una parte di miglio e due di acqua (es: 100 gr di miglio ->200 gr di acqua)
- per usarlo per crocchette e simili si usa 1 parte di miglio e 3 di acqua (es: 100 gr di miglio ->300 di acqua)

Ecco come sono venute le polpette.

Polpette di miglio

Praticamente ho lessato in acqua salata per 20 minuti un etto di miglio, che si è disfatto abbastanza ( ma per farci delle polpette va bene), poil'ho scolato e fatto raffreddare.
Ho preparato l'impasto delle polpette con un paio di fette di petto di pollo, che ho tritato con la mezzaluna, una salsiccia, un uovo (in realta' io ci ho messo solo una chiara, che avevo gia' in frigo ) un po' di prezzemolo, mezzo cucchiaino di curcuma e del parmigiano.
Ho amalgamato il tutto insieme al miglio e ho formato delle palline, che ho fatto rotolare su un piatto di farina di mais.
Ho cotto in padella con un filo di olio EVO.

A me queste polpette sono piaciute perche' il miglio ha dato una consistenza morbida, dentro, e la farina di mais le ha rese croccanti, fuori.
In famiglia, le hanno apprezzate in 3 su 4, tra cui una sei-enne! ;-)

mercoledì 18 novembre 2009

Fagiolino gentile

Non si tratta del mio, di Fagiolino, che comunque è gentile lo stesso (e anche un po' mammone), ma di un fagiolino secco che ho comprato tempo fa.

Di solito, i fagioli che uso sono i borlotti freschi che coltiva la mia mamma e che conservo nel freezer, per poterli poi avere quando non è più stagione; ma questi fagiolini, un po' per la dimensione (sono piccoli piccoli) un po' per il colore e l'occhio marrone, mi hanno incuriosita!


Li ho preparati semplicemente cuocendoli, in un pentolino di coccio, seguendo le preziose indicazioni che Paolo Petroni dà sul suo libro della vera cucina fiorentina di cui parlavo per l'appunto l'altro giorno con elena.spa e Stefano Spilli del forum di gennarino, quando ci siamo incontrati per la presentazione del libro del cavoletto, qui a Firenze.
La ricetta la riporto precisa precisa qua sotto, indicando anche i miei commenti.

Eh, si,
FiorDiVanilla, mo' ti tocca anche questa, di ricette toscane!!

Prendete dei fagioli bianchi
(secchi, indica il Petroni nel titolo della ricetta) che siano dell'annata (un etto a testa circa) e poneteli in una pentola possibilmente di coccio (in mancanza usate una pentola di acciaio con il fondo termico molto spesso) dove verserete acqua fredda pari a 5 volte il peso dei fagioli (considerando che noi siamo 4 persone, ma in realtà i legumini fanno uno in due, ho messo 3 etti di fagioli e per noi sono stati più che abbondanti!).
Salate, unite uno spicchio d'aglio,un rametto di salvia e 2 cucchiai di olio d'oliva; ponete il recipiente sul fuoco a fiamma bassissima; non alzatela mai, anzi, se occorre, abbassatela ancora durante la cottura.

Questo è il segreto: l'acqua deve bollire impercettibilmente e i fagioli non si devono quasi muovere; ricordate che questa non è una cottura per chi ha fretta
(in effetti, io l'ho fatta una domenica mattina ;-))
Pensate che, una volta, i fagioli venivano cotti nel forno appena spento (dopo che era stato fatto il pane) o su un lato del fornello della vecchia cucina a legna.

Per il tempo di cottura non è possibile dare indicazioni, è troppo variabile da tipo a tipo: può durare da un'ora fino a 4 ore
(i miei fagioli erano pronti dopo un paio); ad ogni modo, il metodo migliore per non sbagliare è sempre quello di assaggiarli ogni tanto (e non è un dispiacere!).




fagioli ..

lunedì 16 novembre 2009

La fettunta

E' banale, ma di questa stagione, quando l'olio è novo e profuma ancora di oliva, di foglie e di sole, a volte con pane e olio si cena addirittura.

E quando il pane te lo fai da sola, con la pasta madre, ci aggiungi i semini (di papavero, di sesamo, di girasole) e lo tieni a lievitare tutta la notte, per riempire di profumo di pane la domenica mattina...
allora pane e olio (che qui da me si chiama anche fettunta) è la sua fine....

