mercoledì 26 luglio 2017

Di nuovo Cerreto e una scoperta

Anno scorso scoprii Cerreto Guidi, piccolo borgo sulle colline dietro Empoli, in provincia di Firenze. E rimasi incantata dalla sua bellezza.
Quest'anno a Cerreto Guidi ho fatto altre scoperte.
A partire dal fascino delle stradine che portano verso il centro, degli angolini dove fare l'aperitivo, delle biciclette rivestite all'uncinetto e decorate come fossero un centrotavola.

Cerreto Guidi

Cerreto Guidi

Cerreto Guidi

Ma soprattutto ho scoperto un locale speciale.
Che accoglie un presepe animato.
Fatto all'uncinetto.
Si, proprio all'uncinetto.
23 metri di presepe ambientato in una ricostruzione di Cerreto Guidi, riconoscibilissimo non appena si varca la soglia, grazie al modellino in miniatura della Villa Medicea, residenza di Isabella de' Medici che si trova nel fulcro del paese toscano.
In rete trovate perfino il sito web Le dame dell'uncinetto, dedicato al presepe e su cui campeggiano due aforismi che svelano la sua origine del tutto speciale:
“Chi dice che è impossibile non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo” di Albert Einstein
e “C’è una forza più potente del vapore e dell’energia elettrica: la volontà” di Fernán Caballero.

Cerreto Guidi

Cerreto Guidi

Cerreto Guidi

Il presepe di Cerreto Guidi è infatti nato dalla voglia di rivincita di Gessica Mancini, una giovane donna, con tre figli piccoli, che ha scoperto da qualche anno di essere affetta dal morbo di Parkinson e che invece di deprimersi, ha trasformato le lunghe notti insonni a causa dei farmaci e la rabbia nei confronti della malattia in energia positiva, dedicandosi all'uncinetto e cominciando a realizzare pezzi di un presepe ambientato nel suo paese.
Con la sua energia e la sua passione ha contagiato altre amiche e donne di Cerreto Guidi e, grazie ai social, la sua voce è arrivata un po' dappertutto. Adesso, parte del presepe è stato realizzato con pezzi di maglia giunti fino qua da tutta Italia e perfino da fuori: ci sono pezzetti di cielo che parlano addirittura francese.
L'entusiasmo e la passione si vede nella cura e nella precisione di ogni piccolo angolino. Sotto la sua guida, abbiamo scoperto dettagli che ad una prima vista erano andati perduti, come i nidi sotto i tetti, con le rondini che fanno capolino, le spighe di grano e i papaveri di un campo sorvegliato da uno spaventapasseri e personaggi del presepe, che sono stati ispirati da persone del paese, come il pasticcere, il sindaco, la fioraia oppure il falegname, che è proprio il suo babbo.
Se volete saperne di più, o siete anche voi appassionati di uncinetto e volete partecipare alla realizzazione di un pezzetto di presepe, mettetevi in contatto direttamente con Gessica. La trovate su Facebook alla pagina delle Dame dell'uncinetto oppure sull'omonimo sito Web.

Cerreto Guidi

Dopo questo incredibile ed emozionante giro di scoperta, anche quest'anno è stato un onore far parte della giuria tecnica della sfida gastronomica di Cerreto Guidi: il Mestolo d'Oro. La gara tra contrade che somma il voto tecnico espresso dalla giuria con il voto degli avventori della festa, che assaggiano i piatti in gara tra le vie del borgo, preparati dalle 4 contrade del paese.

Cerreto Guidi

Con enorme piacere, quest'anno le squadre si sono affrontate su piatti di un livello decisamente più elevato rispetto a quello di anno scorso e decretare il vincitore non è stato un compito facile. Noi quattro giurati eravamo addirittura con idee diverse prima dell'arrivo dell'ultimo assaggio, che invece ha convinto tutti ed ha sbaragliato le altre pietanze assaggiate, aggiudicandosi il primo premio.
Volete sapere cosa hanno preparato le contrade?
In ordine di assaggio:

Cerreto Guidi
Porta Fiorentina: Fagottini di crepe con ricotta e radicchio, su fonduta di gorgonzola, accompagnato con pere abate caramellate e noci

Cerreto Guidi
Porta Palagio: Pulled pork con fagioli e tonno di maiale, cotto nella birra con verdurine di Porta Palagio

Cerreto Guidi
Porta Caracosta: tagliatelle di'fattore con ragù di coniglio

Cerreto Guidi
Santa Maria al Pozzolo: zuppa ai fagioli borlotti e fagioli rossi, con olio aromatizzato al rosmarino e aglio, con dadini di pane, anelli di cipolle e pancetta croccante


Voi chi avreste premiato con il primo posto?
Quest'anno a Cerreto Guidi la giuria tecnica e quella popolare all'unanimità hanno premiato la contrada di Santa Maria al Pozzolo.