Fettunta

Per questo elaboratissimo piatto, occorrono:
- fette di pane abbrustolite
- olio extravergine di oliva nuovo (io ho olio novo toscano, di una azienda biologica delle colline dietro Firenze)
- sale (ho usato il sale dolce integrale di Cervia, dono di Sereme del forum di Gennarino)

Facile!

Con questa ricetta non ricetta contribuisco alla raccolta di Dada e Mariluna.

L\

venerdì 13 novembre 2009

Ottobre rosa in ritardo e ... sorpresa

Questa volta arrivo in ritardo, ma meglio tardi che mai, soprattutto in questo caso.

Ho scoperto che ottobre era il mese rosa, quello della prevenzione dei tumori al seno.

Ho scoperto anche che l'Istituto Nazionale Tumori, a Milano, ha una sede detta per l'appunto Cascina Rosa, in cui si fa ricerca e prevenzione.
Quello che mi ha colpito di più è stato scoprire che all'interno della struttura sono molte le iniziative e i progetti in corso strettamente legati all'alimentazione.

Il motivo è semplice: siamo quello che mangiamo.

L'Istituto Nazionale Tumori, in collaborazione con il World Cancer Research Fund, ha anche avviato uno studio di intervento alimentare per la prevenzione del tumore mammario in giovani donne.
In pratica, la dieta prevede un minore consumo di farine raffinate, pane bianco, zucchero, bibite, carne rossa, latticini e un aumento di cereali integrali, legumi, vari semi e verdure.
Il progetto ricerca la collaborazione di giovani donne sane e disponibili a modificare la loro dieta per un anno. Chi abita in zona e volesse partecipare, può trovare informazioni qui.
Per le altre, modificare un pò la dieta diminuendo grassi e zuccheri e aumentando l'uso di verdure, come indicato sopra, non potrà che fare bene (come minimo, alla linea!).
Tra l'altro alla Cascina Rosa, organizzano anche Corsi di Cucina Naturale per insegnare a creare pasti equilibrati, scegliere gli ingredienti, e molti altri argomenti, tra cui: come fare un dolce sia buono che salutare!!
E chi proprio non ce la fa ad andare, ma vuole saperne di più, c'è il libro: Prevenire i tumori mangiando con gusto. A tavola con Diana di Villarini e Allegro.

Fiore a Stella


E per finire, visto che Ester mi ha voluto regalare l'emozione di questo testimone, vi racconto 8 cose di me, rispondendo alle sue 8 domande.

1. 6 nomi con cui ti chiamano.
gaia (tutti), mamma (Lenticchia e Fagiolo), ciccia (le persone del cuore), gaiuccia (babbo e mamma), gaietta(amici), gaie'(amici di Roma)
2. 3 cose che indossi in questo momento.
jeans, stivali, gli orecchini che non tolgo mai.
3. 3 cose che hai fatto stanotte ieri e oggi.
stanotte ho dormito
ieri ho portato i legumini in piscina
oggi ho appena fatto colazione, con le mie briochine
4. 2 cose che hai mangiato.
latte e briochine
5. 2 persone a cui hai telefonato oggi.
una sola, la mia mamma
6. 2 cose che farai oggi.
prenderò i bambini da scuola e preparerò la pizza ad un'amica che mi viene a trovare.
7. 3 bibite preferite.
acqua, latte, ...aranciata.. ogni tanto
8. 3 cose che desideri intensamente.
la serenità per me ed i miei cari
vedere crescere i legumini in un mondo diverso
la pizza!

Ed io il testimone lo passo, in ordine rigorosamente casuale e se loro vogliono prenderlo, a:
Tina
Paoletta
Alex

mercoledì 11 novembre 2009

Un rospo con la coda

Con questa ricetta inauguro, dopo 3 mesi di bloggo, la categoria dei secondi.
E dei secondi di pesce. Anche se questo non è solo pesce.

L'ispirazione l'ho avuta leggendo il primo numero (di ottobre) de La Cucina del Corriere della Sera, a cui dopo una prima resistenza, ho ceduto.
E' proprio una bella rivista, con poche pubblicità, tante ricette particolari, come piacciono a me.
E' ricca di belle foto, che sono la prima cosa che mi colpisce, prima ancora di leggere la ricetta.
E' stampata su una bella carta corposa e patinata, che è piacevole sfogliare, anche se poi penso che questa, di sicuro di riciclato ha poco...

Tornando alla ricetta (vedi pag.84) mi aveva colpito l'uso della coda di rospo e l'abbinamento con il prosciutto. E poi, la coda di rospo, nonostante il nome, mi piace tanto per il sapore, per il fatto di non avere lische, per la compattezza della polpa.

La ricetta è semplice. La parte più difficile, per me, è stato togliere la spina centrale da questo rospo, che proprio non si voleva staccare e riuscire a foderarlo ben bene con il prosciutto, che mi si apriva da tutte le parti.
Alla fine comunque, alla meno peggio sono riuscita in tutte e due le imprese... ed è venuto fuori un secondo che consiglio!

Per 4 persone:
1 filetto di coda di rospo (o rana pescatrice) da circa 600 gr
60 gr di prosciutto di Parma (io ho usato metà prosciutto e metà speck)
40 gr di pangrattato
1 mazzetto di prezzemolo
1 mazzetto di aneto
burro

La coda di rospo va pulita dalla pellicina trasparente che l'avvolge e va eliminata la spina centrale (in bocca al lupo!).
Poi va preparato il ripieno, tritando il prezzemolo con l'aneto e 10 gr di prosciutto, ed amalgamandolo al pan grattato.
Il ripieno va distribuito sul filetto di pesce aperto a libro, nel solco lasciato dalla lisca centrale.
Poi il rospo va chiuso e avvolto nelle fette di prosciutto (nel mio caso, alternate a quelle di speck), legandolo con il filo da cucina (anche qui: in bocca al lupo!).
Il burro si usa solo per imburrare la pirofila su cui si appoggia il pesce, che poi viene cotto per circa mezz'ora nel forno a 160°.
Si consiglia vivamente di versare sulle fette di pesce il sughetto che rilascia in cottura!!
Buon appetito.


Coda di Rospo al forno

martedì 10 novembre 2009

Muffins esotici

Capita anche a voi di essere condizionati nella scelta di cosa mangiare, da quello che avete in casa (ehehheehe)??!?
Capita anche a voi di essere condizionati nella scelta di cosa mangiare, da quello che avete in casa che sta per scadere (ri-ehehheehe)??!?
Beh, questi dolcini nascono da quest'ultima esigenza, e dalla voglia di provare ad usare finalmente il te' matcha, che era in dispensa ad aspettare il momento giusto da qualche settimana.

Avevo visto tempo fa da Chiara del Pranzo di Babette questi muffins all'ananas, che mi avevano colpito per il fatto che usassero latte di cocco, sapendo benissimo che quello che avevo io aveva i giorni contati..

I muffins, poi, sono facili e veloci da preparare. A volte, ci vuole di più a pesare gli ingredienti che a farli.. Così, mentre preparavo una cena veloce e il minestrone andava in pentola a pressione, mi sono messa a preparare una decina di muffins, ispirata dalla ricetta di Chiara.

Muffins Mango e Kiwi al Matcha


Ovviamente in casa non avevo tutti gli ingredienti indicati, così ho rielaborato la sua ricetta e sono venuti fuori una decina di muffins dal sapore esotico.

Ci vogliono, per i componenti asciutti:

225 gr di farina
2 cucchiaini d lievito per dolci
1 cucchiaino di zenzero in polvere
130 gr di zucchero

per i componenti umidi:
150 ml di latte di cocco
60 gr di burro
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
1 uovo
80 gr di polpa di mango
100 gr di kiwi in pezzetti
1 pizzico di sale

In una ciotola si setacciano gli ingredienti in polvere, in un'altra ciotola si mescolano i liquidi.
Io ho mescolato la cannella in polvere al latte di cocco, ci ho aggiunto mango e kiwi e poi l'uovo sbattuto con il pizzico di sale. Nel frattempo ho sciolto nel microonde il burro.
Di solito, non lo sciolgo fino a che bolle, ma mi fermo un po' prima e mescolandolo faccio ammorbidire i pezzetti di burro più duri.

Ho amalgamato il burro agli altri ingredienti liquidi e poi ci ho rovesciato il contenuto della ciotola delle polveri, mescolando velocemente gli ingredienti.
Ho fatto cuocere circa 25 minuti a 180°.