Ringrazio nuovamente Daniele Calugi della Proloco di Cerreto Guidi e i suoi assistenti per l'invito e i miei compagni giurati (tra cui Enrica Palandri, che cura il blog Una cena con Enrica) per la splendida serata.
Spero proprio di poter dire: "al prossimo anno, Cerreto!"

venerdì 21 luglio 2017

Carpaccio di tonno e pepe rosa

Estate = caldo = fornelli spenti.

E infatti, nonostante quest'anno la sempre sia lodata aria condizionata sia stata installata anche in cucina, la voglia di cucinare è scemata in modo inversamente proporzionale alla temperatura ambiente. Si vede anche dalla sporadicità dei post su queste pagine.
Ma mi devo correggere: più che la voglia di cucinare, direi la voglia di accendere i fornelli.

Una soluzione rapida e fresca per rimediare all'afa e per portare in tavola qualcosa di buono, l'ho scoperta di recente: questo carpaccio di tonno affumicato.
Si prepara una mezz'oretta prima di servirlo, giusto il tempo per consentire alla marinatura di ingentilire il gusto affumicato del tonno. Può essere servito come antipasto, ma se accompagnato da una bella fetta di pane e un'insalata, potete farci anche un pranzo estivo completo!

Carpaccio di tonno

Carpaccio di tonno al pepe rosa

un trancio di tonno affumicato
pepe rosa
olio extravergine di oliva
succo di limone
prezzemolo (o coriandolo fresco)

Preparate la marinatura, mescolando insieme il succo di limone, l'olio, il prezzemolo tritato e qualche bacca di pepe rosa pestata.
Per un tocco più esotico, potete sostituire il prezzemolo con foglie di coriandolo fresco, se vi piace il suo particolare profumo.
Tagliate il trancio di tonno in fette sottili, disponetele in un vassoio e irroratele con la marinatura. Coprite e conservate in frigorifero per una mezz'oretta.
Servite in tavola con qualche ciuffetto fresco di prezzemolo per decorare.

Carpaccio di tonno

Visto il periodo estivo, se volete sbizzarrirvi con nuove idee, oggi sulla pagina del Calendario del Cibo Italiano trovate altre ricette con il Tonno e i suoi fratelli!
Andate a vedere un po'....
Calendario del cibo italiano

venerdì 7 luglio 2017

Gita alla fabbrica di cioccolato

Qualche settimana fa, superando la mia timidezza e conseguente riservatezza, mi sono buttata in ciò che mai avrei pensato di riuscire a fare.
Organizzare un evento, come va tanto di moda dire ora.

Da golosa quale sono, non potevo non pensare di fare qualcosa di diverso.
Così, in quattro e quattr'otto, grazie soprattutto alla disponibilità che mi hanno riservato fin da subito Claudio e Claudia, i titolari, e grazie alla complicità della Van Pelt da quel di Singapore e di Mai, la grafica più rapida del west, è venuta fuori una visita privata in una vera fabbrica di cioccolato.
Cioccolato.
Avete capito bene.
Roba da far venire un attacco di invidia a Willy Wonka e a tutti quelli alla ricerca del biglietto d'oro.

Dove sono stata?
Insieme ad una delegazione del Calendario del Cibo Italiano (composta da Alice, Cecilia, Corrado, Fabio, Leila e Sabrina) ed un paio di appassionati della materia (Emanuela e Simonetta), sono stata invitata a visitare il laboratorio della famiglia Pistocchi e a degustare le loro prelibatezze!
I Pistocchi, quelli della TortaPistocchi?
Siiiii! Proprio loro.