Il matcha l'ho usato per glassare i dolcetti, preparando una glassa a freddo con:
2 cucchiaini di latte di cocco (con i quali ho esaurito la mia lattina in scadenza...)
60 gr di zucchero a velo
1 cucchiaino di te matcha

Fagiolino si è accorto che era te' non appena ho posato i muffins sul tavolo...
Il suo ditino non ha saputo resistere al richiamo del dolce e ha subito iniziato con le opere di incisione, lasciando buchini e solchi sulla glassa!!


Con questi muffins partecipo alla raccolta di Pan di Panna: MUFFINS MANIA!


lunedì 9 novembre 2009

Spunti del cavol(ett)o

Concludo con la carrellata di (parte) delle vivande fatte per la festa di Lenticchia, perchè come si dice dalle mie parti unsenepolepiu'!

Non solo mi ci sono dedicata 15 ore in 2 giorni (nemmeno fossero stati turni in fabbrica..) ma ora è una settimana che pubblico ancora roba tratta dall'evento.
Mi pare di ricucinarla per l'ennesima volta....

Biscotti al Papavero

Comunque, questa volta sarò veloce.
Si tratta di due idee che ho ripreso pari pari da Sigrid, del Cavoletto di Bruxelles.

Sono i biscottini (salati) con parmigiano e semi di papavero, che ho realizzato a forma di bastoncino, tipo wafer, per intendersi!

E di una bomba (calorica) di torta che è molto scenografica, per i giochi di colore del mescolarsi del marroncino (del brownie) e del giallo (del cheesecake)!

Devo dire che quest'ultima torta l'ho fatta cuocere mooolto di piu' dei 25 minuti indicati (forse il doppio??) ma è continuata a rimanere morbida morbida all'interno..
Io non ero molto soddisfatta, avevo paura che fosse ancora cruda, però i festeggianti hanno apprezzato molto!


BrownieCheeseCake

domenica 8 novembre 2009

La crostata di mele e mandorle è di Adriano Continisio

Perchè oggi 8 novembre 2009 molti food bloggers e forumisti pubblicano in contemporanea questa ricetta?

Per solidarietà con Adriano Continisio che l'ha inventata e pubblicata sul suo blog già nel 2007.

Riassumendolo in pochissime parole, questa manifestazione vuole porre l'attenzione prima di tutto sulla necessità di un comportamento corretto per chi usa la rete nei confronti di chi pubblica materiale. Spesso si sceglie di mettere a disposizione il proprio materiale o lavoro con una licenza che permette di usarlo a condizione che se ne citi la fonte e questo è già un dono, a nostro avviso. Si dice a chi legge: puoi gratuitamente utilizzare il materiale, puoi prenderlo, ma devi specificare che è mio e dire dove l'hai preso. Non è chiedere molto!

Altra importante condizione è che il materiale non venga usato a scopo di lucro.

Quando tutte e due le condizioni non vengono rispettate è evidente che la cosa è ancor più grave.

Questa volta è capitato ad Adriano, ma nel tempo è già capitato ad altri. Creare un tam tam è forse il primo di tanti passi per avversare il fenomeno, perciò ci siamo uniti e oggi pubblichiamo con il nome del suo autore la ricetta e la foto della crostata che ognuno di noi ha preparato.

E' ora che tutti sappiano di chi è la farina e pure il sacco!!!!!


Crostata di Mele e Mandorle di Adriano

Ingredienti:
400 gr pasta frolla*,
4 mele grandi (ca. 600gr al netto degli scarti),
80 gr di zucchero,
4 cucchiai di amaretto di saronno,
succo di mezzo limone,
poca cannella in polvere.

massa di mandorle:
120 gr uova intere,
60 gr zucchero,
50 gr farina di mandorle,
15 gr farina di mais fioretto,
15gr di fecola,
un pizzico di sale,
estratto di mandorle.

una manciata di mandorle a lamelle,
sciroppo di zucchero,
marmellata di albicocche.
Saltare a fiamma alta le mele sbucciate e tagliate a cubetti, miscelate con il succo di limone e lo zucchero, fino a che non risultino asciutte ma non spappolate. Incorporare il liquore e la cannella e lasciare raffreddare.
Foderare uno stampo da 26 cm e cuocere in bianco per 15 minuti (i primi 10 con carta da forno e riso).
Nel frattempo montare le uova con lo zucchero ed il sale, incorporare delicatamente le polveri e poche gocce di estratto.
Pennellare la frolla con poca marmellata, versare le mele, coprire con la massa e cospargere con le mandorle a filetti.
In forno a 170° per ca. 20 minuti.
All'uscita dal forno lucidare con sciroppo a 30°be.

Pubblicato da Adriano domenica 23 settembre 2007

Per chi non conosce l'antefatto la storia è su Profumo di Lievito, il blog di Adriano

Dal post di Adriano i seguenti chiarimenti sul dolce:

Quanto conservare la crostata
Adriano: la marmellata fa da parziale barriera, ma la frolla tende ed assorbire l'umido delle mele. Una giornata regge. La farcia è morbida e la copertura inizialmente croccante, poi si ammorbidisce.

Come ottenere lo sciroppo a 30° be per lucidare la torta

Adriano: per lo sciroppo: versare 100 gr di acqua in un pentolino, aggiungere 135 gr di zucchero semolato, portare ad ebollizione, poi lascia reffreddare.


Le uova come sono pesate?
Adriano: le uova vanno pesate senza guscio.

*Per la pasta frolla
Adriano: la mia ricetta è questa, dividete per 4 o 5
1000 gr farina 0 biscotto (in alternativa 900 gr 00 e 100 gr fecola di patate), 500 gr burro appena morbido, 250 gr zucchero a velo (200 se utilizziamo il miele), 200 gr uova intere (oppure 150 gr uova e 50 gr di miele d’acacia se vogliamo una frolla morbida), 6 gr di sale sciolto in 20 gr di succo di limone, 6 gr di lievito istantaneo (se utilizziamo farina normale), zeste grattugiate di un limone, 1 cucchiaino di essenza di vaniglia.

Ecco qui la spiegazione su come fare la pasta frolla di Adriano.

Un grazie a Rosemarie per aver organizzato questa iniziativa e ad Adriano per averla condivisa!

venerdì 6 novembre 2009

Panini maialini

Sono ancora a scrivere di panini, di panini che sono piaciuti molto alla festa di Lenticchia..
Sono piaciuti alle mamme, perchè molto spesso, chi non ama o non ha tempo per cucinare si accontenta di poco e si meraviglia di quanto siano migliori le cose fatte a mano, in casa.
Sono piaciuti ai bambini che non avevano mai visto dei panini maialini!

La ricetta, come per gli altri panini, me l'ha passata Stefano Spilli, che è stato davvero fonte di ispirazione per redigere il menu' della festa!
Si tratta di una rivisitazione di Gisèle Pardini di alcuni panini dolci, con la stessa fisionomia, fatti da Alda Muratore.

Per una sessantina di panini, servono:
500 gr di farina
70 gr di olio d'oliva
250 gr d'acqua
30 gr di zucchero
8 gr di sale
1 cubetto di lievito


Si fanno sciogliere il lievito e lo zucchero nell'acqua a temperatura ambiente.
Si amalgamano i liquidi alla farina e alla fine si aggiunge il sale. Si impasta bene e poi si lascia lievitare per un paio d'ore.

Si sgonfia la pasta e si stende di uno spessore di 5/6 mm.
Si ritagliano dei dischetti di circa 7 cm di diametro (io ho usato un bicchiere) e si riempiono con una rondellina di wurstel, per questa operazione ho provato a fotografarvi un passo passo Paoletta's style, ma ovviamente non ha niente a vedere con i suoi passopasso.
Però può aiutare a capire come foderare il wurstel, dato che a me non è sembrato scontato!

Step-by-Step Maialini

In pratica, una volta adagiata la rondellina di wurstel nel mezzo del disco (passo 1), si alza il bordo come a formare un fiore (passo 2), di cui si chiude bene ben la corolla, premendo un po' con i polpastrelli (passo 3). Alla fine si rigira, facendo in modo che la chiusura stia sotto (passo 4).
Insomma, fatte le palline, si appoggiano
su una teglia foderata di carta forno e si coprono con pellicola.

Intanto che lievitano si fanno le orecchie e il naso con i ritagli.

Le orecchie sono triangoli: si stende la pasta, si taglia una strisciolina e si tagliano i triangolini.
Il musetto è una pallina schiacciata in cui si fa passare da parte a parte uno stecchino.