Pistocchi
photo credits TortaPistocchi®

E cosa hai aspettato a dircelo?
Ho aspettato il momento giusto.
Oggi è la giornata mondiale dedicata al cioccolato.
Il Calendario del Cibo Italiano non poteva esimersi dal festeggiarla.
Ed io non potevo non raccontarvi cosa abbiamo fatto, quanto è stato affabile Claudio Pistocchi e affascinante la storia della sua piccola realtà artigianale, quanto è stata generosa Claudia a preparare le postazioni di degustazione e come sono volate in un battibaleno un paio di ore in una vera fabbrica di cioccolato. A Firenze.

Se volete tutti i dettagli, andate a leggere che gita è venuta fuori, là sul Calendario!

Pistocchi

martedì 27 giugno 2017

Il mio gelato alle arachidi per il Club del 27

Si dice il destino.
Oppure la stagione, più semplicemente.
E' capitato che un paio di settimane fa, incuriosita e stimolata da un'amica di blog, abbia finalmente fatto l'acquisto dell'anno. Una gelatiera.
Niente di che, una di quelle a poco prezzo che si trova in vendita in quella catena di supermercati tedeschi, diffusa in tutta Europa, che ogni settimana varia l'assortimento. Il supermercato delle consonanti, per capirsi.
Erano anni che ci pensavo. Mi avevano consigliato di prenderne una con il motore (ma che è ingombrante), oppure l'apposito accessorio della planetaria, ma niente, non avevo trovato il momento giusto.
Che è arrivato due settimane fa.

Per trovar posto nel freezer, dove si deve ghiacciare la ciotola dell'attrezzo, mi sono perfino convinta a sbrinare il congelatore. Operazione sempre rimandata, che ho effettuato con 30 gradi in cucina, e mi ha consentito il ritrovamento di resti del pleistocene, perfettamente conservati nella pellicola.


Cosa c'entra il destino? Vi starete probabilmente domandando... Ecco, il destino è stato che per l'appunto questo 27 del mese, il gruppo sempre più affiatato del Club del 27 si è dedicato proprio a fare gelati.


Riprendendo quelli della sfida 22, datata luglio di cinque anni fa, in cui la Mapi ci aveva ampiamente illustrato (a dire il vero io non ero ancora nell'MTC) come riuscire ad avere ottimi gelati in casa, con o senza gelatiera, in un interessantissimo articolo fitto di teoria ed esempi pratici, che trovate qui.
Che non è banale, data l'alchimia e le proporzioni da seguire per arrivare a quell'equilibrio tra grassi, zuccheri, solidi totali e acqua che consentono di avere un gelato consistente ma cremoso e che non si squaglia appena tolto dal freezer.
Vi consiglio vivamente una lettura dell'articolo e di provare a buttarvi a farne uno in casa. Dopodichè, quelli confezionati, non vi sapranno più di niente.


Personalmente, tra le tante proposte (che oggi trovate provate e rifatte dalle mie amiche di club, in questa pagina) mi sono buttata sul gelato alle arachidi, che adoro, che era stato ideato da Valentina.

Gelato alle arachidi


Gelato alle arachidi
Ingredienti per circa 500 grammi

250 gr di latte intero
1 uovo intero
100 gr di zucchero
75 gr di pasta di arachidi in purezza
3 gr di farina di semi di carrube
un pizzico di sale

Per le arachidi caramellate
una manciata di arachidi
pari peso di zucchero

Gelato alle arachidi

Per prima cosa va preparata una crema inglese.
Monta le uova intere (gli albumi aumentano la cremosità del gelato) con lo zucchero finchè il composto scrive, aggiungi il latte a filo e rimetti tutto sul fuoco fino a raggiungere 85°, sempre mescolando.
Aggiungi la pasta di arachidi e abbatti la temperatura immergendo la pentola in acqua e ghiaccio.
Lascia raffreddare qualche ora in frigo (o meglio tutta la notte) poi aggiungi come addensanste la farina di semi di carrube (l'ho trovata nel negozio del biologico),  frulla con un minipimer e metti in gelatiera per circa 20 minuti. Poi riponi in freezer qualche ora a solidificare.


Gelato alle arachidi





sabato 24 giugno 2017

Il nocino secondo Pellegrino

Sono anni che voglio scrivere questo articolo.
Basti pensare che le foto delle noci nel loro mallo verde sono di tre anni fa.
Che sia la volta buona, questa?