Per incollare, si bagnano con un pennellino il musetto e i lati più lunghi delle orecchie e si appoggiano premendo sulla testa del maialino.
Al momento in cui li ho incollate io, i maialini non sembravano molto lievitati, nel senso che si intravedeva ancora la forma del wurstel. Nonostante questo, non appena entrati in forno hanno cominciato a crescere bene, e così alla fine hanno preso la forma tonda del panino.
Il wurstel è stata una sorpresa per tutti!

Si spennellano con latte e si infornano a 180° per un quarto d'ora o finchè sono dorati.


Maialini


EDIT del 11/02/2011.
Con questa ricetta, che farà sicuramente fare ooooooooooooooohhhhhh ai bambini, partecipo alla raccolta di Caris, da donare al reparto di di neuro-fisiologia della Fondazione Santa Lucia di Roma, che aiuta bambini con problemi motori a tentare di superare le loro grandi difficolta, ma che rischia di essere chiuso.


una_ricetta_per_il_santa_lucia

mercoledì 4 novembre 2009

Panini laugenbrot

Come promesso, continuo con la carrellata delle vivande preparate per la festa di Lenticchia.
Questi panini, non li avevo mai provati prima, ma me li aveva suggeriti Stefano Spilli (di cui vi avevo già parlato qui), garantendomi che tutte le volte che lui li aveva fatti, non erano mai rimasti sul vassoio.

Si tratta di un pane particolare, che viene fatto nei paesi del sud tirolo e che può essere formato come panini, come baguette oppure come bretzel, quei bei panini a forma di fiocco, avete presente?
Se dico qualche inesattezza, fatemelo sapere!
I bretzel dei tre tipi, erano gli unici che avevo assaggiato prima. E mi erano piaciuti.

Questi panini, mi diceva Stefano, sono simili, ma dentro sono morbidi, inoltre il colore, i tagli che rivelano il pane dentro, i chicchi di sale...Perfetti per una festa di compleanno, mi sono detta!
E così mi sono fatta facilmente convincere (quando c'è da provare cose nuove, soprattutto in cucina, non riesco a tirarmi indietro...)

Laugen Brot


La ricetta mi è stata passata da Stefano, ma è stata ripresa dal libro di Richard Ploner, Il pane delle dolomiti.

Ve la scrivo esattamente come me l'ha scritta lui, che è molto preciso e i suoi suggerimenti e spiegazioni nella preparazione sono davvero utili. Io personalmente ho usato l'impastatrice (da quando ce l'ho non riesco più a farne a meno!!).
Con queste dosi ne sono venuti fuori 24, formando panini di circa 35-40 grammi.

  • 250g di farina 0
  • 250g di farina 00
  • 25g di lievito di birra fresco (un cubetto)
  • 270g di acqua
  • 1 cucchiaino di zucchero semolato
  • 30g di burro
  • 10g di sale
  • sale grosso o cumino (facoltativi)

per la soluzione al bicarbonato:
  • 1000g di acqua (1 litro)
  • 8 cucchiaini di bicarbonato di sodio
  • 2 cucchiaini di sale

(la ricetta originale prevede metà dose per qesta soluzione, ma è così poca che si stenta a riuscire a immergervi i panini).

Setacciare le farine e fare la fontana (io preferisco cominciare a lavorare in una ciotola grande).
Sbriciolarvi il lievito, aggiungere l'acqua; non è necessario che sia tiepida, va bene anche a temperatura ambiente. Naturalmente, con l'acqua tiepida si fa più in fretta. L'importante è che non sia troppo calda, per non uccidere il lievito.
Aggiungere anche lo zucchero, mescolare incorporando parte della farina dai bordi fino ad ottenere una pappetta e lasciar riposare per 15 minuti circa; dopo il riposo questo composto diventerà schiumoso.
Aggiungere anche il burro a pezzetti e, in una fossetta praticata sul bordo della fontana (detta la casina del sale) il sale.
Impastare il tutto e lavorare per almeno 10 minuti; l'impasto è piuttosto morbido, ma non aggiungete altra farina. Io comincio ad impastare nella ciotola e poi continuo ad impastare sulla spianatoia di legno.
Fare un palla, infarinarla leggermente e metterla a riposare in una ciotola coperta per 10 minuti o fino al raddoppio.
Portare ad ebollizione l'acqua col sale e il bicarbonato.
Una volta lievitato, dividere l'impasto in 24 pezzi (ho visto che in genere vengono intorno ai 35-40 grammi) e farne delle palline.
A questo punto l'autore dice semplicemente di intingerle nella soluzione di acqua e bicarbonato e sale, ma secondo me in questo modo vengono un po' pallidi e meno saporiti. Ho provato a tenervele per circa mezzo minuto come dicono di fare coi bretzel fatti appunto col bicarbonato e mi sembrano più buoni.
Metterli sulla placca del forno (io metto la carta forno), praticare dei tagli in superficie, spolverarle a piacere con sale grosso o cumino e mettere a cuocere per circa 20 minuti in forno caldo a 210°C se statico, a 180°C se ventilato.
(io il cumino non l'ho usato.. solo sale grosso!)