Il 24 giugno è San Giovanni, che di Firenze è il Patrono.
Tradizione vuole, che in questa giornata di festa venga disputata la partita finale del calcio storico fiorentino, giocato dalle rappresentative dei quattro storici rioni di Firenze, ognuna di un colore diverso (Bianchi, Verdi, Rossi e Azzurri).
Tradizione vuole anche che stasera  Firenze venga illuminata dai fuochi d'artificio, lanciati dalla collina dove si trova piazzale Michelangelo, famosissimo perchè da qui si gode una delle più belle viste di Firenze.
E tradizione vuole che la città (turisti e fiorentini) si fermi per godere lo spettacolo riflesso sull'Arno e rimanga incantata con il naso all'insù.

Tradizione vuole anche che per San Giovanni si raccolgano le noci.
Sono verdi.
Non sono pronte per essere gustate: il mallo verde riveste un frutto acerbo e dal sapore amaro e allappante in cui il guscio non si è ancora formato.
Ma è questa, da tradizione, la notte giusta per recuperare quei frutti acerbi che andranno a fare il nocino: un liquore digestivo amaro e molto aromatico di cui parla perfino Artusi, secondo cui è grato di sapore ed esercita un'azione stomatica e tonica.


Nocino

Quel Pellegrino Artusi a cui oggi il Calendario del Cibo Italiano dedica la giornata e che celebra con ricette tratte dal suo intramontabile 'La Scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene'.
Calendario del cibo italiano
Io ne ho una copia che mi ha regalato la mamma. E' la 95° ristampa integrale dell'edizione originale. La copertina è un po' sciupacchiata, è stata stampata prima che io venissi al mondo e all'epoca costava 1200 lire. Ma le pagine ci sono tutte e le ricette pure.

A leggerle ora, spesso fanno sorridere. Pellegrino, uomo del 1800, aveva un modo di scrivere completamente diverso da quello di oggi e le sue indicazioni sembrano a volte superficiali ed espresse in modo buffo. Ma sono comunque attuali: il suo volume è un patrimonio gastronomico e socio-culturale che non deve andare perduto.

Per questo, e per ricordarlo con una ricetta in qualche modo legata alla giornata del patrono di quella Firenze dove visse nella seconda parte della sua vita, vi riporto la sua ricetta originale.
L'italiano, come tutte le lingue vive, si evolve ma la bontà delle sue ricette rimane immutata.

E poi ditemi se non fa sorridere anche voi!


Noci verdi


Ricetta n 750 -  NOCINO

Noci (col mallo) n. 30
Spirito, litri uno e mezzo
Zucchero in polvere, grammi 750  (per me semolato)
Cannella regina tritata, grammi 2 (io un pezzetto di stecca)
Chiodi di garofano interi, 10 di numero
Acqua, decilitri 4
 La corteccia di un limone di giardino a pezzetti (per me la scorza di un limone bio)

Tagliate le noci in quattro spicchi e mettetele in infusione con tutti i suddetti ingredienti in una damigiana od un fiasco della capacità di quattro o cinque litri. Chiudetelo bene e tenetelo per quaranta giorni in luogo caldo, scuotendo a quando a quando il vaso.
Colatelo da un pannolino e poi, per averlo ben chiaro, passatelo per cotone o per carta, ma qualche giorno prima assaggiatelo, perché se vi paresse troppo spiritoso, potete aggiungervi un bicchier d'acqua.



Ne gradite un goccetto?

sabato 17 giugno 2017

La pappa con il pomodoro come si fa a Firenze

Fiorentina dalla nascita.
Cresciuta con il pane sciapo. Quello senza sale.
L'unico che si può usare per fare la panzanella.
L'unico che si può usare per fare la ribollita.
E di questa stagione, l'unico che si può usare per fare la pappa al pomodoro.

Quando sono andata via di casa, la mamma (fiorentina d'adozione) mi ha regalato Il libro della vera cucina fiorentina di Paolo Petroni, per scoprire i trucchi, i segreti e le ricette della tradizione.
Per me è una bibbia, a cui attingo quando ho qualche dubbio e che consulto quando voglio provare qualche nuova ricetta e conoscerne anche gli aneddoti.

Pappa al pomodoro

Quando l'ho aperto, per ricercare la ricetta della pappa al pomodoro, che oggi viene celebrata nel Calendario del Cibo Italiano, le labbra mi si sono aperte in un sorriso: il segnalibro (la carta di una vecchia bustina di lievito) stava tenendo il segno proprio su questa ricetta!