Li ho farciti metà con speck e metà con mortadella, che magari non è tanto sudtirolese, ma ai bambini piace sempre!

E come preannunciato, il vassoio è tornato a casa vuoto....


lunedì 2 novembre 2009

Una torta speciale

Per l'appunto, la settimana scorsa Lenticchia ha compiuto gli anni.

Tutte le volte penso che dovrei comprare già tutto fatto, ma tutte le volte dico: magari il prossimo anno, eh?
Proprio non ce la faccio a rinunciare a preparare io le cibarie... e tutte le volte ho così tante cose in mente, magari da fare anche proprio per la prima volta, che inizio la settimana prima a buttare giù il menu, per decidermi per bene su cosa fare, senno' arriverei all'ultimo con ancora un sacco di idee in testa!
Di torte ne ho preparate diverse, ma questa è stata quella speciale, quella che ho tagliato per ultima, anche se era posata sul tavolone del buffet fin dall'inizio, per paura che non arrivasse al momento del 'dolce', quello dopo il soffio delle 6 candeline!

Di questa torta me ne avevano parlato bene (è un eufemismo!!) gli amici di Gennarino e sapevo già che sarebbe stato un successo!

Il plagio non mi sta tanto simpatico, come avrete già letto qui, per cui vi dico subito che la ricetta non è mia.
Ma l'ho ripresa da un personaggio illustre, il grande maestro Adriano!
La ricetta la trovate sul suo blog: qui.
Ho seguito i suoi insegnamenti fin dall'inizio, perchè anche per preparare la frolla, bisogna capire come si fa ed il suo post è una vera lezione di pasticceria!

Quando ho raccontato alle mamme delle amichette della festeggiata che tante ricette che avevo preparato le avevo trovate in rete ( ne vedrete delle belle, nei prossimi giorni!), mi hanno svelato che anche loro ne leggono, ma tante volte i risultati non sono come quelli decantati...
Beh, il problema è trovare le fonti attendibili, quelle che fanno fare bella figura, e che ti ripagano di tutta la fatica fatta... e con Adriano si può andare sul sicuro!


Crostata Arancia Mandorle DI Adriano

venerdì 30 ottobre 2009

Un pacchetto profumato

Lo stavo aspettando da giorni e giorni.

Avevo quasi perso la speranza... e kosenrufu mama lo sa, suo malgrado!
Invece, dopo un bombardamento di mail stile spam, i
tedeschi si sono fatti vivi, si sono scusati per aver dimenticato il mio ordine e da quel momento sono stati velocissimi.
Mi hanno addirittura spedito il mio pacchetto con un omaggio speziato in più (un bel sacchettino di stecche di cannella).
Il pacchetto profumato conteneva un mix aromatico composto, oltre che dal sopracitato omaggio, anche da un mazzetto di bacche di vaniglia, da anice stellato (non so cosa ci farò, ma è così bello che Lenticchia ne ha subito voluta una stellina), da mirtilli rossi e da pezzettini di mela disidratata che la legumina adora come merenda a scuola.

Nell'attesa che il pacchetto arrivasse, e perfino durante il mesetto precedente durante il quale ho covato l'ordine, il mio cervellino ha frullato tanto..
Ho in mente di tentare di fare l'estratto di vaniglia (ma non so ancora se seguire le indicazioni di
kosenrufu mama o di tuki), di abolire definitivamente l'aroma vanillina dalla mia dispensa e di sbizzarrirmi in ricette profumate...
In ogni caso, nell'attesa che l'estratto sia pronto, mi dovro' accontentare di usare le bacche..
Voi cosa mi suggerite?

Vaniglia