Calendario del cibo italiano

E' il destino che chiama.

La pappa al pomodoro è una ricetta della tradizione popolare e come accade sempre in queste circostanze, le varianti sono moltissime. Chi usa l'aglio, chi il porro, chi mette tutti gli ingredienti a freddo e li fa poi bollire tutti insieme, chi invece butta nel brodo i pomodori già cotti e passati al setaccio.
In ogni caso, quel che è più importante, è l'uso del pane toscano su cui tutti concordano e l'uso di pomodori maturi, preferibilmente quelli costoluti di razza fiorentina, che sono comunque diffusi in tutta la Toscana, a dispetto del nome.

Pappa al pomodoro

Pappa al pomodoro
per 4 persone

300 g di pane toscano (meglio se un po' raffermo)
500 g di pomodori fiorentini maturi
un porro medio
basilico
peperoncino
un litro di brodo
olio extravergine di oliva
sale e pepe


Fate rosolare in 6 cucchiai di olio, un battuto fine di porro e peperoncino.
Togliete la buccia ai pomodori, tagliateli a pezzi ed aggiungeteli al battuto, con abbondante basilico tritato.
Dopo cinque minuti dal bollore, aggiungete tutto il brodo. Salate e quando riprende il bollore, unite il pane tagliato a fette sottili. Lasciate cuocere ancora cinque minuti, dopodichè togliete il tegame dal fuoco e tenetelo coperto un'ora.
Prima di servire con un mestolo, rimestate bene tutti gli ingredienti.
Potete mangiare la pappa cala, tiepida oppure fredda e poi riscaldata.
Servitela sempre con una C di olio a crudo.
Mai, categoricamente, con il formaggio!

Pappa al pomodoro


E.... Viva La pappa, col po-po po-po po-po pomodoro!

mercoledì 14 giugno 2017

Mango a dirlo, il sorbetto

L'estate sta arrivando... ma prima di lei, come sempre, esplode un caldo irrespirabile (almeno dalle mie parti).
Così, nonostante quest'anno la sempre sia lodata aria condizionata sia stata installata anche in cucina, la voglia di accendere i fornelli sta inizando a calare, in modo inversamente proporzionale alla temperatura esterna: più fa caldo e meno sto in cucina (pardon, ai fornelli accesi).
E' il periodo giusto per farsi una fresca insalata e per concludere in bellezza, indugiare con un buon gelato.
Oppure un sorbetto.
Senza bisogno di avere una gelatiera (che tra l'altro è recentemente arrivata ad occupare l'ultimo angolino rimasto nello scaffale del ripostiglio).

Sorbetto al mango

Il trucco che ho usato è la meringa francese, che non si cristallizza in freezer perché trattiene tra le sue maglie quelle bollicine d'aria che consentono di avere un dessert che non è un pezzo di ghiaccio.
L'importante è che le uova siano freschissime, in alternativa potete preparare la meringa italiana, usando uno sciroppo di acqua e zucchero, da portare a 120° e poi versare a filo mentre la planetaria è in funzione.
La ricetta è semplicissima. Meringa e purea di frutta.
In questo caso, manco a dirlo, ho preparato un sorbetto al … mango.


Sorbetto al mango

Sorbetto al mango

300 g di polpa di mango, al netto degli scarti
100 g di albumi freschissimi
100 g di zucchero semolato
mezzo cucchiaino di succo di limone

Preparate la meringa francese:
Togliete gli albumi dal frigo e attendete che tornino a temperatura ambiente. Iniziate a montare gli albumi con la frusta, a media velocità fino a quando cominciano a fare un po' di schiuma. Considerate che le meringhe arrivano fino a 8 volte il loro volume iniziale: aggiungete lo zucchero, a pioggia, quando l'albume è aumentato di 4 volte.
Continuate a montare fino a che la meringa diventa lucida e liscia e se ne alzate un po' con un cucchiaio, si forma una punta a becco.

Pulite il mango, ricavandone 300 g di polpa. Frullatela ed aggiungete via via la meringa, con movimenti delicati dall'alto verso il basso per non smontarla.
Riponete la miscela in un contenitore di vetro, basso e largo in freezer per almeno 4 ore.
Per fare una 'porca' figura, serviteli in calici con una bella cannuccia colorata (oppure con una 'hannuccia 'holoratha' se siete a Firenze)!

Sorbetto al mango